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La guerra nel Golfo blocca anche l’alluminio per le case automobilistiche

La guerra nel golfo Persico sta colpendo anche i produttori di alluminio e, con loro, le case automobilistiche che utilizzano questo metallo. L'Europa e (soprattutto) il Giappone importano grandi quantità di alluminio dal Medioriente e potrebbero faticare a trovare delle alternative.

A essere stati colpiti dalla guerra nel golfo Persico non solo solo gli esportatori di idrocarburi e di sostanze chimiche ma anche i produttori di alluminio, un metallo utilizzatissimo in pressoché ogni settore dell’economia reale, dall’industria degli imballaggi alla manifattura degli smartphone, fino alla costruzione di aerei e veicoli. Alcuni produttori di peso del Medioriente, come la società bahreinita Aluminium Bahrain e la qatariota Qatalum, hanno dovuto ridurre l’output. E diverse case automobilistiche occidentali e asiatiche stanno già avendo problemi con gli approvvigionamenti: se la crisi non rientrerà, entro giugno o luglio potrebbero dover rallentare o addirittura fermare i loro stabilimenti.

TRA LE CASE AUTOMOBILISTICHE SI DIFFONDE IL PANIC BUYING DI ALLUMINIO

Nel settore dell’automotive è già partito il panic buying, la corsa agli acquisti dettata dalla paura di rimanere senza materiale. Alcuni costruttori automobilistici temono infatti che le loro scorte di alluminio possano esaurirsi nel giro di qualche mese: se il conflitto – iniziato quattro settimane fa – dovesse proseguire ancora a lungo, le conseguenze sulla produzione di veicoli potrebbero insomma essere gravi.

Una casa automobilistica sentita dal Financial Times, che non ne ha rivelato l’identità, ha detto allora di stare cercando di utilizzare quanto più possibile i rottami in alluminio, anziché il metallo primario. Alcuni costruttori giapponesi, invece, starebbero valutando di riprendere gli acquisti dalla Russia, in mancanza di alternative. L’amministratore delegato di Toyota, Koji Sato, ha fatto notare che il Giappone è dipendente dal Medioriente per le forniture di alluminio.

QUANTO PESA IL GOLFO PERSICO NEL MERCATO MONDIALE DELL’ALLUMINIO

Non solo il Giappone, in verità, ma anche gli Stati Uniti e i paesi europei importano grandi volumi di alluminio dalla regione del Golfo, che vale quasi il 10 per cento della produzione mondiale di questo metallo raffinato. L’esposizione nipponica, tuttavia, è effettivamente molto più alta di quella europea: il 25 per cento delle importazioni di alluminio del Giappone arrivano dal golfo Persico, contro il 14 per cento dell’Europa.

“È molto difficile compensare l’intero volume perso dal Medio Oriente. Si tratta di una catena di approvvigionamento molto delicata”, ha detto al Financial Times il dirigente di una società giapponese che fornisce componenti alle case automobilistiche. Senza contare che l’aumento dei prezzi del gas naturale, e di conseguenza dell’elettricità – un’altra conseguenza della guerra nel golfo Persico -, potrebbe costringere anche le fonderie di alluminio situate in altre aree del mondo a ridurre la produzione.

La produzione di alluminio consuma moltissima energia, al punto che il metallo viene soprannominato “elettricità solida”: per ottenere una tonnellata di alluminio si utilizza infatti la stessa elettricità consumata in un anno da cinque abitazioni in Germania.

TRA RINCARI E CARENZE

I prezzi dell’alluminio sulla London Metal Exchange sono cresciuti fino al 12 per cento con lo scoppio della guerra. I giapponesi, invece, parlano di aumenti del 30-40 per cento.

C’è già carenza di alcune particolari tipologie di prodotti in alluminio, come le leghe utilizzate nella produzione di ruote e i blocchi. Un operatore del settore ha spiegato al Financial Times che le case automobilistiche europee sono particolarmente vulnerabili perché devono rispettare delle specifiche tecniche particolarmente rigorose, quindi potrebbero impiegare fino a diciotto mesi per selezionare un fornitore alternativo di questi prodotti.

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