Mobilità

Alitalia, Delta e Lufthansa, che cosa succederà? L’analisi di Rubino

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Appunti tra industria, economia e geopolitica sul dossier Alitalia a cura di Paolo Rubino, scrittore, analista ed ex top manager della compagnia aerea

Come adolescenti alla cui festa di compleanno ha dichiarato di voler partecipare l’ultimo rapper più alla moda, i cronisti celebrano con entusiasmo l’annuncio di Lufthansa che rinnova la propria voglia di partecipare al party del vettore italiano. E ancora una volta il pubblico si divide in tifosi del ‘rapper’ americano Delta e quelli che sarebbero felici di vedere intervenire alla festa, invece, il ‘rapper’ tedesco, evergreen della soluzione di ogni male industriale del paese.

Anche il governo non manca di partecipare a questo tifo da stadio, sia con riferimento al partner compagnia aerea di Alitalia, ma anche al partner privato italiano, che siano le Autostrade per l’Italia (ossia Atlantia) o quelle dei Parchi. E ancora una volta nessuno sembra interessato a capire cosa stia succedendo al trasporto aereo mondiale ed europeo, quali sono le prospettive per il futuro prossimo e, magari, come inquadrare in tali prospettive un possibile percorso di rinascita del vettore nazionale.

Come i lemming, tutti i dottori al capezzale dell’eterno malato continuano imperterriti a cercare nelle ricette di un passato ormai ventennale la terapia utile a risolvere il male: 1) il grande alleato che stenda la sua potente mano protettrice sulla Compagnia; 2) la pedissequa programmazione dei voli, e della flotta ad essi strumentale, sulla base dei dati venduti a ognuno a caro prezzo dai gestori dei sistemi di prenotazione; 3) Il taglio del personale.

Lasciando qui da parte ogni commento sulle ragioni per cui un imprenditore nazionale dovrebbe investire il proprio capitale in Alitalia, che non possono essere quelle del cuore ma rigorosamente solo quelle della convenienza, è forse utile chiedersi cos’è che muove tutti, Easy Jet, Ryanair, Air France, Delta, Lufthansa, le compagnie del Golfo e quelle del Far East a manifestare a turno periodicamente il proprio interesse a ‘salvare’ Alitalia.

La premessa è che l’interesse che dura da vent’anni e più non è mosso sempre dalle stesse ragioni tecniche, ma queste mutano in parallelo con il mutare degli scenari.

Per rendere più comprensibile l’argomento è pratico dividere tali ragioni in due grandi famiglie, ovvero le “ragioni atlantiche” e le “ragioni europee” essendo queste le aree di mercato che, più di ogni altra, vedono Alitalia coinvolta.

(1.continua)

(Domani e dopodomani gli approfondimenti su “ragioni atlantiche” e “ragioni europee” a cura di Paolo Rubino)

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