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Ev Electra

EV Electra produrrà auto elettriche in Italia? Ecco cosa sappiamo

Jihad Mohammad, l'istrionico Ceo palestinese della startup EV Electra, promette di aprire una fabbrica in Italia per le sue auto elettriche di fascia alta. Ma i dubbi sulla tenuta del piano non mancano e i progetti naufragati di Silk-Faw e Italvolt invitano alla cautela

Forse è troppo presto per dire che l’Italia ha trovato il suo campione estero che produca, all’interno dei propri confini, auto elettriche. Ma la notizia dell’arrivo della startup libanese EV Electra è comunque un segnale positivo, il solo in un panorama sempre più asfittico.

LA DESOLANTE SITUAZIONE ITALIANA

Com’è noto, infatti, il governo è alla disperata ricerca di un colosso dell’auto che impianti in Italia le proprie gigafactory. Il nostro Paese risulta infatti sempre più in ritardo nella transizione ecologica del settore dell’automotive anche rispetto ai propri vicini di casa (questa, per esempio, la situazione in Francia). E, come se tutto ciò non bastasse, il disimpegno di Stellantis per ciò che concerne i siti produttivi italiani s’è fatto via via allarmante.

Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, accogliendo le richieste dei sindacati, ha fissato in un milione e trecentomila vetture la produzione annua da raggiungere per non avere ripercussioni sull’intera industria dell’auto italiana, filiera inclusa. E il Gruppo guidato da Carlos Tavares, è noto, al momento è parecchio lontano da quell’obiettivo e non sembra nemmeno intenzionato a raggiungere quota un milione se l’esecutivo in cambio non concederà incentivi e sgravi.

COS’È E COSA FA EV ELECTRA

In tutto questo, si diceva, viene accolta positivamente l’ipotesi dell’arrivo della startup EV Electra che, come il nome lascia intuire, è concentrata sulla produzione di auto elettriche. Attualmente è impegnata coi i modelli del brand Quds cioè le due sportive Rise e Nostrum e la berlina Capital ES.

Si tratta di una realtà tutto sommato giovane, fondata nel 2017, che al contrario di molte altre nate nel medesimo periodo, sembra essere riuscita a superare le insidie della pandemia, dell’assenza dei chip e delle ondate inflazionistiche, aprendo filiali in Canada, Germania e Paesi Bassi.

Di EV Electra s’è parlato recentemente, quando ha annunciato anche la firma di una lettera di intenti per una fusione con la statunitense DrazCanna (una startup dalla attività tutt’altro che chiara) che porterà l’integrazione delle azioni in circolazione di EV Electra con quelle DrazCanna.

Ma soprattutto se ne è parlato quando ha acquisito ciò che restava della svedese Saab a seguito del fallimento avvenuto nel 2012 (a eccezione del marchio, però, proprietà del Gruppo omonimo che opera nel settore militare, aeronautico e navale) con la promessa di tornare a sfornare automobili – ovvero la Emily GT di Saab – in quel di Trollhättan.

LA EMILY GT

Nel frattempo EV Electra intende sfornare i primi modelli di Emily GT in uno stabilimento in Turchia, in attesa della riapertura e del riammodernamento della linea di produzione a Trollhättan. La Emily GT è una berlina elettrica di fascia alta, potenziale rivale della Model S di Tesla, che sorprende in quanto promette di avere 1.000 km di autonomia.

L’EREDITÀ DI SAAB

È stata sviluppata dagli ingegneri della storica Casa svedese durante il lungo periodo di ‘congelamento’ dell’attività di Nevs (National Electric Vehicle Sweden, creata dopo il fallimento della Saab) da parte del proprietario cinese Evergrande Nevs.

E ora, appunto, l’arrivo in Italia. L’annuncio è stato dato su LinkedIn dallo stesso Ceo, il palestinese Jihad M. Mohammad, che per la verità usa i social in modo ben poco istituzionale, un po’ alla Elon Musk, per esempio dando dell’idiota (ed è il passaggio riportabile) a tutti coloro che avanzano dubbi sulla posizione di EV Electra e sulla bontà del suo piano finanziario.

Le sue sparate insomma sono all’ordine del giorno, dunque i piani per un reale arrivo del marchio in Italia, con relativa gigafactory, sono ancora tutti da verificare. E il nostro Paese è già stato illuso più e più volte nel recente passato, basti pensare al fallimento delle ipotesi di Silk-Faw e Italvolt.

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