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Perché Germania e Francia vanno all’autoscontro su Catena-X

Catena-x

Consorzio Catena-X: che cosa succede tra Italia, Germania e Francia sullo scambio di dati per le automobili. La posizione di Confindustria e lo scetticismo anti tedesco di Parigi

 

Non solo batterie, ma anche dati. Oltre a quella verso la mobilità elettrica, il settore automobilistico è infatti nel pieno di una transizione verso i “veicoli connessi”: si tratta di mezzi – auto e non solo – dotati di sistemi per l’elaborazione e l’invio di informazioni sia verso i dispositivi elettronici al loro interno, sia verso altri mezzi all’esterno.

COS’È CATENA-X

Alcuni dei principali operatori tedeschi della filiera dell’auto – come BMW, Mercedes-Benz, Bosch, Siemens, ZF e Schaeffler – hanno allora dato vita a un consorzio per la condivisione di dati e sistemi vari: si chiama Catena-X, racchiude sia produttori di veicoli che di componentistica, e ambisce a creare uno standard unico per lo scambio di dati e protocolli lungo l’intera catena industriale, in modo da garantire interoperabilità e sicurezza.

Il consorzio Catena-X, come già suggerito dal nome, si lega a Gaia-X, il progetto dell’Unione europea sul cloud che dovrebbe creare un’infrastruttura digitale per i dati unica a livello comunitario.

LE IMPLICAZIONI PER L’ITALIA, SECONDO CONFINDUSTRIA

La mossa tedesca avrà implicazioni per l’industria italiana dell’auto, visti i profondi legami di interdipendenza con la Germania. Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria per le filiere e le medie imprese, ha detto – come riportato dal Sole 24 Ore – che la trasformazione verso la mobilità connessa “deve coinvolgere la grande subfornitura italiana oltre che quella francese. I tedeschi conoscono l’importanza della filiera made in Italy e hanno capito che hanno bisogno anche di noi. Da parte nostra dobbiamo stare dentro al gioco perché altrimenti rischiamo di venire tagliati fuori. È uno sforzo che i tedeschi stessi a dir la verità ci chiedono di fare”.

Si riferiva al consorzio Catena-X, il quale – spiega – vuole creare nel settore automobilistico “un sistema simile allo Swift in ambito bancario che permetta di mantenere la proprietà del dato in capo a chi lo emette e che siano scambiabili con una codificazione uniforme”.

COSA PENSA L’ANFIA SU CATENA-X

Marco Stella, presidente del Gruppo componenti di ANFIA, l’associazione italiana della filiera dell’industria automobilistica, ha detto – citato ancora dal Sole 24 Ore – che “l’intera catena del valore automotive deve rispondere in maniera efficiente alle sfide della trasformazione digitale”.

“Ritengo”, ha aggiunto, “che la nuova rete europea di partner, aperta a produttori e fornitori ma anche associazioni di concessionari e fornitori di apparecchiature, con lo scopo di creare uno standard uniforme per la condivisione delle informazioni e dei dati lungo tutta la filiera automobilistica, vada proprio in questo senso e debba essere sostenuta”.

INCOGNITA STELLANTIS. BREMBO, INVECE…

Per il momento non è chiaro se i produttori di veicoli italiani (o meglio italo-americani), a cominciare da Stellantis, confluiranno nel progetto tedesco. Al quale ha però già aderito Brembo, azienda che realizza impianti frenanti per i veicoli.

Secondo le previsioni, Catena-X dovrebbe diventare realtà entro un anno e mezzo e coinvolgere un migliaio di imprese. “Gli italiani devono entrarci”, avverte Marchesini di Confindustria, “altrimenti il rischio è che non arrivino più le forniture dai tedeschi”.

GERMANIA E FRANCIA DIVISE?

L’industria automobilistica francese non sembrerebbe troppo entusiasta della spinta tedesca e, a quanto riportato dal Sole 24 Ore, preferirebbe definire e seguire una strada propria, “pur consapevol[e] però dell’importanza di avere una strada comune europea”.

L’IMPORTANZA DELLA GERMANIA PER L’ITALIA

Per le aziende italiane di componentistica per l’automotive, un settore molto rivolto all’esportazione, la Germania rappresenta il primo mercato di destinazione: nel 2019 l’export in territorio tedesco è valso circa 5 miliardi di euro, con una quota superiore al 20 per cento del totale.

Oltre ai componenti meccanici, nettamente dominanti, l’Italia esporta anche motori, per un valore di mezzo miliardo di euro, stando ai dati riportati dal Sole 24 Ore.

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