L’industria farmaceutica italiana continua a correre più del resto del manifatturiero, ma chiede al governo e all’Europa di sciogliere alcuni nodi che rischiano di frenare investimenti, ricerca e crescita. È il messaggio emerso dall’Assemblea pubblica di Farmindustria, svoltasi il 23 giugno all’Auditorium della Conciliazione di Roma sul tema “Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione”.
Ecco che cosa è emerso dall’assemblea dell’associazione confindustriale presieduta da Marcello Cattani
I NUMERI DELLA FARMACEUTICA
La farmaceutica italiana si conferma uno dei principali motori dell’economia nazionale, ma la crescita del settore si confronta sempre più con le tensioni di un contesto globale competitivo, segnato da pressioni sui prezzi, vincoli regolatori e tempi ancora lunghi di accesso all’innovazione. Nel 2025 il comparto ha raggiunto circa 74 miliardi di euro di produzione e 69 miliardi di export, con oltre 72 mila occupati diretti. Negli ultimi dieci anni le esportazioni sono cresciute del 248%, contribuendo in modo rilevante alla performance del Made in Italy e all’obiettivo nazionale dei 700 miliardi di export entro il 2027.
Secondo i dati illustrati da Farmindustria, il comparto rappresenta circa il 2% del PIL e si conferma uno dei settori più rilevanti dell’industria italiana, anche grazie a un’elevata intensità di ricerca e a una crescente specializzazione in biotecnologie, farmaci innovativi e terapie avanzate.
LE QUATTRO PRIORITÀ DEL SETTORE
Nel corso dell’assemblea, il presidente Marcello Cattani ha indicato quattro aree di intervento considerate decisive per la competitività del comparto.
La prima riguarda la politica dei prezzi dei farmaci a livello globale, con particolare attenzione alla cosiddetta “Most Favored Nation” introdotta negli Stati Uniti, che secondo l’associazione sta modificando gli equilibri dell’innovazione e aumentando la pressione competitiva sull’Europa.
Il secondo nodo è il payback farmaceutico, stimato nel 2025 in circa 2,4 miliardi di euro, considerato dalle imprese un elemento di incertezza strutturale per gli investimenti e la programmazione industriale.
Terzo punto, il tema del finanziamento della spesa farmaceutica e dell’accesso all’innovazione, con la richiesta di un approccio basato sul valore delle terapie e sugli esiti clinici, piuttosto che su logiche esclusivamente di contenimento della spesa.
Infine, la riduzione dei tempi di accesso ai farmaci: in Italia trascorrono ancora circa 400 giorni tra l’autorizzazione europea e la disponibilità effettiva delle terapie per i pazienti, a cui si sommano i tempi regionali di inserimento nei prontuari.
IL MANIFESTO PER LA RICERCA CLINICA
Accanto alle quattro priorità, Farmindustria ha presentato un Manifesto per la ricerca clinica, con l’obiettivo di rafforzare la posizione dell’Italia nel contesto europeo.
Il Paese è oggi quarto in Europa per numero di trial clinici, ma presenta ritardi nelle fasi autorizzative e organizzative: in media 148 giorni per l’avvio dell’arruolamento dei pazienti, con un gap rispetto ad altri Paesi come la Spagna. Secondo le stime riportate dall’associazione, questi ritardi si traducono in oltre 10 mila pazienti non arruolati tra il 2022 e il 2025.
Il documento punta a rendere l’Italia un hub europeo della ricerca clinica attraverso un insieme coordinato di interventi: l’accelerazione delle procedure autorizzative per ridurre i tempi di avvio degli studi, un maggiore utilizzo dei dati e della Real World Evidence per valorizzare le evidenze generate nella pratica clinica, il rafforzamento delle competenze STEM per sostenere l’innovazione scientifica, l’introduzione di incentivi stabili alla ricerca e il consolidamento delle partnership tra imprese, università e IRCCS, con l’obiettivo di rendere più integrato ed efficiente l’intero ecosistema della ricerca biomedica.
UN SETTORE SOTTO PRESSIONE REGOLATORIA
Nel complesso, l’assemblea ha confermato la centralità della farmaceutica come settore industriale strategico per l’Italia, ma anche la crescente sensibilità verso il quadro regolatorio europeo e nazionale.
Per Farmindustria, la sfida non riguarda più soltanto la crescita dei volumi, ma la capacità del sistema Paese di garantire stabilità normativa, tempi rapidi di accesso all’innovazione e condizioni competitive per attrarre investimenti internazionali in ricerca e produzione.







