Mobilità

Alitalia, ecco rinvii e capriole di governo, Ferrovie, Tesoro e Autostrade

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Meglio rinviare tutto a dopo le Europee per evitare impicci politici, elettorali e mediatici.

E’ questa la sostanza della decisione comunicata ieri dal ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, sul dossier Alitalia.

È stato fissato al 15 giugno il termine per chiudere la trattativa con la presentazione di un’offerta definitiva delle Ferrovie per Alitalia.

Infatti non si sono chiuse ancora le trattative di Ferrovie e Tesoro con il gruppo Atlantia per l’eventuale ingresso del gruppo dei Benetton nella cordata composta al momento Fs, Delta Airlines e ministero dell’Economia: la controllata Aeroporti di Roma (Adr) è la candidata a entrare nel capitale di Alitalia ma manca ancora un accordo politico (il nodo sarebbero gli investimenti da sbloccare per la Gronda di Genova).

Ecco tutti i dettagli, partendo dalla nota del ministero dello Sviluppo economico.

La nota del Mise dice: «Dopo aver ricevuto oggi, da parte dei commissari straordinari di Alitalia, la comunicazione di richiesta di proroga del termine per la presentazione di un’offerta definitiva e vincolante per Alitalia da parte di Fs, il ministro Luigi Di Maio ha autorizzato la proroga di tale termine al 15 giugno 2019, auspicando tuttavia che l’indicazione della composizione definitiva del consorzio acquirente possa pervenire nel minor tempo possibile».

IL RUOLO DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA IN ALITALIA

Fs, Delta Airlines e Mef hanno dato adesioni per il 60% del capitale della «newco Nuova Alitalia»: nonostante da governo e Mef si sosteneva e si ripeteva fino a pochi giorni fa che nessun euro dello Stato sarebbe stato impiegato per Alitalia. Così non sarà. Sono stati smentiti anche gli annunci e le rassicurazioni del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che ha dato il via libera alla norma del decreto Crescita che ha previsto-autorizzato l’intervento pubblico nella compagnia aerea. Comunque Tria ieri in un’intervista al Foglio ha giustificato l’eventuale ingresso dello Stato nella compagnia “a condizione che sia un progetto che non va in perdita”. Perché esistono progetti che deliberatamente prevedono il rosso?

CHI MANCA NELLA CORDATA FS-MEF-DELTA

Comunque alla cordata manca il 40%, corrispondente a circa 300 milioni di euro (su un totale di 850-900 milioni) che dovrebbero essere messi in minima parte dal fondo QuattroR (partecipato fra gli altri da Cdp, Inail, Poste Vita e Cassa Forense) e da un «quarto socio» di peso con cui ci sono contatti, ossia il gruppo Atlantia dei Benetton.

LE MOSSE DEGLI ADVISOR

Un mese fa i consulenti Mediobanca, advisor di Fs e del governo, sono andati a sondare la holding dei Benetton: nessun impegno diretto, ma Castellucci ha chiesto alla controllata Aeroporti di Roma di aiutare Mediobanca e le Ferrovie dello Stato a perfezionare il piano industriale di rilancio, ha scritto oggi il Fatto Quotidiano.

IN SUBBUGLI IN MEDIOBANCA

A metà aprile ha fatto scalpore una nota di Mediobanca Securities che sconsigliava Atlantia dal mettere soldi nella compagnia. «Qualsiasi investimento in Alitalia sarebbe ad alto rischio considerata la forte influenza della politica sul management della società e i poveri precedenti. Ricordiamo che Atlantia ha già investito 300 milioni in Alitalia e che gli investimenti sono stati completamente svalutati», hanno messo per iscritto gli analisti del ramo londinese dell’Istituto di Piazzetta Cuccia. Mediobanca ha precisato che le valutazioni dell’analista di Mediobanca Securities non riflettono in alcun modo la posizione e il giudizio di Mediobanca.

LE TRATTATIVE CON IL GRUPPO ATLANTIA

D’altronde – nonostante le smentite dei giorni scorsi – l’esistenza di una trattativa con Atlantia per Alitalia è stata ufficializzata ieri mattina dal ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. «Ci sono molti colloqui importanti in corso e Atlantia è tra questi. Ma dire che abbiamo cambiato atteggiamento su Atlantia non sta né in cielo né in terra», ha detto il ministro del M5S a Radio 24. Toninelli ha affermato che la questione Alitalia e le contestazioni fatte dal governo alla società dei Benetton per il crollo del ponte Morandi «sono due cose diverse, due dossier che vengono valutati singolarmente». Come il sequestro dei viadotti dell’A16 decisi ieri dalla procura di Avellino che ha suscitato il giubilo twittarolo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

DO UT DES?

“Ma la società guidata da Castellucci chiede una «normalizzazione» dei rapporti con il governo sulle autostrade prima di impegnarsi su Alitalia”, sottolinea oggi il Sole 24 Ore. Sono diversi i dossier fra governo e il gruppo che controlla Autostrade per l’Italia (Aspi) e Aeroporti di Roma (Adr). Ci sono in corso le modifiche al sistema di tariffazione dei pedaggi che è in consultazione da parte dell’Autorità di regolazione dei trasporti; l’ipotesi di decadenza della concessione più volte sbandierate mediaticamente sia dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che dai vertici del Movimento 5 Stelle dopo il crollo del Ponte Morandi; i ricorsi di Aspi sull’assegnazione dei lavori di ricostruzione del Ponte vinti da Salini-Impregilo.

IL DOSSIER GRONDA

Ma c’è anche un’altra questione alla base delle trattative sottotraccia fra governo e Atlantia per la partecipazione del gruppo dei Benetton alla nuova Alitalia: gli investimenti per la Gronda. Se il governo Conte volesse dare un segnale di dialogo ai Benetton potrebbe farlo anche domani mattina: basta sbloccare i lavori per realizzare i 5 miliardi di investimenti per la Gronda di Genova, la nuova autostrada ligure mai amata dai Cinque Stelle, ha scritto oggi Il Fatto Quotidiano: “Autostrade sostiene di essere pronta a far partire i cantieri che poi potrebbero essere rilevati da un ipotetico nuovo concessionario subentrante”.

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