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Quale scuola a settembre con le varianti Omicron?

Scuola

L’intervento di Francesco Provinciali sull’assenza di programmazione per il rientro a scuola. Cosa si sa e cosa no

 

La scuola 4.0 avanza solo nei documenti del Pnrr, quella militante attende di fare i conti con la riapertura di settembre. Il gap che separa la teoria dalla pratica è un problema ricorrente in Italia ma spesso irrisolto.

Verrà istituita la “Scuola di alta formazione per il personale docente e ATA” con ambiziosi progetti di aggiornamento in servizio che si affiancherà alla già ridondante burocrazia che pervade il Ministero e le scuole. Il timore è tuttavia di ritrovare i problemi di sempre: organici carenti, classi pollaio, disabili senza sostegno e – per il terzo anno consecutivo – il Covid alle porte e la DaD dietro le quinte.

Mentre il consulente del Ministro della Salute, il professor Walter Ricciardi, preannuncia un autunno ad alto tasso di contagi e gli esperti raccomandano la quarta dose, arrivano le varianti Omicron BA.5 e BA.2.75 e i presidi denunciano il ritardo del piano di aerazione delle aule: il Ministro dell’istruzione doveva presentarlo in primavera ma non è ancora pronto. In quali condizioni riapriranno gli istituti scolastici non è dato sapere: intanto si prenda nota che i lavoratori fragili della scuola – a cui non sono state rinnovate le tutele scadute il 30 giugno – dovranno ripresentarsi al suono della campanella senza protezione normativa della loro condizione patologica, ma con in mano un certificato di inidoneità al lavoro in presenza.

Una nota informale della Funzione Pubblica demanda ai dirigenti le decisioni da assumere ma in una situazione di legge non rinnovata essi dovranno ricorrere al cilindro del prestigiatore o alla sfera di cristallo.

Nonostante un odg approvato dal Parlamento, il Governo non ha ancora deciso nulla. Chiaramente la sovraesposizione al contagio dei lavoratori fragili si sommerà a quella della popolazione scolastica al rientro dalle vacanze: mandati al macero i banchi a rotelle, gli scienziati hanno insistito sulla ventilazione nelle aule ma in mancanza di un piano del Ministro Bianchi resta solo l’ipotesi di tenere aperte le finestre, compresa la stagione invernale.

Quasi certamente ritorneranno in uso le mascherine, con i soliti distinguo senza alcuna base scientifica. Da decenni le figure del medico scolastico e dell’assistente sanitaria sono scomparse dai radar: almeno sul piano della profilassi e del controllo avrebbero svolto un ruolo di supporto alle difficoltà organizzative.

Ma né Bianchi né Speranza ne hanno mai parlato. Recentemente anche Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, ha reso noto che “a meno di due mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico, non c’è ancora uno straccio di programmazione e intervento in chiave prevenzione pandemia: si tratta di una mancanza particolarmente grave, perché significa che le esperienze fallimentari degli ultimi due anni, con le scuole impreparate e immutate rispetto al pre-Covid19, non ci hanno insegnato nulla”.

Le incognite sono enormi e mentre la politica si prepara alla campagna elettorale, dirigenti scolastici, docenti, genitori e alunni ritroveranno i problemi di sempre, a cominciare dai contagi dilaganti.

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