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Terapie domiciliari: tutto sugli antivirali

Antivirali

Le terapie domiciliari sono l’altra faccia, forse meno raccontata, della cura del Covid19. Nei mesi passati i governi di diversi paesi sono stati costretti a imporre lockdown per contenere l’epidemia e impedire la saturazione delle terapie intensive. Tuttavia la maggior parte dei malati di Covid19 non è ricorso alle cure ospedaliere ma ha curato l’infezione in casa. 

Le terapie domiciliari secondo il Ministero della Salute 

Una circolare del ministero della Salute del 26 aprile, che aggiorna la precedente del 30 novembre 2020, stabilisce che le terapie domiciliari prevedano: monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente, misurazione frequente della saturazione di ossigeno; paracetamolo o antinfiammatori non steroidei (Fans). Gli altri farmaci, tra i quali anticorpi monoclonali e cortisone,  possono essere somministrati, tranne rari casi, in ospedale o centri specializzati e sotto stretto controllo medico. 

La “rivoluzione” degli antivirali 

Come scrive il Corriere della Sera la vera rivoluzione sarà quella degli antivirali, così come accaduto per l’Hiv e le epatiti B e C. Diversi gruppi di ricerca stanno studiando farmaci in grado di bloccare il virus, a basso costo e di facile assunzione. Quando arriveranno, la paura di Sars-CoV-2 e dei suoi effetti (anche a lungo termine) potrà essere davvero un brutto ricordo.

Farmaci antivirali: gli Usa investono 3,2 miliardi di dollari 

Gli antivirali sono farmaci che contrastano infezioni virali o forniscono protezione per un certo periodo di tempo. Esercitano un’azione di carattere terapeutico o preventivo, e possono essere somministrati per via orale o attraverso iniezioni. Lo scorso 17 giugno il Governo USA ha reso noto di aver investito 3,2 miliardi di dollari nell’Antiviral Program for Pandemics, al fine di accelerare sviluppo e sperimentazione di farmaci antivirali che “blocchino” la malattia. 

Contro le varianti i vaccini non bastano 

Sebbene la campagna vaccinale stia riscuotendo un indubbio successo i farmaci antivirali potrebbero essere molto utili nel contrasto delle varianti. “Il virus va incontro a mutazioni frequenti – spiega al Sole 24 Ore il prof. Giampiero Mazzaglia, professore associato di Igiene e Sanità pubblica all’Università di Milano Bicocca -. Poiché nonostante le tecnologie attuali permettano di produrre in tempi relativamente brevi vaccini efficaci per nuove varianti potenzialmente resistenti ai vaccini attualmente in uso, sarà essenziale avere a disposizione nel nostro bagaglio terapeutico anche farmaci antivirali in grado di agire contro un’infezione attiva da Sars-Cov-2”. 

Gli antivirali a disposizione 

Al momento l’unico antivirale approvato attualmente dall’Ema, è il Veklury: un medicinale sviluppato dall’azienda Gilead Sciences, utilizzato contro l’epidemia di Ebola. Un antivirale in fase di studio è il Molnupiravir, sviluppato dal colosso della farmaceutica Merck insieme all’azienda biotech Ridgeback Biotherapeutics. È in fase di test e ha fatto emergere risultati promettenti sul tasso di ospedalizzazione e decesso di pazienti che lo avevano ricevuto. I dati definitivi dovrebbero arrivare entro ottobre 2021. Un altro farmaco in fase di studio è l’At-527: un “antivirale orale ad azione diretta che agisce bloccando l’enzima polimerasi dell’Rna virale necessario alla replicazione del virus – dice ancora il prof. Giampiero Mazzaglia –, la cui efficacia e sicurezza sono state testate nel corso degli studi clinici di fase 2 su pazienti affetti da epatite C e, in vitro, sul virus Sars-Cov-2”.

Il rischio di cure fai da te 

L’Agenzia italiana del farmaco lanciato l’allarme per l’uso improprio del Parvulan, un farmaco indicato per il trattamento dell’Herpes Zoster, e che viene utilizzato anche nella profilassi contro il Coronavirus. II farmaco è illegale in Italia perché non autorizzato, ma è registrato e commercializzato in Brasile. A prescriverlo non sono certo i medici, il Parvulan viene impiegato come “rimedio fai da te” da parte degli scettici nei confronti della medicina ufficiale. Gli Uffici di sanità marittima, aerea e frontaliera (Usmaf) del Ministero della Salute si sono accorti di richieste sospette di importazione di Parvulan. “L’utilizzo del medicinale nella profilassi” del Sars-CoV-2 “non è sostenuto dalle benché minime evidenze di efficacia e sicurezza” e “rappresenta un potenziale pericolo per la salute delle persone“, avverte l’Aifa in un parere della Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia.

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