Mobilità, Mobilità elettrica

Dieselgate, anche Mercedes avrebbe truccato emissioni

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Mercedes avrebbe truccato emissioni di un milione di vetture diesel, tra cui Classe C, Classe E e Classe R.

Lo scandalo dieselgate non trova fine. E se tutto è iniziato da Volkswagen, ora ad essere sotto inchiesta per aver truccato le emissioni ci sono anche Fca, Renualt. Alla lista si aggiunge, da oggi, anche Mercedes: secondo le indiscrezioni di Sueddeutsche Zeitung, sarebbero oltre un milione le auto della compagnia coinvilte dalle manipolazioni sui dati delle emissioni di gas inquinanti.

L’infinito scandalo, comunque, sembra aver generato qualcosa di positivo: la corsa all’auto elettrica. Ma andiamo per gradi.

Le accuse a Mercedes

Secondo le indiscrezioni di Süddeutsche Zeitung, il Gruppo Daimler avrebbe manipolato due tipi di motori (OM 642 a 6 cilindri e OM 651 a quattro cilindri) per truffare sulle emissioni e farle sembrare meno inquinanti ai controlli delle autorità tedesche. “L’impresa avrebbe venduto per circa un decennio – dal 2008 al 2016 – auto con un alto valore non consentito di produzione di sostanze inquinanti in Europa e negli Usa”, scrive Süddeutsche Zeitung.

Si tratterebbe di un sistema simile a quello utilizzato da Volkswagen e sarebbe stato installato su circa 1 milione di vetture diesel, tra cui Classe C, Classe E e Classe R.

Il colosso di Stoccarda è dunque finito sotto inchiesta per la vicenda e i documenti dell’indagine avviata a maggiom dopo le perquisizioni in uffici di Daimler: ad essere indagati sarebbero alcuni dipendenti del Gruppo, ma non membri del board.

Non solo Daimler

Tutto è iniziato con Volkswagen. A settembre 2015, la US Environmental Protection Agency denunciava il Gruppo Volkswagen per l’utilizzo di un “defeat device” nei motori motori diesel. Le auto del brand tedesco, dunque, producevano emissioni ben più alte rispetto a quelle legalmente consentite dai regolamenti federali e statali americani, ma riuscivano a superare i test grazie a un dispositivo che riconosceva quando l’auto era in prova dalle autorità.

Dopo mesi di indagini e di accese polemiche intorno alla questione, Volkswagen a marzo 2017 si è dichiarata colpevole davanti alla giustizia americana di frode e costruzione alla giustizia.L’ammissione di colpa non stupisce. Tutto era già previsto nell’accordo raggiunto in gennaio 2017: la casa tedesca si sarebbe dichiarata colpevole e si sarebbe impegnate a pagare 4,3 miliardi di dollari in sanzioni civili e penali.

Sotto la lente di ingrandimento delle autorità Americane è finita anche l’italiana Fca, con l’accusa rivolta alla casa nostrana è di aver truccato le emissioni di 104mila veicoli diesel (Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram prodotti nel 2014-2016). Ad indagare sulla questione sono l’Epa, l’Agenzia ambientale americana, e il Dipartimento di Giustizia Usa.

L’indagine avviata dal Dipartimento di Giustizia apre nuovi scenari per le possibili conseguenze per Fca. Se fino ad ora, infatti, il rischio era quello di una multa Epa fino a 4,6 miliardi di dollari, ora se la casa automobilistica dovesse risultare colpevole potrebbero esserci anche conseguenze penali.

fcaAnche i magistrati francesi avrebbero aperto ufficialmente un’inchiesta nei confronti di Fca, sempre in merito alla manipolazione delle emissioni delle auto. Già a febbraio 2017 l’azienda era finita sotto i riflettori dell’autorità antifrode di Parigi, che aveva poi trasmesso le sue conclusioni al tribunale di Parigi.

FCA , però, continua a respingere le accuse e sostiene che i suoi veicoli diesel sono pienamente conformi alle norme in materia di emissioni, come confermato dalla sola Autorità competente riguardo alle omologazioni di FCA, il Ministero Italiano dei Trasporti.

 

E’ finita sotto accusa anche Renault. Secondo un rapporto confidenziale della Direzione generale della concorrenza, del consumo e controllo delle frodi francese, infatti, la casa automobilistica sarebbe accusata di “strategia fraudolente” per aver sistematicamente falsato, per gli ultimi 25 anni, le prove sulle emissioni inquinanti dei suoi motori.

