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Tutti i casini del piano europeo di lotta al cancro

La Corte dei conti Ue evidenzia sovrapposizioni tra i progetti finanziati, obiettivi non quantificabili e tagli alle risorse che mettono a rischio l’efficacia del piano europeo di lotta contro il cancro promosso dalla Commissione di Ursula von der Leyen. Estratto dal Mattinale Europeo

 

Dopo la campagna per i vaccini contro il Covid, era stata una delle iniziative faro nel settore della sanità della prima Commissione di Ursula von der Leyen: il piano europeo di lotta contro il cancro. Lanciato nel 2021 ha ricevuto una dotazione iniziale di 4 miliardi di euro fino al 2027. Aveva l’ambizione di affrontare ogni aspetto della lotta alla malattia: prevenzione, individuazione precoce, trattamento, qualità della vita dei pazienti.

CRITICITÀ E DUPLICAZIONI

Tutto molto ambizioso e con elevato valore potenziale, ha detto ieri la Corte dei conti europea. Ma sovrapposizioni e duplicazioni compromettono l’efficacia del piano. Gli auditor hanno rivelato che diversi progetti finanziati dall’Ue, come le applicazioni mobili per la prevenzione e la sensibilizzazione, perseguono obiettivi simili e si rivolgono a gruppi destinatari simili, il che significa che la spesa e gli sforzi sono duplicati e che, di conseguenza, i fondi sono utilizzati in modo inefficiente. Inoltre, alcuni progetti ben concepiti non sono stati seguiti dai governi nazionali.

DEBOLEZZE STRUTTURALI E INCERTEZZE FUTURE

Nel suo rapporto la Corte dei conti ha sottolineato diverse debolezze nella concezione del piano, che manca di obiettivi quantificabili, di un termine ultimo definitivo e di indicatori coerenti. Questo rende difficile misurare i progressi o valutarne l’impatto a lungo termine. La Corte solleva inoltre preoccupazioni in merito al futuro del piano. La dotazione complessiva di EU4Health è stata ridotta di oltre il 35 per cento nel 2024, con un taglio di circa un miliardo di euro, creando incertezza circa l’attuazione del piano fino al 2027.

DISPARITÀ TRA I PAESI DELL’UE

Il rapporto della Corte dei conti sottolinea che permangono notevoli disparità tra i paesi dell’Ue nella loro azione contro il cancro, in particolare per quanto riguarda la prevenzione e lo screening. I tassi di vaccinazione contro il papillomavirus nelle ragazze di età inferiore ai 15 anni, che nell’UE sono in media del 64 per cento, variano dal 7 per cento in Bulgaria al 91 per cento in Portogallo. L’obiettivo dell’Ue è di raggiungere il 90 per cento entro il 2030. In Bulgaria, Estonia e Lettonia i tassi di vaccinazione sono di fatto diminuiti nell’ultimo decennio.

Anche la partecipazione allo screening per il cancro al seno varia notevolmente da un paese all’altro. Se in Danimarca, Finlandia, Svezia e Slovenia supera il 75 per cento, il tasso di partecipazione allo screening resta inferiore al 40 per cento in Romania, Cipro, Slovacchia, Ungheria, Lettonia e Polonia. Ancora più allarmante – secondo la Corte dei conti – è il fatto che oltre la metà dei paesi dell’Ue – tra cui Germania, Francia e Italia – segnala un calo dei tassi di partecipazione allo screening, nonostante siano già al di sotto della media dell’Ue.

(Estratto dal Mattinale Europeo)

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