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Auto elettriche, come e perché l’Europa accelera sulle batterie

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L’Europa pronta a incentivare la produzione di batterie per auto elettriche. Obiettivo: recuperare il ritardo del Vecchio Continente

Il futuro della mobilità è elettrico. L’Unione europea lo sa bene ed è per questo che Bruxelles è pronta a concedere agevolazioni alle aziende che accelereranno la ricerca sulle batterie. In ballo, secondo le indiscrezioni del Financial Times, ci sarebbero diversi miliardi di euro di cofinanziamento.

L’obiettivo è assicurare all’industria auto una continuità, anche di occupazione, dopo il boom delle auto elettriche. Ma andiamo per gradi.

IN ARRIVO AIUTI DI STATO

L’Ue è pronta ad autorizzare il via libera a una serie di aiuti per sostenere la ricerca sulle batterie elettriche e offrirà miliardi di euro di cofinanziamento a società che intendono costruire gigantesche fabbriche di batterie (modello Tesla). I singoli paesi dell’Ue saranno autorizzati a finanziare il 100 percento della ricerca, purché i progetti presentati coinvolgano anche progetti transfrontalieri.

Il fondo di ricerca Horizon 2020 dell’Ue ha stanziato 200 milioni di euro per progetti di batteria; altri 800 milioni di euro sono disponibili per finanziare progetti dimostrativi di costruzione; ma gli Stati che vorrebbero finanziare l’industria delle batterie possono richiedere i fondi regionali disponibili per 22 miliardi di euro. E’ anche disponibile il Fondo europeo per gli investimenti strategici della Banca europea per gli investimenti.

LE PREOCCUPAZIONI DI BRUXELLES

“Sappiamo molto chiaramente che il futuro è elettrico e dobbiamo semplicemente recuperare il ritardo su questa tecnologia – ha spiegato Maros Sefcovic, vicepresidente per l’energia della Commissione europea -. Non si possono sviluppare nuovi modelli o automobili di alta qualità se non si padroneggiano le competenze, l’innovazione e il legame della ricerca con le batterie”.

L’industria automobilistica europea impiega, ad oggi, 13 milioni di persone: restare indietro su una tecnologia così importante per il futuro potrebbe significare la perdita di numerosi posti di lavoro.

EUROPA INDIETRO

E il Vecchio Continente, indietro, lo è davvero. Secondo i dati di Bloomberg, circa l’80% della capacità di produzione di batterie esistente si trova in Asia. Carlos Ghosn, amministratore delegato di Renault-Nissan-Mitsubishi, ha dichiarato al Salone di Parigi che si è tenuto all’inizio di questo mese, che l’industria automobilistica europea “non può continuare a prosperare” se non punta anche sulla batteria.

“Le case automobilistiche dell’Ue si sono rifiutate di vedere il cambiamento che si verifica nei veicoli elettrici da molto tempo e stanno solo ora iniziando a muoversi in questa direzione”, ha affermato Simone Tagliapietra, ricercatore del think-tank Bruegel.

QUALCOSA SI MUOVE

In realtà, qualcosina sembra muoversi: attualmente, in Europa, 260 società sono state coinvolte in tutta la catena di approvvigionamento e quattro aziende stanno pensando alla costruzione di una gigafactory. La francese Saft ha siglato delle partnership con Siemens, Solvay e Manz per sviluppare batterie allo stato solido più economiche ed efficienti. La produzione dovrebbe essere avviata entro sette anni.

Northvolt ha preso in prestito 52,5 milioni di euro dalla Bei per costruire una linea di dimostrazione e un impianto di ricerca da 100 milioni di euro, entro il prossimo anno, con l’ambizione di costruire la più grande gigafactory. Varta, invece, dovrebbe avviare una collaborazione con Ford.

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