Nel documento di accusa si sostiene che “Renault sta ingannando i consumatori in materia di controlli tra cui controllo regolamentare l’approvazione delle emissioni di sostanze inquinanti”. Vi sarebbero, infatti, “differenze significative tra le prestazioni di alcuni motori Renault durante i test di laboratorio e quando usato in condizioni reali”.

La casa automobilistica avrebbe installato “un dispositivo fraudolento che modifica in particolare il funzionamento del motore per ridurre le emissioni di NOx (ossidi di azoto) in condizioni specifiche della prova di omologazione”, ingannando le autorità fin dal 1990.

Sarebbero coinvolti nello scandalo ben 900 mila autovetture, anche se non si conoscono con certezza i modelli. Come Fca, anche Renault avrebbe respinto le accuse.

La corsa all’auto elettrica

Se da una parte, lo scandalo dieselgate ha fatto innescare nuove inchieste, dall’altra come accennavamo ha cambiato radicalmente il mercato dell’auto, spingendo le principali case automobilistiche europee a virare sull’auto elettrica.

Negli ultimi mesi sono aumentati i progetti in tal senso. Partiamo proprio da VolksWagen, che prova a riabilitarsi sul mercato puntando all’auto a batteria. Secondo il piano strategico “Together – Strategy 2025”, la casa dovrebbe lanciare entro il 2025, 30 nuovi modelli di auto elettriche.

auto elettricaAnche Mercedes-Benz, protagonista del nuovo scandalo dieselgate, prepara l’offensiva per scendere in campo, in modo deciso, nel settore. Nei mesi scorsi è stato raggiunto un accordo quadro per il processo di modernizzazione dello storico stabilimento di Untertürkheim, centro di riferimento per la rete di produzione powertrain. Azienda e Consiglio di fabbrica assicureranno una costante crescita della produzione di motori tradizionali e, allo stesso tempo, intendono prepararsi alle future sfide dell’elettromobilità.

E mentre Bmw migliora e amplia la gamma “i”, quella dedicata alle batterie, Opel prova a conquistare il mercato con la sua Ampera. Ad entrare in partita anche l’italiana Fca, con un’auto a guida autonoma, la Portal.

Addio al diesel e alle auto a benzina

C’è un’altra cosa che hanno chiarito i vari scandali sulle emissioni: la fine delle auto diesel è vicina. Si tratta di una strada obbligata e Londra lo ha già capito. Il Westminster City Council di Londra ha deciso che, a partire dal 3 aprile, le vetture a gasolio, indipendentemente dalla loro classe di emissione, per parcheggiare nelle aree centrali della capitale inglese, inclusa buona parte del West End, pagheranno il 50% in più degli altri veicoli. Si spera in questo modo di incentivare la scelta di veicoli elettrici o ad altri trazioni, a basse emissioni. E non è tutto.

Ma c’è di più. C’è chi è disposto a dire addio anche alle auto a benzina. La Norvegia, secondo quanto riportato dal quotidiano Dagens Naeringsliv,a partire dal 2025 vieterà le immatricolazioni di auto a trazione tradizionale, accettando le immatricolazioni di auto elettriche, a impatto zero sull’ambiente (per emissioni). 

Anche l’Olanda prova a dare una svolta al mercato della mobilità. Nelle scorse settimane, il Governo ha avviato un iter legislativo per vietarela vendita di auto a benzina o gasolio, entro il 2025. Questa, almeno, è la data stabilita dal Partito Laburista PvdA che ha fatto la proposta di una nuova mobilità.

Favorevoli al provvedimento, che ha già incassato una prima approvazione in Parlamento, sembrano essere anche i rappresentanti dei Liberal Democratic D66, dei verdi GroenLinks e dei partiti ChristenUnie, SP e Kuzu/Ozturk. C’è anche chi è contrario ad una scelta così drastica, come la destra VVD, ma si tratta di numeri bassi che non intaccano la fiducia del largo fronte del “Si” alla nuova regolamentazione.

A partire dal 2040, anche,  la Francia fermerà la vendita delle auto diesel e benzina. A dare l’anuncio è stato il ministro per la transizione ecologica Nicolas Hulot, che ha anche promesso l’arrivo di incentivi economici per tutti coloro, con basso reddito, che vogliono acquistare auto a basse (o nulle) emissioni al tubo di scarico. Le buone intenzioni in fatto di mobilità sono contenute nel “piano per il clima” in cui la Francia prova a delineare una strategia propria per centrare gli obiettivi di Cop21 e tener fede agli accordi sottoscritti dai 195 Paesi a Parigi, limitando le emissioni di C02.

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