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Così la cinese Nio prova a elettrizzare la tedesca claudicante Bosch

Bosch, alle prese con oltre 13mila licenziamenti, vede nelle auto elettriche cinesi di Nio la possibilità di ripartire

Sono ormai sbiaditi i tempi in cui erano i tedeschi a tirare la volata al tessuto industriale cinese (Volkswagen è stata tra le prime aziende dell’auto a mettere radici in Cina).

Ormai accade esattamente l’opposto: a fronte di una manifattura tedesca che tossisce visibilmente, è Pechino a fare affari in Germania, come dimostrato dalla recente visita del Cancelliere federale Friedrich Merz, volato in estremo Oriente con una delegazione di trenta top manager al seguito. Tra gli accordi sottoscritti spicca l’intesa tra la tedesca Bosch e l’arrembante costruttore cinese di auto elettriche Nio.

BOSCH PROVA A RIPARTIRE SULLE ELETTRICHE DI NIO

Bosch, è noto, versa da tempo in una situazione di crisi ulteriormente aggravata dalla stagnazione nella produzione dei principali costruttori automobilistici tedeschi: secondo i numeri preliminari nel corso del 2025 fatturato è cresciuto solo in piccolissima parte, passando da 90,3 miliardi del 2024 a 91 miliardi (+4,2% al netto dei cambi) dei 12 mesi appena archiviati, mentre il margine operativo è sceso dal 3,5% a circa il 2%.

In siffatto contesto l’obiettivo del margine al 7% è stato nuovamente rinviato: ora è atteso “non prima del 2027”, anziché nel 2026. Nel mentre a inizio autunno Bosch ha annunciato altri licenziamenti per circa 13mila posti di lavoro.

COSA FARANNO ASSIEME LE DUE CASE

La partnership con i cinesi non riguarderà solo il marchio Nio, bensì anche Onvo e Firefly e pare fare perno sulle piattaforme drive-by-wire, sui sistemi di gestione della batteria e secondo quanto trapelato, su componenti per freni, sterzo, motori, elettronica e sensoristica.

 

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