Sanità

Vaccino anti Covid, Zingaretti (Regione Lazio) non sa che Reithera è controllata da una società svizzera

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Tutte le novità su Reithera, la società italiana che produce il vaccino anti Covid in sperimentazione nello Spallanzani nell’ambito di un progetto finanziato da Regione Lazio e ministero dell’Università

Ai microfoni di Report andata in onda ieri sera su Rai3 il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha mostrato sorpresa alla domanda del giornalista di Report che gli chiedeva come mai la Regione Lazio finanzia il vaccino anti Covid di Reithera, società controllata da un’azienda svizzera in cui ci sarebbero – secondo una visura internazionale mostrata dalla trasmissione di Rai 3 – manager della multinazionale Glaxo.

“Il progetto lo segue lo Spallanzani, noi finanziamo il progetto e la sperimentazione dell’Istituto Spallanzani di Roma che in materia è un’autorità indiscussa”, ha risposto Zingaretti.

CHE COSA HA SVELATO REPORT SU REITHERA

“Dentro Reithera – ha spiegato il conduttore della tramissione Sigfrido Ranucci –  ci sono i ricercatori che avevano scoperto l’adenovirus legato allo scimpanzé, e che oggi propongono un vaccino tutto italiano. Sono stati finanziati: è un progetto parallelo a quello di Di Lorenzo che ha preso 3 milioni dal CNR e 5 milioni dalla Regione Lazio, da Zingaretti. Il progetto è stato presentato dallo Spallanzani come un vaccino tutto italiano: noi abbiamo scoperto che questa società ha praticamente la testa in Svizzera. Dentro questa società ci sarebbero dei manager di Glaxo, altra multinazionale farmaceutica: bisogna quindi cercare di capire se una volta scoperto il vaccino italiano e terminata la Fase 1 ci saranno interessi stranieri su questa vicenda. Nessuno ha saputo risponderci su questo, abbiamo anche fatto domande agli scienziati di Reithera che ci hanno già minacciato di querela“.

LA SPERIMENTAZIONE

E’ partita dopo Ferragosto l’attesa sperimentazione del vaccino contro il Covid-19 interamente Made in Italy, realizzato, prodotto e brevettato dall’azienda Reithera con sede a Castel Romano (e proprietà svizzera), alle porte della Capitale, con il sostegno del governo, del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e della Regione Lazio. I test vengono condotti all’ospedale Spallanzani di Roma, ma una parte della sperimentazione sarà effettuata presso il Centro Ricerche Cliniche – Policlinico G.B. Rossi di Verona.

CHI FINANZA IL VACCINO DI REITHERA

Per la realizzazione di questo obiettivo – si legge in una nota della Regione Lazio – sono stanziati 8 milioni di euro, 5 milioni a carico della Regione Lazio, trasferiti allo Spallanzani, e 3 milioni a carico del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica. Il vaccino è realizzato, prodotto e brevettato – come detto – dalla società biotecnologica italiana Reithera di Castel Romano.

TUTTO SU REITHERA

Fondata nel 2014 da un team ex Okairos, la società con sede legale a Roma si occupa dello sviluppo, della produzione e dei test clinici di vaccini adeno-vettori di origine non umana. Tra le malattie cui si lavora nei laboratori, trasferiti ora a Napoli (a Roma il centro di produzione GPM), ci sono epatite C, malaria, HIV, virus respiratorio sincinziale ed Ebola. Okairos, una volta acquisita da Gsk, cambiò nome in Reithera.

L’AZIONISTA DI REITHERA

L’azienda, presieduta da Antonella Folgori, capo di immunologia e fondatrice di Okairos e già in Irbm, è di proprietà di Keires Ag, società del settore finanziario con sede a Basilea.

I NUMERI DELL’AZIENDA DI BIOTECNOLOGIE

Reithera ha chiuso il 2019 con ricavi pari 19.565.923 euro, in crescita rispetto ai 14.223.015 euro del 2018. Più che triplicato l’utile 2019: 2.244.495 euro, contro i 664.858 dell’anno precedente. I costi della produzione totali sono stati pari a 16.680.460.

IL RUOLO DI UNICREDIT

Anche Unicredit ha puntato sul vaccino anti-Covid dell’azienda biotecnologica italiana Reithera (prodotto in collaborazione con Sgs). Dal gruppo bancario capeggiato dall’amministratore delegato, Jean-Pierre Mustier, è arrivato nelle scorse settimane un finanziamento di 5 milioni di euro per accelerare nella ricerca dell’antidoto con garanzia dello Stato. (qui l’approfondimento di Start Magazine).

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