Sanità

Piano pandemico, che cosa cercano magistrati e Guardia di Finanza

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Le ultime mosse della Procura di Bergamo e della Guardia di Finanza sul caso del piano pandemico vecchio. Il post di Sigfrido Ranucci (conduttore di Report) e il punto dell’Agi

 

Post di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report (Rai3):

Questa mattina intorno alle 9:30 la Guardia di Finanza si è presentata presso gli uffici romani del Ministero della Salute a Trastevere e all’Eur su mandato della Procura di Bergamo per acquisire tutta la documentazione dal 2006 ad oggi sul mancato aggiornamento del piano pandemico e sulla sua applicazione all’inizio della prima ondata Covid-19.

Risultano in corso accessi anche agli uffici di Claudio D’Amario, oggi al Dipartimento sanità abruzzese ma Direttore della Prevenzione nazionale a inizio epidemia, e della ASST di Bergamo. Le ipotesi di reato sono epidemia colposa e falso.

In concomitanza con le convocazioni in Procura di numerosi dirigenti del Ministero e dello stesso ministro Speranza, avvenute negli scorsi giorni, segnali di nervosismo circolavano a Lungotevere Ripa: alcuni osservatori hanno letto l’indicazione ministeriale del 2009 come prima data di aggiornamento del piano pandemico, trapelata con una bozza confidenziale, come un modo di scaricare le responsabilità su Ranieri Guerra, ex DG Prevenzione e oggi numero due dell’OMS.

A sua volta Ranieri Guerra aveva detto all’AGI che il governo già nei primi mesi del 2020 aveva a disposizione un Piano anti-Covid, smentendo il CTS che aveva parlato di semplici scenari.

Fonti interne raccontano di una frenetica attività durante le feste natalizie per redigere un nuovo piano pandemico.

L’acquisizione di documenti interni e riservati potrebbe portare a una svolta nelle indagini e fare luce su quanto accaduto nelle prime settimane del 2020, inchiodando i responsabili di eventuali mancanze.

Report tornerà sulla vicenda del piano pandemico e sulle contraddizioni dell’OMS nella puntata del 25 gennaio.

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IL PUNTO DELL’AGI:

Con le acquisizioni e i sequestri, soprattutto di materiale informatico, al Ministero della Salute, all’Istituto Superiore della Sanita’, in Regione Lombardia e nelle Ats di Milano e Bergamo, la Procura vuole ricostruire se ci siano state lacune tali da configurare l’ipotesi di omissione in atti d’ufficio in relazione al piano pandemico e alla sua ‘applicazione’ in ambito territoriale

Attivita’ della Guardia di Finanza sono in corso anche nell’Asst di Seriate da cui dipende l’ospedale di Alzano Lombardo, chiuso e riaperto dopo 3 ore il 23 febbraio. Da considerare, nel caso dell’ipotesi di omissione, la competenza territoriale che potrebbe spostarsi a Roma almeno per quanto riguarda il presunto mancato aggiornamento del piano nazionale del 2006. Stando a quanto riferito all’AGI da fonti investigative, decisive per far scattare l’interesse sul tema da parte del pool guidato dal procuratore Antonio Chiappani sono state le dichiarazioni rese a Report e poi ad altre testate di Francesco Zambon, il funzionario dell’Oms che ha denunciato il numero due dell’Organizzazione, Ranieri Guerra, accusandolo di aver cercato di costringerlo a posticipare la data del piano al 2017 per farlo sembrare aggiornato.

Un tentativo portato avanti, questa l’idea di Zambon che e’ stato sentito dai pm cosi’ come Guerra, per tutelarsi dal momento che quest’ultimo era direttore della Prevenzione al Ministero della Salute negli anni del mancato aggiornamento. Le acquisizioni di oggi si spiegano col la convocazione per il 20 gennaio di 4 alti dirigenti del Ministero: l’attuale direttore generale Giuseppe Ruocco, il suo predecessore Claudio D’Amario, e altri due dirigenti coinvolti nella preparazione del piano, Francesco Maraglino e Anna Caragha. La Gdf e’ entrata in tutti i loro uffici. Secondo la ricostruzione della Procura, l’alert del 5 gennaio dell’Oms e la dichiarazione di fine gennaio sulla pandemia avrebbero dovuto far scattare l’applicazione delle fasi successiva alla 3 del piano pandemico.

Gli inquirenti vogliono capire se la Regione e le Ats abbiano recepito le indicazioni generali nei piani di dettaglio, cosi’ come avrebbero dovuto fare, e, tra le altre cose, come mai gli antivirali previsti dal piano fossero in un deposito del Ministero vicino a Roma in condizioni di degrado. Guerra aveva assicurato ai pm durante la sua deposizione che le scorte di antivirali erano pronte.
L’esistenza di un piano di dettaglio, ragionano in Procura, avrebbe potuto portare a un triage nell’ospedale di Alzano dove invece pazienti ‘puliti’ e ‘sporchi’ si mischiarono innescando una miccia che avrebbe poi dato origine al focolaio nella zona piu’ piegata dal Covid.

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