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La vaccinazione contro il vaiolo vista dai virologi

Vaccinazione Contro Vaiolo

Galli, Viola, Pregliasco, Lopalco, Castelle Gattinara, Bassetti e Ferrante. Sono più o meno tutti concordi su come porsi di fronte alla vaccinazione contro il vaiolo di cui si torna a parlare a circa 40 anni dalla sua sospensione

 

In Francia, l’Autorità nazionale per la salute (Has) ha annunciato un programma di vaccinazione contro il vaiolo delle scimmie in seguito ai tre casi di infezione confermati nel Paese. L’immunizzazione coinvolge gli adulti a rischio di esposizione al virus, compresi gli operatori sanitari.

Ecco, invece, cosa pensano i virologi nostrani dei casi di vaiolo delle scimmie e del vaccino.

GALLI

“Non credo si debba arrivare alla vaccinazione come in Francia. Stiamo parlando di un virus a Dna che ha modalità di diffusione non tali che deve metterci nelle condizioni di pensare a un’epidemia generalizzata a breve termine”. È il commento a SkyTg24 del professor Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive all’Università di Milano.

L’esperto ha infatti spiegato che, a differenza del vaiolo, il monkeypox “si contrae meno facilmente: con il passaggio di saliva, ma non con lo starnuto con goccioline che vanno fino a due metri”.

Inoltre, Galli ha aggiunto che “non c’è necessità di pensare a un vaccino per questa malattia perché la letalità è molto bassa, almeno nei paesi occidentali” ed esiste un farmaco che funziona bene: “ce l’abbiamo perché si era studiato un farmaco da usare in caso di attacchi di bioterrorismo con vaiolo e sono stati impiegati 350 mila diversi composti per trovare questo farmaco estremamente efficace che inibisce una proteina, la P37, conservata al 98% d’identità in tutti i virus oggi testati”.

VIOLA

Si unisce a Galli nel ridimensionale l’allarmismo l’immunologa Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza a Padova, la quale spiega che secondo le prime sequenze “il ceppo è sempre quello noto e quindi poco aggressivo” per cui non c’è stata una mutazione.

Una “anomalia” che per Viola “ci deve far riflettere” è invece che il virus al momento sembra circolare “esclusivamente tra giovani uomini, per lo più tra i 20 e i 40 anni di età”. “Poiché la contagiosità del virus è indipendente dal genere, se il virus si stesse diffondendo per una sua aumentata trasmissibilità dovremmo avere un numero di contagi paragonabile tra uomini e donne”, ha concluso l’immunologa.

PREGLIASCO

Frena sulla vaccinazione anche il virologo Fabrizio Pregliasco, docente all’università Statale di Milano, che ad Adnkronos ha detto: “In questo momento, alla luce di quella che per ora resta una diffusione limitata io credo che sia molto precoce pensare a una necessità di vaccinazione dei giovani”, cioè di coloro non coperti dalla vaccinazione contro il vaiolo, sospesa in Italia nel 1981.

LOPALCO

L’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università del Salento, ha spiegato che l’innalzamento del livello dell’emergenza deciso dall’Oms è solo “un fatto tecnico” perché “se una malattia infettiva emergente travalica i confini di più Stati, l’Oms è tenuta a intervenire con azioni di coordinamento. Per esempio, imponendo la segnalazione obbligatoria dei casi”.

Quanto all’ipotesi di riproporre il vaccino contro il vaiolo, secondo Lopalco “non ha senso la vaccinazione estesa” in quanto “non è una patologia diffusa; la probabilità di diffusione è bassa, inoltre la gravità clinica non è tale da impensierire più di tanto la sanità pubblica”.

CASTELLE GATTINARA

Categorico è il commento del professor Guido Castelle Gattinara, presidente della Società italiana di Infettivologia Pediatrica, intervistato dal Giornale: “Al momento ricominciare la vaccinazione contro il vaiolo non avrebbe nessun senso e gli svantaggi sarebbero maggiori dei benefici”.

“Le persone nate prima del 1980 sono quasi tutte vaccinate – ricorda il professore – Il vaccino ha protetto allora dal virus del vaiolo umano e coprirebbe oggi anche contro un potenziale vaiolo delle scimmie, dato da un virus ‘cugino’ di quello umano. Tuttavia, chi non è vaccinato non rischia nulla di più, perché il pericolo di infettarsi al momento è praticamente zero”.

BASSETTI

Più possibilista è il direttore di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, Matteo Bassetti: “Non possiamo dire alla popolazione ‘da domani vi vacciniamo contro il vaiolo’, perché vorrebbe dire che siamo di fronte a un’emergenza. Si può valutare eventualmente una immunizzazione contro il vaiolo sugli operatori sanitari e su alcune categorie a rischio, se ce ne sono. Ma non è il momento di estendere vaccinazione. Aspettiamo come evolvono i casi e poi si deciderà”.

FERRANTE

Il virologo Pasquale Ferrante, professore alla Temple University di Philadelphia e direttore sanitario e scientifico dell’Istituto clinico Città Studi di Milano, ritiene che “un approvvigionamento leggero” di vaccino contro il vaiolo potrebbe essere una possibilità da valutare anche in Italia, ma aggiunge che “queste decisioni devono essere prese dal Governo in accordo con le Regioni, sulla base dell’evoluzione dei numeri”.

Ferrante, tra l’altro, ha ipotizzato che all’origine dei recenti casi emersi possa esserci un’altra possibilità che “al momento si può solo azzardare”, ovvero “che ci sia un’infezione in qualche animale serbatoio non più soltanto africano, ma anche ‘locale’, per esempio un roditore”.

L’ipotesi parte da quanto accaduto nel 2003 negli Stati Uniti, dove furono osservati 47 casi di vaiolo delle scimmie tra gli uomini in seguito all’importazione di roditori dall’Africa, i quali erano poi entrati in stretto contatto con roditori locali.

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