Mobilità

Enav, ecco come decollano le turbolenze sindacali

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Fatti e polemiche in Enav, la società controllata dal Tesoro che gestisce il traffico aereo in Italia

Ancora subbugli in casa Enav, società partecipata al 53,28 per cento dal ministero dell’Economia e quotata in borsa da luglio del 2016, che gestisce il traffico aereo in Italia.

Dopo la richiesta del governo, di fermare il piano industriale dell’azienda, scongiurando (almeno per il momento) esodo e trasferimento di personale, nelle scorse ore i sindacati sono tornati all’attacco, denunciando una situazione critica negli stabilimenti operativi destinata “a divenire insostenibile con l’avvento dell’estate” a causa della mancanza di personale. Andiamo per gradi.

MANCA PERSONALE

“La convocazione aziendale odierna doveva essere l’ultimo atto utile alla firma di un accordo che risolvesse le gravi criticità già presenti nelle sale di tutti gli impianti operativi”, scrivono in un comunicato congiunto Ugl-Federazione nazionale trasporto aereo, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ultratrasporti e Unica. “L’aumento del traffico e la contestuale riduzione del personale rendono infatti drammatica l’attuale situazione operativa che rischia di aggravarsi”.

LA SELEZIONE DEL PERSONALE FISO

Si è conclusa quasi con un nulla di fatto, infatti, anche la recente selezione di personale FISO (Operatore Servizio Informazioni Volo): “il 70% dei candidati è risultato non idoneo ad un iter selettivo probabilmente poco aderente alle reali necessità operative”, denunciano i sindacati indirizzando la critica ai vertici della società guidata dall’ad, Roberta Neri (qui l’approfondimento di Start sulla posizione e gli avvicendamenti) e presieduta da Nicola Maione (chi è il nuovo presidente nominato dal governo Conte e vicino al premier).

ACCORDI COMPROMESSI

Le premesse dunque fanno pensare che, l’accordo preso in sede ministeriale sulla necessità di nuove assunzioni non venga rispettato da Enav.

“L’accordo firmato in sede ministeriale nel luglio scorso, che prevedeva l’assunzione di 80 unità entro il 2019 e rappresentava la condizione imprescindibile per fronteggiare quella che doveva essere l’ultima estate in condizioni di emergenza, risulta seriamente compromesso” scrivono i sindacati, sottolineando come “la gestione inadeguata del management di ENAV rischia ancora una volta di vanificare il lavoro e l’impegno quotidiano che le organizzazioni sindacali mettono in campo a tutela dei lavoratori e dei processi aziendali”. L’azienda “continua a non investire in quello che rappresenta l’unico asset realmente strategico: i propri dipendenti”, secondo i sindacati del settore.

UN’ESTATE DIFFICILE

“Quella in arrivo sarà l’estate più impegnativa nella storia del controllo del traffico aereo e ad oggi non sono stati ancora individuati gli strumenti idonei a garantire adeguate condizioni di lavoro e di tutela dei colleghi che quotidianamente svolgono la propria attività con professionalità e dedizione”, si legge ancora nel comunicato. “Non siamo disposti ad accettare compromessi che costringano il personale a dover gestire criticità derivanti dall’incapacità di Enav di programmare ed organizzare in modo serio ed efficace le attività aziendali c siamo pronti ad utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione affinché si trovino soluzioni che risolvano in modo definitivo ed organico le problematiche esistenti”.

LA GRANDE PREOCCUPAZIONE: IL PIANO IDUSTRIALE

Quella delle nuove assunzioni per far fronte all’aumento del traffico aereo in concomitanza con l’estate è solo uno dei problemi che ci sono in casa Enav.

La gestione manageriale della società, infatti, non piace a sindacati e governo. A preoccupare, come si legge in un articolo di Start, è il piano quadriennale dell’azienda che, tra le altre cose, prevede il trasferimento delle attività svolte nei due impianti di Brindisi e Padova rispettivamente a Roma e Milano. La cosa, ovviamente, avrebbe un impatto diretto su circa un centinaio di controllori di volo, con riprofessionalizzazione di alcune figure, indennizzi e incentivi all’esodo e trasferimenti.

LA RICHIESTA DEL GOVERNO

Il ministero dei trasporti ha chiesto alla società che gestisce il traffico aereo di “sospendere temporaneamente l’attuazione del piano industriale”. Il dicastero “si rende garante delle necessità espresse dalle organizzazioni sindacali e confermate dall’azienda di sospendere temporaneamente l’attuazione del piano industriale, dei suoi effetti e di tutte le attività e le implementazioni riconducibili allo stesso piano al fine di consentire alle parti il raggiungimento di un’intesa complessiva”.

LA POSTA IN GIOCO

Il vero nodo del contendere si evince da una recente analisi del Sole 24 Ore sul piano di Enav: “Il nuovo modello operativo, cui la società punta, prevede anche il consolidamento delle aree di controllo in cui è diviso il nostro spazio aereo. Queste attualmente sono quattro: Milano, Roma, Padova e Brindisi. Entro il 2022 Brindisi verrà consolidata con la Capitale; poi sarà la volta di Padova con Milano (oltre la fine del piano). La razionalizzazione riguarderà l’attività di rotta oltre che quella cosiddetta di avvicinamento agli aeroporti. Non solo. Le sedi di Brindisi e di Padova diverranno, a loro volta, gli hub per la gestione in remoto dell’attività di terminale in diversi scali. Si tratta di un progetto che, sfruttando la stessa innovazione tecnologica, vuole, nelle intenzioni di Enav, realizzare un’infrastruttura più efficiente e flessibile anche a fronte della prevista crescita del traffico aereo”.

I CONTI DI ENAV

I problemi non sembrano, per ora, riflettersi sul bilancio della società. Enav, infatti, ha chiuso il 2018 con un utile netto consolidato a 114,4 milioni di euro, in aumento del 12,7% rispetto al 2017, un Ebitda consolidato a 297,4 milioni (+4,9%) e ricavi consolidati a 889,7 milioni (+0,9%). La società ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,1998 euro per azione (+7%), in linea con la dividend policy.

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