Mobilità

Autostrade, tutti gli ultimi speronamenti fra Aspi, Aiscat, Authority e Toninelli su pedaggi e bonus

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Ecco come e perché le concessionarie autostradali in primis Autostrade per l’Italia contestano i metodi proposti dall’Autorità del settore per stabilire i pedaggi. La delibera dell’Art, la posizione di Aspi del gruppo Atlantia, il forcing di Aiscat e la posizione del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli (M5S). L’approfondimento di Alessandro Sperandio

Autostrade per l’Italia (Aspi), Aiscat (l’associazione delle concessionarie autostradali) e anche altre aziende di settore scendono in campo per dire un sostanziale “no” alla modifiche dei pedaggi voluta dall’Authority per i trasporti.

CHE COSA PREVEDE LA DELIBERA DELL’AUTHORITY SULLE AUTOSTRADE

La delibera dell’Art che fissa i nuovi criteri per determinare i meccanismi alla base degli incrementi tariffari basandoli su un price cap uguale per tutti – in aggiunta a tagli programmati per costringere gli operatori a cercare di ridurre i costi e ulteriori riduzioni quando i profitti superano le previsioni – ha chiuso la consultazione pubblica lo scorso 29 marzo mentre il provvedimento definitivo è atteso per il 28 giugno.

LA POSIZIONE DI AISCAT E DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA. E IL COMMENTO DI TONINELLI

Aiscat ha contestato il contenuto della delibera denunciando “vizi di incompatibilità costituzionale e comunitari” e l’“incompetenza e carenza di potere” dell’Autorità. Mentre Autostrade per l’Italia ha impugnato la delibera davanti al Tar. Per tutta risposta, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli ha affidato a un tweet il suo pensiero: “L’Authority dei Trasporti ha il mandato, per legge, di rivedere le concessioni delle autostrade in essere nel momento in cui si rinnovano i piani finanziari. Aiscat difende extraprofitti e privilegi gestori privati. Noi lavoriamo per l’interesse pubblico”.

ECCO PERCHE’ I CONCESSIONARI SBUFFANO

Aiscat ha parlato esplicitamente di una “revisione unilaterale” del sistema tariffario e di un “profilo di grave illegittimità” nell’ampliamento dell’ambito oggettivo di applicazione del nuovo sistema tariffario, accusando l’Autorità di aver “ecceduto i limiti dei propri poteri consultivi”. Le concessionarie, in sostanza (sono 15 quelle che hanno presentato le proprie osservazioni, altre due arrivano da sindacati e consumatori), sono quasi tutte allineate nel giudizio negativo sulla delibera ad eccezione di Strada dei Parchi e Concessioni autostradali lombarde (Cal).

ASPI: ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE ED INCOMPATIBILITÀ COMUNITARIA DELLE NORME DI REVISIONE

Aspi, il concessionario che fa capo ad Atlantia della famiglia Benetton, ha deciso di impugnare la delibera direttamente di fronte al Tar. L’azienda “contesta radicalmente la legittimità del perimetro di applicazione del nuovo sistema tariffario” e la presunta “illegittimità costituzionale ed incompatibilità comunitaria delle disposizioni legislative rilevanti”, invocando la necessità di una “interpretazione costituzionalmente orientata”.

Secondo Aspi la convenzione in essere già prevede un sistema basato sul ‘price cap’ in vigore nell’attuale sistema essendo stato stabilito 20 anni fa ma, scrive Il Sole 24 Ore, poi si fecero eccezioni. Aspi sostiene che “sotto il profilo europeo, le disposizioni in esame alterano in modo unilaterale ed ex post la disciplina di rapporti concessori in essere. Esse si pongono pertanto in contrasto con principi essenziali dell’ordinamento economico dell’Unione, quali il principio pacta sunt servanda ed i principi di certezza e prevedibilità del quadro regolatorio delle attività economiche”.

IL RUOLO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Non solo. Aspi cita anche precedenti interventi della Commissione Ue in materia, quando nel 2006 era stata aperta una procedura di infrazione perché era stata “significativamente” modificata “unilateralmente” ed “ex post” da Roma “la disciplina tariffaria sancita dalle convenzioni vigenti in quel momento”, portando a “grave incertezza giuridica” ed essendo “un fattore di disincentivo agli investimenti”. Procedura poi conclusa nel 2018, quando Bruxelles “ha verificato che il regime concessorio di Aspi è fondato su corretti principi e criteri regolatori che, in quanto tali, non comportano alcun ingiustificato vantaggio per il soggetto concessionario, come sostenuto peraltro dalle stesse autorità italiane per tutto il corso dell’istruttoria di tale procedimento”. Secondo Aspi infine le tariffe “sono già oggi ampiamente inferiori alla media delle altre concessionarie italiane e alle tariffe medie applicate nell’Unione Europea” ma comunque, ha assicurato, “non si sottrarrà ad un dialogo costruttivo”.

IL CASO DEL BONUS A CASTELLUCCI CRITICATO DA TONINELLI

“Nell’anno del crollo del Morandi l’ex ad di Autostrade Castellucci incassa 3,7 milioni in bonus. Presidente Cerchiai 560 mila euro. Non servono commenti di fronte a premi milionari erogati dopo tragedia Genova, serve una rivoluzione del sistema concessioni: quella che stiamo facendo”. E’ quanto ha scritto sul suo profilo Twitter il ministro delle infrastrutture e trasporti, Danilo Toninelli.

LA VERSIONE DI ATLANTIA

Sulla vicenda del bonus concesso da Atlantia al suo amministratore delegato Giovanni Castellucci, la società nei giorni scorsi ha inviato questa precisazione a Mf/Milano Finanza: “in relazione all’articolo “Bufera su Castellucci”, pubblicato giorni fa da da MF-Milano Finanza, è opportuno precisare che i bonus sono stati deliberati dal Consiglio d’Amministrazione di Atlantia nel 2017, più di un anno prima della tragedia di Genova, e che sono stati attribuiti a 13 dirigenti di Atlantia tra cui Presidente e Amministratore delegato in relazione al successo dell’operazione di acquisizione di Abertis, a seguito della quale Atlantia è diventato il player leader al mondo nel settore delle infrastrutture di trasporto autostradali e aeroportuali. Inoltre nessun pagamento è stato effettuato ai beneficiari di tali premi, in quanto il piano di incentivazione ne prevede la corresponsione ad ottobre 2019. Nonostante ciò, nel rispetto degli obblighi di trasparenza, tali importi sono stati inclusi come remunerazione 2018 poiché si è verificata nell’ultimo trimestre dello scorso anno la condizione di erogazione”.

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