Mobilità

Come il governo si è incartato sul bonus bici

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L’app per il bonus bici è prevista per metà agosto. Intanto c’è il rischio truffe.

 

Se non è una corsa ad ostacoli (burocratici, tanto per non cambiare) ci manca poco. Le migliaia di italiani che hanno acquistato, o sono pronti a farlo, una bici o un monopattino fidando sul bonus  del governo sono sull’orlo di una crisi di nervi. La app per ottenerlo – in evidente ritardo – viene ora prevista per la metà di agosto. La mobilità sostenibile che tutta la politica invoca da tempo, insomma, è diventata vittima di quella burocrazia che la stessa politica dice di voler combattere.

Che te ne fai di un decreto semplificazione se due ministeri – Ambiente e Infrastrutture – questionano su fatture, scontrini parlanti e documenti vari per alleggerire il costo di una nuova bici? Nelle condizioni in cui siamo non dovremmo permetterci certe gag, soprattutto quando ci raccontiamo di essere tutori dell’ambiente e della salute.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha dovuto invitare gli italiani a ”diffidare da applicazioni web oggi attive e che possono trarre in inganno, chi intende avvalersi del bonus mobilità 2020“. L’unico canale per ottenere il bonus sarà quello attivato dal ministero dell’Ambiente sul proprio sito.  Quando, ancora non si sa.

Nel frattempo sono in giro applicazioni “Bonus mobilità 2020” scaricabili dalle piattaforme più diffuse che non sono da prendere in considerazione. La burocrazia, come sappiamo, scatena appetiti malsani.

“Quando sarà disponibile l’applicazione istituzionale sul sito del Ministero dell’Ambiente – spiega Costa – l’opinione pubblica sarà informata con ampio anticipo in modo da poter richiedere il bonus nella massima trasparenza e con indicazioni chiare su tutta la documentazione necessaria”.

Se metà agosto verrà confermato, saranno passati quasi quattro mesi dall’inserimento del bonus nel Decreto Rilancio. Una normale sociale ad alto impatto mediatico per favorire nuova mobilità alternativa ai mezzi pubblici ed alle auto inquinanti. L’hanno promossa e raccontata in decine di dibattiti e talk show, creando aspettative è corse nei negozi. I produttori hanno fatto affari d’oro, svuotato i magazzini. Qualcuno si rifornito all’estero pur di soddisfare la domanda interna.

Un buon business in definitiva con un pezzo d’Italia pronto a fare la propria parte pur di rendere le città meno ammorbate da smog e CO2. Una crisi di nervi collettiva, perché al governo non hanno previsto che bici e monopattini andassero assai più veloci dei Ministri.

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