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Dove andrà il cancelliere tedesco Scholz a caccia di forniture energetiche

Bollette

Non basteranno le forniture di Usa, Canada, Norvegia e Olanda a sostituire i flussi dei Nord Stream 1 e 2 che avrebbero dovuto illuminare il presente e il futuro della Germania. E allora Scholz si mette a caccia di nuovi fornitori

 

Un viaggio stretto di due giorni è un po’ troppo poco per poterlo incoronare Olaf d’Arabia. Ma il giro che questo fine settimana porterà il cancelliere tedesco in tre paesi del Golfo è un segnale di come stia cambiando l’orizzonte strategico della Germania in campo energetico.

Alle staffette con Mosca di Gerhard Schröder, cui Angela Merkel aveva di fatto appaltato la sicurezza energetica della prima economia europea basata su gas a basso costo, si sostituisce la spola con emirati e regni arabi. Le tappe sono fissate in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Il primo problema è che, come nel caso della Russia, non parliamo esattamente di democrazie.

Ma a non guardare troppo il pelo nell’uovo, nonostante le solite dichiarazioni di principio che animano la politica tedesca, sono proprio gli istituti economici e di politica internazionale che animano il dibattito intellettuale in Germania. Dall’Ifo di Monaco fino al Consiglio dei saggi professori che affianca governo e parlamento sulle questioni economiche la linea suggerita è quella di non legarsi più a un solo fornitore, ma anche di non restringere l’orizzonte alle sole democrazie amiche, perché neppure questo sarà sufficiente a soddisfare la sete di energia dell’industria e della società tedesca.

In parole semplici, non basteranno le forniture di gas liquefatto o meno dagli Stati Uniti e dal Canada, dalla Norvegia e dall’Olanda, a sostituire i flussi dei Nord Stream 1 e 2 che avrebbero dovuto illuminare il presente e il futuro della Germania, lanciata idealisticamente verso la terra promessa dell’energia pulita e rinnovabile. Toccherà di nuovo mettersi nelle mani di Stati autocratici, l’importante – suggeriscono le teste d’uovo tedesche – è che siano più d’uno.

Così, dopo aver tastato il polso delle autocrazie centro-asiatiche, ora Scholz si mette in volo verso il Golfo. Con il Qatar sono in corso trattative molto importanti a livello bilaterale per forniture di gas naturale liquefatto, mentre con Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti i colloqui verteranno più su petrolio e gas nel breve termine e sulle rinnovabili, in particolar modo idrogeno blu e verde, nel lungo periodo. Berlino chiede ai due paesi anche un aiuto per calmierare i prezzi.

Ma è sul Qatar che si accentra l’attenzione principale, tanto più che il Paese che ospiterà da qui a qualche settimana il primo mondiale di calcio in terre arabe è al centro di continui e puntuali servizi critici delle tv pubbliche tedesche sui diritti civili negati e sui metodi molto poco rispettosi dei diritti dei lavoratori con cui sono stati edificati stadi e infrastrutture per l’evento. Tutta pubblicità negativa che la permalosa ambasciata qatarina a Berlino non avrà mancato di annotare.

Rompere il ghiaccio fra Berlino e Doha era toccato per paradosso al ministro dell’Economia verde Robert Habeck, per anni abituato a martellare sulla violazione dei diritti civili e democratici da parte dei sistemi totalitari. Ma il tesoretto di credibilità conquistato in anni di solitaria opposizione alla dipendenza energetica dalla Russia e ai gasdotti realizzati verso est è evaporato al primo banco di prova della nuova crisi. A marzo Habeck si era precipitato in Qatar per aprire la strada a nuovi accordi per il gas liquefatto, con il biglietto di presentazione degli americani.

Le trattative, però, si sono protratte sino ad ora, perché l’emirato vorrebbe chiudere contratti a lunga scadenza, almeno ventennali, mentre il ministro ecologista non vuol venir meno agli obiettivi di medio periodo della transizione energetica e considera il ricorso alle fonti fossili (gas, carbone) solo una fastidiosa parentesi, necessaria a tamponare l’emergenza delle forniture russe.

Dopo mesi di tira e molla, l’accordo sembrerebbe più vicino. L’agenzia Reuters ha raccolto indiscrezioni fra persone a conoscenza delle trattative, secondo le quali “le aziende energetiche tedesche RWE e Uniper sono vicine alla stipula di accordi a lungo termine per l’acquisto di gas naturale liquefatto (GNL) dal progetto North Field Expansion del Qatar per sostituire il gas russo”.

I colloqui tra Germania e Qatar sono stati irti di divergenze su condizioni chiave come la durata dei contratti e i prezzi – ha aggiunto Reuters – ma le fonti industriali, che hanno rifiutato di essere nominate, hanno confermato che le parti dovrebbero raggiungere presto un compromesso. Nello specifico, la Germania era riluttante a impegnarsi in accordi per almeno 20 anni e voleva anche legami con i prezzi di riferimento olandesi del gas, piuttosto che del petrolio. Una delle fonti citate da Reuters ha affermato che i colloqui sono ora più costruttivi rispetto a qualche mese fa. Un’altra fonte ha affermato che è probabile che le utility concordino accordi di 15 anni, mentre una terza fonte ha detto che un accordo potrebbe essere raggiunto entro poche settimane.

Molto probabile dunque che la visita del cancelliere serva anche a consolidare la trattativa, forse a darle il sigillo finale. La Germania mira a sostituire tutte le importazioni di energia russa entro la metà del 2024 ma, sebbene gli accordi di fornitura con il Qatar si stiano incanalando nella giusta direzione, non offrirebbero comunque – secondo gli osservatori – una soluzione imminente alla crisi energetica di Berlino, poiché il vasto progetto North Field Expansion non dovrebbe entrare in funzione prima del 2026. Dal lato tedesco, i primi due rigassificatori galleggianti potrebbero entrare in attività entro la fine di quest’anno o all’inizio del prossimo, poi a seguire e fino al 2024 dovrebbero esserne inaugurati altri tre, forse quattro. Bisognerà quindi attendere almeno due anni, se tutto andrà bene, perché la Germania possa disporre di una rete di rigassificatori a pieno regime.

L’opposizione, intanto, incalza il cancelliere in partenza. Il vicepresidente del gruppo parlamentare Cdu/Csu, Jens Spahn, ha auspicato progressi concreti in Qatar negli sforzi per garantire le forniture di gas. Intervistato dall’agenzia di stampa dpa, Spahn ha ironizzato: “Non serve un altro inchino per ottenere nulla, abbiamo bisogno di impegni e tempi di consegna concreti”. L’ex ministro della Sanità ha sottolineato come gli alti prezzi dell’energia rappresentino un enorme onere per le imprese e per i cittadini: “Per questo è giusto che il governo cerchi di trovare alternative al gas russo, ma resta da vedere se in Qatar il cancelliere potrà avere più successo del suo ministro dell’Economia. Intanto ha già smorzato le aspettative”.

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