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Covid, che fine hanno fatto gli antivirali

Antivirali Covid

Gli antivirali contro il Covid sono poco utilizzati. Ecco una possibile spiegazione e i dati dell’ultimo monitoraggio Aifa

 

Si pensava che fosse tutta colpa della burocrazia, delle procedure lente e contorte e, invece, gli antivirali contro il Covid – Paxlovid di Pfizer, in particolare, in quanto più efficace – vengono ancora utilizzati pochissimo a quanto risulta dall’ultimo monitoraggio effettuato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) nel periodo 1-7 giugno.

UNA PROCEDURA PIÙ SNELLA MA INSUFFICIENTE

Paxlovid per essere efficace deve essere assunto entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi e fino a poco tempo fa per un paziente non era sufficiente recarsi in farmacia con la ricetta, ma doveva essere indirizzato dal suo medico in una farmacia ospedaliera o nei centri ospedalieri specializzati.

Tuttavia, per ricevere questo antivirale è necessario avere almeno 18 anni, non essere positivi all’Hiv e non essere affetti da compromissione renale ed epatica severa. Inoltre, il paziente deve presentare almeno una patologia importante che, unita al virus, potrebbe portare a una evoluzione grave della malattia.

Aifa comprende le persone affette da tumore ‘in fase attiva’, insufficienza renale cronica, broncopneumopatia severa, immunodeficienza primaria o acquisita, obesità, scompenso cardiaco, malattia coronarica, cardiomiopatia e diabete mellito non compensato.

L’UTILIZZO DI PAXLOVID

Nonostante le semplificazioni nella procedura, Paxlovid continua a essere poco prescritto dai medici. Dall’inizio del monitoraggio (gennaio 2022), la pillola anti Covid di Pfizer, che ha mostrato un’efficacia dell’88% anche contro Omicron, è stata somministrata solo a 17.839 persone.

L’Italia ha acquistato 600 mila trattamenti.

Considerando sempre la settimana 2-8 giugno, persistono le differenze regionali, dal Lazio che ne prescrive più di tutti (83 richieste), seguito dalla Lombardia (67) alla Basilicata (3), Umbria (1) e le province autonome di Bolzano (1) e Trento (0) che chiudono la classifica.

PERCHÉ NON LO USIAMO?

Si ipotizza che, oltre al fatto che i requisiti per ricevere Paxlovid sono molto stringenti, il poco utilizzo sia dovuto anche alla tipologia dei casi risultati positivi al tampone registrati negli ultimi mesi.

A sostenerlo è Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale vicario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) e segretario Provinciale della Fimmg Roma: “Almeno qui da noi – ha spiegato a Quotidiano sanità – fino all’inizio della scorsa settimana ricevevano un tampone positivo per lo più persone giovani e in salute, quindi non idonee a ricevere il Paxlovid, oppure i grandi anziani. Molti di questi avevano però un quadro sanitario complicato con molte comorbidità. Un trattamento con Paxlovid avrebbe reso necessario sospendere almeno per una settimana tutte le altre terapie. Sotto il profilo del rapporto rischio/beneficio si preferiva quindi non prescrivere l’antivirale ma optare per il ricorso agli anticorpi monoclonali”.

QUALCOSA STA CAMBIANDO?

Tuttavia, secondo Bartoletti, i casi stanno cambiando, infatti a Quotidiano sanità ha dichiarato: “In meno di una settimana – dallo scorso mercoledì ad oggi – io ho già fatto 8 prescrizioni per Paxlovid. Adesso, quando nessuno se lo aspettava, stanno aumentando velocemente i casi e si sta alzando l’età media dei positivi. La tendenza è in aumento. Abbiamo un problema legato al fatto che questa è una variante molto più diffusiva”.

L’esperto difende la scelta dell’Italia di opzionare 600 mila trattamenti, che ritiene “prudenziale e corretta” perché “un virus respiratorio che con 35 gradi all’ombra circola in questo modo io non l’avevo mai visto. Questo virus ci ha insegnato che dobbiamo stare sempre un passo avanti”.

GLI ALTRI ANTIVIRALI: MOLNUPIRAVIR E REMDESIVIR

Delle 50 mila dosi acquistate di Molnupiravir, l’antivirale di Merck, l’Italia ha utilizzato finora 29.535 trattamenti. La sua efficacia, però, si ferma al 30%.

Per quanto riguarda, invece, Remdesivir, antivirale che richiede l’ospedalizzazione perché somministrato per via endovenosa, sono stati usati 10.815 trattamenti.

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