Innovazione

Rino Rappuoli, chi è l’uomo di Gsk perno della fondazione Tls anti Covid finanziata dal governo

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Rino Rappuoli

Tutti i dettagli sul curriculum di Rino Rappuoli, Chief Scientist and Head External R&D di GSK Vaccines a Siena e capo del progetto di ERC Advanced Grant OMVac della fondazione Tls che sarà finanziata dal governo

Se c’è qualcuno che può trovare una cura per il Covid in Italia è Rino Rappuoli. O per lo meno lo spera l’esecutivo, che ha deciso di finanziare la no profit Toscana life sciences-Tls per la sua ricerca sugli anticorpi monoclonali. Cinquanta milioni di euro ora, 380 in tutto a favore della ricerca di una soluzione alternativa al vaccino di Oxford. Non una speranza vana, quella del governo, che intanto ha mandato avanti Invitalia controllata dal Mef e guidata dall’ad, Domenico Arcuri, per il sostegno alle promettenti realtà fiorite a Siena, ma supportata dall’incredibile curriculum dello scienziato italiano cui già si devono le prime immunizzazioni di massa che hanno quasi azzerato i casi di difterite, meningite batterica e pertosse nei Paesi avanzati.

SIENA CAPUT MUNDI CONTRO I VIRUS

Curioso che anche Rappuoli sia senese, esattamente come Fabrizio Landi di Tls, classe 1952 (un anno più di Landi). Con Rappuoli e Landi, e quindi Tls e GlaxoSmithKline-Gsk, Siena ritorna a essere in prima linea nella lotta alle pandemie, siano dovute ai virus oppure ai bacilli. La sfida al Covid arriva infatti proprio dalla città che, nella prima metà del Trecento, era potenza indiscussa del Continente e iniziò la costruzione della più imponente cattedrale del mondo per dimostrarlo a tutti. Costruzione interrotta però nel 1348, quando alle porte di Siena bussò la peste. La città in pochi mesi perse oltre due terzi della popolazione e sparì per sempre dalla scena internazionale. Non aveva più motivo per completare un’opera così maestosa: il transetto di quella che sarebbe dovuta diventare la cattedrale più monumentale dell’epoca fu riciclato e divenne “la cattedrale”, ancora oggi visibilmente incompleta. Sarà forse questo antico legame con le pandemie che ha permesso alla città di partorire tanti scienziati impegnati proprio nella lotta a microbi e virus. Rappuoli ha iniziato la sua carriera, giovanissimo, appena laureato, all’età di 26 anni, entrando come ricercatore alla Sclavo di Siena, azienda produttrice di vaccini. In appena 14 anni, nel 1992, era già divenuto direttore della ricerca della società che, in quegli stessi anni, veniva acquisita dall’americana Chiron Corp.

CHI È RINO RAPPUOLI

Scopritore del vaccino contro meningococco B e C e quello contro la pertosse, Rino Rappuoli al grande pubblico probabilmente non dirà granché, perché alle vetrine internazionali ha sempre preferito i vetrini del laboratorio, ma è uno dei microbiologi più citati nei libri di testo e nelle ricerche scientifiche al mondo. Insomma, un vero e proprio luminare. In piena pandemia da virus H1N1 ha scritto il libro “I vaccini dell’era globale”.

L’IMPEGNO UMANITARIO E ORA LA LOTTA AL COVID

Per sostenere le vaccinazioni nei Paesi poveri e privi di risorse ha fondato il Novartis Vaccines Institute for Global Health, un’organizzazione senza fini di lucro che sviluppa vaccini per i Paesi in via di sviluppo. Ma adesso è l’uomo al fronte nella guerra contro il Covid-19: «Siamo tra i primi gruppi al mondo ad essere arrivati a questo punto, e abbiamo un anticorpo più potente del 90% rispetto a quelli individuati da altri ricercatori», ha recentemente dichiarato Rino Rappuoli a Repubblica. Chi volesse saperne di più sulla cura allo studio e non teme l’inglese, può approfondire guardando questo video.

COSA FANNO GSK E TLS

«È molto interessante quello che si fa qui — ha raccontato Rino Rappuoli al quotidiano diretto da Maurizio Molinari— abbiamo una decina di persone, anche studenti appena laureati, che stanno facendo cose competitive con i migliori gruppi di ricerca al mondo. Dimostriamo che anche in Italia certi obiettivi si possono raggiungere, che i nostri giovani non devono andare fuori per affermarsi e anzi sono spinti a tornare indietro se si trovano all’estero». Gsk Italia, 1,8 miliardi di euro di fatturato, continua a crescere e a rappresentare un punto di riferimento mondiale. Soltanto l’anno scorso Gsk aveva deciso di scommettere proprio sulla filiale italiana (che da sola nel 2018 ha distribuito 47 milioni di dosi di vaccini, esportati in 54 Paesi), forse proprio grazie alla presenza di Rappuoli, staccando un assegno da 40 milioni di euro e inaugurando una nuova struttura da 8.700 mq, dotata di 500 postazioni di lavoro (di cui 300 in laboratorio) per lo sviluppo clinico dei vaccini e per la loro distribuzione.

