Sanità

Sanofi, Irbm, Reithera: il ruolo dell’Italia per il vaccino anti Covid

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Sanofi, Catalent, Irbm e Reithera lavorano, in Italia, al vaccino anti Covid-19. Ecco il ruolo che ha ogni singola azienda

 

Anche l’Italia ha un ruolo chiave per lo sviluppo, la produzione e il confezionamento dei vaccini anti Covid. Oggi lo stabilimento Sanofi di Anagni ha inaugurato le linee di produzione del farmaco sviluppato dalla francese Sanofi in collaborazione con la casa farmaceutica britannica Gsk (che ha lo zampino anche nella fondazione Tls che sarà finanziata dal governo Conte).

In Italia verrà infialato, presso la Catalent di Anagni, il vaccino messo a punto dall’Università di Oxford in collaborazione con l’italiana Irbm e prodotto da Astrazeneca. E sempre in Italia, Reithera, di proprietà di Keires Ag, società del settore finanziario con sede a Basilea, ha sviluppato, in collaborazione con lo Spallanzani, un vaccino che viene testato e prodotto nel nostro Paese.

Andiamo per gradi.

SANOFI AVVIA AD ANAGNI LA PRODUZIONE DEL VACCINO

Partiamo dalle novità sul tema. Sanofi ha inaugurato, oggi, le linee di produzione per il candidato vaccino contro il Coronavirus, sviluppato e sperimentato dal gruppo francese in collaborazione con la casa farmaceutica britannica GSK, GlaxoSmithKline. Si tratta di un vaccino a Dna-ricombinante in subunità, basato su una tecnologia già utilizzata per la produzione del vaccino antinfluenzale quadrivalente ricombinante che consentirà di produrre un numero notevolmente maggiore di dosi.

L’hub italiano è stato scelto, ha detto Alessandro Galassini, direttore dello stabilimento Sanofi di Anagni, insieme a quelli di Francia e Germania per la produzione e realizzazione delle dosi di vaccino. Quello di Anagni “risulterà il primo (stabilimento, ndr) in Europa a mettere in campo il vaccino”, spiega l’azienda.

CATALENT

E sempre ad Anagni ha acceso i motori l’americana Catalent, fornitore globale di tecnologie di consegna, sviluppo, produzione di farmaci, prodotti biologici, terapie geniche e prodotti per la salute dei consumatori. La società ha siglato con Astrazeneca un contratto per infialare le dosi di vaccino prodotto proprio da Astrazeneca e messo a punto dall’Università di Oxford e dall’italiana Irbm.

IRBM

Irbm, società fondata nel 2009 a Pomezia, operante nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica, guidata da Piero Di Lorenzo, presidente e ceo dell’azienda, ha collaborato con lo Jenner Institute dell’Università di Oxford alla messa a punto del vaccino prodotto da Astrazeneca. Con lo Jenner Institute Irbm ha, da oltre dieci anni, un rapporto consolidato.

VACCINO ASTRAZENECA ALLA VALUTAZIONE DELL’EMA

Il vaccino, a base di vettore dell’adenovirus, si chiama AZD1222 ed è attualmente, allo studio dell’Ema. L’agenzia europea per i medicinali ha iniziato ad analizzare i dati del vaccino contro il Covid-19. E’ il primo candidato che arriva a questa fase. “L’inizio della ‘rolling review – spiega l’Ema – vuol dire che il comitato per i medicinali umani ha iniziato a valutare il primo set di dati, che viene dagli studi di laboratorio (non dai dati clinici)!”.

REITHERA

A Castel Romano lo stabilimento di Reithera, società biotech controllata da Keires Ag, società del settore finanziario con sede a Basilea, ha realizzato, sviluppato e prodotto un vaccino anti Covid, in collaborazione con l’Istituto Nazionale per le malattie infettive, Lazzaro Spallanzani di Roma.

Il vaccino, dal 24 agosto, è in sperimentazione di fase 1, a Roma, presso l’istituto Spallanzani e presso il Centro Ricerche Cliniche di Verona, ma ReiThera sta già predisponendo la produzione su larga scala delle dosi di vaccino.

Reithera tra l’altro ha ricevuto in Italia il primo finanziamento in leasing garantito da Sace, mentre Irbm nonostante il forcing istituzionale su Cdp e governo non ha ottenuto i sostegni chiesti dal numero uno di Irbm, Piero Di Lorenzo.

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