Mobilità

Incidente Lodi, ecco come deragliano i rapporti fra Alstom e Rfi

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L’inchiesta che riguarda Rfi (gruppo Ferrovie) dopo l’incidente a Lodi, la difesa di Alstom e la replica del gruppo Fs

È uno scaricabarile quello che sta avvenendo, in queste ore, tra la francese Alstom (che è in trattative per l’acquisizione della canadese Bombardier) ed Rfi, la società italiana che si occupa della rete ferroviaria italiana, sull’incidente di Lodi.

Michele Viale, ad di Alstom Ferrovie, è indagato dalla procura di Lodi nell’inchiesta sul deragliamento del treno Frecciarossa, ma l’azienda francese sostiene che la componente dello scambio incriminata era stata visionata da Rfi (società controllata dal gruppo Ferrovie capitanato da Gianfranco Battisti).

IL PROBLEMA

Il deragliamento del treno Frecciarossa avvenuto vicino a Lodi (qui l’articolo di Start Magazine), che ha causato la morte di due macchinisti, sarebbe stato causato da un guasto interno all’attuatore, una componente dello scambio 5, (dal quale il treno Frecciarossa 1000 è deragliato), montato la notte dell’incidente.

“Sono state fatte delle prove in campo e sembra che ci sia un’inversione dei cablaggi interna al dispositivo che si è andato a sostituire”, ha detto la scorsa settimana il direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie, Marco D’Onofrio, durante l’audizione in commissione Lavori Pubblici del Senato su quanto accaduto a Lodi (qui l’approfondimento di Start Magazine).

AD ALSTOM NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI

Produttore del componente ritenuto ‘difettoso’ dall’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie è la francese Alstom, che opera nel settore della costruzione di treni e infrastrutture ferroviarie. L’amministratore dell’azienda, Michele Viale, è stato iscritto nel registro degli indagati.

COSA SI CONTESTA A VIALE (E AD RFI)

All’amministratore delegato di Alstom sono contestati, a titolo colposo, i reati di disastro ferroviario, omicidio e lesioni. Si tratta degli stessi reati contestati, sempre a titolo colposo, a 5 dipendenti di Rfi (gruppo Ferrovie controllato dal ministero dell’Economia).

LE MOSSE DI RFI

Per precauzione, la società che si occupa della rete ferroviaria italiana, visto quanto è emerso, ha sospeso il montaggio di ulteriori attuatori di questo tipo in attesa di capire quello che è accaduto.

TUTTA COLPA DI RFI?

La francese, però, non ci sta e dice: “L’attuatore in oggetto, che è un componente dello scambio ferroviario, fa parte di un lotto che è stato soggetto ad un accurato processo di controllo di fabbricazione e di qualità (cod. A-0000073682 – 425 502 XXX QC003 Rev.A) approvato da Rfi e opportunamente seguito e documentato”.

LA DIFESA FRANCESE

“Ogni prodotto Alstom è il frutto di un lavoro in ricerca e sviluppo, dell’utilizzo di tecnologie produttive avanzate e di scrupolosi processi di controllo certificati ISO 9001, sottoposti alla validazione dei committenti. In questo modo Alstom garantisce la visibilità delle attività di dettaglio e la loro condivisione, per fornire un prodotto sicuro e affidabile. L’installazione e la manutenzione degli scambi viene effettuata dal cliente finale”, aggiunge l’azienda del gruppo francese.

LOTTO: IN FUNZIONE DA DIVERSO TEMPO

“Il lotto comprendente l’attuatore oggetto di indagine era composto da 11 attuatori, 5 dei quali ancora in magazzino e altri 5 già da tempo operativi e funzionanti. Al momento – riferisce ancora il gruppo – non abbiamo ancora potuto visionare il componente oggetto d’indagine, che è nella disponibilità esclusiva della autorità giudiziaria e pertanto non possiamo commentare”.

LA POSIZIONE DI RFI: ELEMENTO RILASCIATO SIGILLATO DA ALSTOM

“In merito alle notizie diffuse dai media nelle ultime ore, RFI conferma di essere in fiduciosa attesa dell’esito delle indagini della magistratura finalizzate a individuare le cause di malfunzionamento dell’attuatore, elemento dell’infrastruttura prodotto da Alstom”, ha precisato Rfi in una nota.

“Al riguardo si precisa che ogni singolo elemento viene rilasciato – sigillato – dalla ditta produttrice con un’apposita dichiarazione di conformità, in cui il costruttore attesta “sotto la propria esclusiva responsabilità” che i prodotti sono conformi ai disegni costruttivi e a quanto previsto dai processi di controllo qualità dell’azienda stessa”.

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