Mobilità

Fca, Gm, Toyota, Ford. Chi sbanda di più per il mercato fiacco delle auto

di

Hannover

Il settore auto in America è nuovamente in recessione. Ecco fatti, numeri e scenari su Fca, Gm, Toyota, Ford e non solo

 

Il settore auto in America è nuovamente in recessione. Lo scrive Bloomberg, analizzando numeri e tendenze che non lanciano certamente segnali positivi per lo stato di salute dell’economia globale.

COME SBANDA IL MERCATO AUTO

Malgrado l’economia americana galoppi, con la disoccupazione ai minimi storici e il calo del prezzo del carburante, l’industria americana dell’auto frena. Le fabbriche chiudono, piovono tagli e i licenziamenti riguardano migliaia di lavoratori.

A farne le spese è sempre Detroit, capitale statunitense dell’automotive e già travolta in anni recenti da una crisi del settore.

LA CRISI DELLE BERLINE

Secondo Bloomberg, parte delle ragioni sta nel crollo della domanda di berline, che appena sei anni fa rappresentavano il 50% del mercato. «Fra i consumatori c’è stato un esodo di massa vero i suv, e le vendite di berline famigliari come Honda Accord e Ford Fusion hanno registrato un calo del 30% nel 2018». Le previsioni dicono che questa tipologia di vettura vedrà ridursi il suo segmento di mercato fino al 21,5% nel 2025.

Una circostanza particolarmente grave per Detroit, che dopo l’iniziale esplosione del suv, in seguito all’aumento del prezzo dei carburanti registrato una decina di anni fa, ha puntato molto sul ritorno ai modelli di berlina tradizionale. Ma, ora che la benzina costa nuovamente poco e si assiste al ritorno di fiamma dei suv, l’industria americana si trova costretta a riconvertirsi nuovamente. Il problema è grave: si stima infatti che verranno prodotti circa 3 milioni di veicoli in eccesso rispetto alle richieste di mercato.

CHE COSA SUCCEDE A GENERAL MOTORS, TOYOTA E FCA

Fra le aziende più a rischio c’è General Motors. Il colosso di Detroit prevede profitti al di sopra delle aspettative, e tuttavia, rileva Bloomberg, «a ben guardare il maggior contributo alle rosee previsioni sono i tagli ai costi, che comprendono la chiusura di cinque stabilimenti in Nord America». Ciò potrebbe influire direttamente su 20mila lavoratori, escluso l’indotto.

Ciascuna casa sta reagendo a modo suo. Toyota si dichiara intenzionata a non smobilitare dal mercato delle berline. Fca invece ha anticipato quella che Bloomberg definisce «la spirale mortale delle berline» e ha puntato molto sui suv Jeep, da Grand Cherokee a nuovi modelli come Gladiator.

IN EUROPA

In Europa le cose potrebbero non andare molto meglio. Alcune grandi case hanno già annunciato pesanti tagli: parliamo in particolare di Ford e Jaguar Land Rover.

La prima, stando ai rumors, potrebbe uscire dal segmento dei multivan e unire i quartieri generali di Ford UK e Ford Credit a Dunton, in Inghilterra. La britannica Jaguar Land Rover, invece, ha annunciato 4500 licenziamenti, pari al 10% della suo personale.

Il settore auto arranca però in tutto il Vecchio Continente. Secondo le recenti stime dell’Istat, in Italia la produzione è calata del 19% in un anno. In Germania, in Francia e Spagna la produzione industriale (in generale) è scesa su base mensile rispettivamente dell’1,9%, 1,3%, e 1,5%.

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