L’IDEA DELLE “ARMI BIOLOGICHE” CONTRO IL COVID

È a Rino Rappuoli, coordinatore del Mad Lab (Monoclonal Antibody Discovery) che si compone di appena 11 “super scienziati” di Toscana Life Sciences, a Siena, nonché chief scientist e head external R&D di GlaxoSmithKline – Gsk Vaccines, che si dive l’intuizione di usare «armi biologiche che combattono il virus», come aveva dichiarato al Corriere qualche tempo fa (si veda agenzia Adnkronos per approfondire). «Abbiamo identificato 450 anticorpi in grado di neutralizzare il Coronavirus, ma la maggior parte ha un effetto limitato per cui sarebbe necessario, una volta ottenuto il farmaco, ricorrere a dosi altissime per curare i positivi, per via endovenosa. Gli anticorpi super potenti (per capirsi, mille volte più della media degli altri) sono in grado di sconfiggere Sars-CoV-2 anche se somministrati in piccole quantità, con una semplice iniezione sottocutaneo. Il nostro obiettivo adesso è produrre un farmaco, dal migliore di questi tre anticorpi, che possa far guarire i pazienti positivi al coronavirus in pochi giorni, con una dose da i millilitro che si può assumere anche a casa».

“FARMACO COMPLEMENTARE AL VACCINO”

L’ultima uscita pubblica di Rino Rappuoli, l’uomo del momento, soltanto pochi giorni fa: ha tenuto una relazione al Rotary Club Siena Est, di cui è socio onorario. «Il farmaco – ha spiegato il professore ai presenti – sarà complementare al vaccino, che ha bisogno di circa 45 giorni per garantire la protezione da quando viene somministrato». Qualche anno fa Rappuoli si era aggiudicato lo European Inventor Award per il Lifetime Achievement, un premio che l’Epo (l’Ufficio europeo per i brevetti) assegna alle migliori innovazioni.

IL NEMICO DELLA SCIENZA? LA BUROCRAZIA

«Ho passato gran parte della mia vita lavorando in centri di ricerca aziendali, così ho potuto superare gli ostacoli burocratici e trasformare le scoperte in prodotti reali che possono avere un impatto sulle persone», dichiarò in una vecchia intervista il microbiologo. Ora però, col Covid-19, il paradigma sembra sovvertito e la burocrazia sembra essersi messa al servizio della ricerca.

LE SCOPERTE IN CAMPO SCIENTIFICO

Secondo un importante sito di riferimento per gli addetti al settore, Biotecnologia.it, Rino Rappuoli ha «rivoluzionato per ben due volte le tecniche conosciute di produzione dei vaccini, applicandovi le scoperte della biotecnologia, permettendo risultati altrimenti impossibili ed un significativo abbattimento dei tempi della ricerca».  Infatti, «è stato il gruppo di lavoro di Rino Rappuoli, alla Chiron di Siena, a realizzare (e commercializzare nel 1993) il primo vaccino “acellulare” al mondo, contro la pertosse, prodotto tramite tecniche di DNA ricombinante». E, ancora, «nel 1998, ha perfezionato ulteriormente il contributo della biotecnologia alla produzione di vaccini. A partire dalla mappatura del genoma (non di quello umano, ma dei microrganismi da cui ci si vuole proteggere), ha inventato una tecnica, nota come “reverse vaccinology” consistente nella realizzazione di un vaccino attraverso un percorso inverso a quello tradizionale».

L’UOMO CHE HA RIVOLUZIONATO IL PROCESSO PASTEUR

Insomma, fino all’intervento di Rino Rappuoli con i suoi ibridi creati al laboratorio che contengono proteine e parte del Dna del batterio, il processo seguiva da ormai un secolo il concetto adottato da Louis Pasteur intorno al 1880: i medici iniettavano versioni “attenuate” o “inattivate” dell’agente patogeno, permettendo al sistema immunitario di riconoscerlo e preparare una difesa. Capirete bene dunque la portata rivoluzionaria dei suoi studi. E perché, se c’è un uomo da schierare nell’avanguardia nella lotta al Covid, quello è lui.

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