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Stati Uniti e Israele vaccinano i bambini. L’Italia imporrà l’obbligo anti Covid?

Covid Bambini

Negli Stati Uniti le infezioni da Covid tra i più piccoli sono aumentate del 32% e in Israele la metà dei nuovi casi riguarda i bambini. L’Italia per procedere alla vaccinazione della fascia di età 5-11 attende il parere dell’Ema ma non mancano le anticipazioni

 

Vaccinare anche i bambini contro il Covid oppure no? La risposta ormai dovrebbe essere questione di giorni. L’agenzia europea dei medicinali (Ema) ha infatti annunciato poco tempo fa che avrebbe dato il suo parere lunedì prossimo, il 29 novembre, ma Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), non esclude che possa essere anticipato.

Intanto, Stati Uniti e Israele (ma non solo), hanno già dato avvio alle vaccinazioni dei bambini tra i 5 e gli 11 anni e l’Italia non ha intenzione di farsi trovare impreparata. Anzi, non è ancora arrivata la risposta dell’Ema che già si parla di obbligo vaccinale per i più piccoli. Ma Aifa e ministero della Salute sembrano su due posizioni diverse.

COSA SUCCEDE IN ITALIA

L’Italia è già pronta ai blocchi di partenza. “L’Ema potrebbe anticipare una decisione già tra oggi e domani”, ha detto Palù a SkyTg24 e, in tal caso, le somministrazioni ai più piccoli potrebbero iniziare anche da lunedì. Come ha spiegato il Presidente dell’Aifa, dopo la decisione dell’Ema, “può arrivare una decisione dell’Aifa entro 24 ore”.

SARÀ SCONTRO TRA AIFA E MINISTERO DELLA SALUTE SULL’OBBLIGO VACCINALE PER I BAMBINI?

Palù, secondo quanto riporta Agi, non escluderebbe l’obbligo del vaccino anti Covid per la fascia 5-11 anni. “Si tratta – ha spiegato a SkyTg24 – di una valutazione che verrà fatta progressivamente, ponderata con rischi e benefici”.

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, tuttavia, ha fatto sapere che il vaccino ai bambini non sarà obbligatorio. “L’adesione”, scrive SkyTg24, “avverrà su base volontaria, ma resta comunque molto importante”. Questo virus, ha detto Sileri, “è meglio non incontrarlo in nessuna fascia d’età e, se proprio devi incontrarlo, meglio incontrarlo da vaccinato”.

I CONTAGI TRA I BAMBINI IN ITALIA

Palù ha poi ricordato che i numeri stanno cambiando anche tra i più piccoli: “Se prima il 2% dei bambini contraeva l’infezione con la variante Alfa, oggi stiamo arrivando al 25-30%. I dati dell’epidemia ci stanno dicendo che la categoria da 4 a 11 anni è quella che presenta il maggior numero di casi incidenti. Ci sono bambini ricoverati che non hanno patologie concomitanti, ci sono dei bambini che sviluppano una sindrome infiammatoria multisistemica, cioè vari organi”.

COSA È CAMBIATO

I bambini ora, secondo Palù, sono più esposti al virus a causa della variante Delta: “Guardiamo all’incidenza: l’anno scorso i bambini non si infettavano, trasmettevano pochissimo. Ora la situazione è diversa: il virus infetta anche i bambini, anche se non si ammalano molto. Bisogna sempre fare una valutazione rischio-beneficio”.

EFFICACIA E SICUREZZA DEI VACCINI

“Il rischio dell’infezione – ha concluso Palù – sta diventano molto superiore al rischio del vaccino, che negli studi non esiste”.

Anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) Silvio Brusaferro ha rassicurato sui vaccini: “Superano tutti test e valutazioni molto rigorose. Sono sicuri ed efficaci, non sono prodotti sperimentali”.

I PARERI DI MAGRINI (AIFA) E LOCATELLI (CTS)

È d’accordo con lui anche il direttore dell’Aifa Nicola Magrini: “Il vaccino per i bambini non sarà presentato come un gesto di altruismo per frenare la circolazione del virus: è importante per proteggere loro stessi”.

Gli fa eco il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli, che sostiene che si debba vaccinare i bambini “per proteggerli da forme gravi o prolungate – rare ma presenti – al fine di garantire la frequenza scolastica e per tutelare i loro spazi sociali”.

COSA SUCCEDE NEGLI STATI UNITI

Negli Stati Uniti, dove lo scorso 29 ottobre la Food and Drug Administration (Fda) ha dato il via libera alla somministrazione del vaccino di Pfizer anche nei bambini di età compresa fra i 5 e gli 11 anni, l’associazione dei pediatri americani ha comunicato che questa settimana le infezioni da Covid tra i più piccoli sono aumentate del 32% rispetto a due settimane fa.

Per la quindicesima settimana consecutiva, si legge sul sito dell’associazione, i casi tra i bambini sono superiori a 100.000. Dall’inizio della pandemia, i bambini hanno rappresentato il 16,9% del totale dei casi.

E IN ISRAELE?

Anche in Israele ieri è arrivata l’autorizzazione per vaccinare i bambini e, secondo quanto riportato da SkyTg24, sarebbero migliaia gli appuntamenti già prenotati. Il premier israeliano Naftali Bennett ha voluto rassicurare i genitori più preoccupati: “Sono consapevole che ci sia una certa sensibilità su questo argomento. Ci sono molte persone che hanno paura di vaccinare i bambini e queste non sono necessariamente dei no-vax o chi crede alle teorie cospirazionistiche. La mia risposta a queste preoccupazioni è totale trasparenza”.

La decisione di seguire le orme degli Stati Uniti è arrivata in un momento in cui dati del ministero della Salute israeliano mostrano che molti dei nuovi contagi riguardano proprio bambini e adolescenti, in particolare nella fascia di età 5-11, che costituiscono quasi la metà degli attualmente infetti nel Paese.

I RISULTATI DI PFIZER

Secondo uno studio condotto da Pfizer e realizzato su 2.268 bambini di età tra i 5 e gli 11 anni, il suo vaccino è efficace quasi al 91% nel proteggere dall’infezione e gli effetti collaterali temporanei sono dolore al braccio o febbre. Il dosaggio somministrato però è inferiore a quello degli adulti: per i bambini la dose è pari a 10 microgrammi anziché 30. Le due iniezioni vengono fatte a distanza di 21 giorni.

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