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Perché ha fatto flop il farmaco di Zealand e Roche per la perdita di peso

Le azioni di Zealand Pharma crollano dopo i risultati dello studio di fase 2 sul farmaco contro l’obesità petrelintide sviluppato con Roche, mentre i dati sull’efficacia restano sotto le aspettative degli investitori rispetto ai trattamenti rivali di Eli Lilly e Novo Nordisk. Fatti, numeri e commenti

 

Dopo la pubblicazione dei risultati di uno studio clinico di fase intermedia sul farmaco sperimentale contro l’obesità petrelintide, sviluppato insieme a Roche, le azioni della biotech danese Zealand Pharma sono crollate. I dati infatti hanno mostrato una perdita di peso inferiore alle aspettative del mercato, alimentando dubbi sulla competitività della terapia in un settore dominato da Novo Nordisk ed Eli Lilly.

LA REAZIONE DELLA BORSA

Venerdì scorso il titolo di Zealand Pharma ha registrato una forte flessione a Copenaghen dopo la diffusione dei dati clinici, arrivando a perdere oltre il 30% e avviandosi verso la peggiore giornata di contrattazioni della sua storia. Il calo ha portato il titolo ai livelli più bassi dall’agosto 2023 e ha cancellato circa 8,3 miliardi di corone danesi, pari a circa 1,3 miliardi di dollari, dalla capitalizzazione di mercato della società.

Anche Roche ha risentito della notizia, con le azioni del gruppo svizzero che sono scese fino a circa il 3% nelle contrattazioni iniziali dopo la pubblicazione dei risultati.

I RISULTATI DELLO STUDIO SU PETRELINTIDE

Secondo i dati diffusi dalle aziende e riportati da Reuters, il farmaco sperimentale petrelintide ha portato a una perdita di peso fino al 10,7% dopo 42 settimane di trattamento in uno studio di fase intermedia condotto su 493 pazienti. Nel gruppo trattato con placebo, la riduzione media del peso è stata dell’1,7%.

Il risultato è stato considerato inferiore alle attese degli investitori, che in precedenza avevano indicato una perdita di peso tra il 12% e il 13%, al netto dell’effetto placebo, come soglia per rendere il trattamento competitivo con i farmaci rivali. Anche gli analisti di Barclays citati dal Financial Times hanno definito i dati “deludenti”, perché inferiori alla riduzione del 13%.

IL CONFRONTO CON I FARMACI RIVALI

I risultati sono stati confrontati con quelli di altri trattamenti sperimentali contro l’obesità. In particolare, il candidato farmaco di Eli Lilly basato sull’amilina, eloralintide, ha mostrato una perdita di peso fino al 20,1% dopo 48 settimane in uno studio di fase intermedia.

Secondo l’analista di Morningstar Karen Andersen, “l’efficacia in termini di perdita di peso è chiaramente inferiore a quella osservata per eloralintide – ma è anche molto difficile confrontare questi studi, perché le donne rispondono molto meglio al trattamento”. Andersen ha inoltre sottolineato che le donne rappresentavano il 53% dei partecipanti nello studio di Zealand contro il 78% in quello di Lilly.

Tuttavia, anche tenendo conto di questa differenza nella composizione dei campioni, per Andersen, l’eloralintide probabilmente mantiene comunque un vantaggio in termini di efficacia rispetto ai concorrenti.

UN MERCATO IN RAPIDA ESPANSIONE

La competizione tra le aziende farmaceutiche si inserisce in un mercato dei farmaci per la perdita di peso in forte crescita, che secondo le stime potrebbe generare decine di miliardi di dollari all’anno.

Attualmente il settore è dominato da trattamenti come Wegovy e Ozempic di Novo Nordisk e Mounjaro e Zepbound di Eli Lilly, farmaci appartenenti alla classe dei GLP-1 che riducono l’appetito agendo sugli ormoni intestinali.

Petrelintide utilizza invece un meccanismo diverso: il farmaco imita l’ormone amilina, che favorisce il senso di sazietà e rallenta lo svuotamento gastrico. Studi precedenti suggeriscono che i trattamenti basati su questo ormone potrebbero causare meno effetti collaterali rispetto ai farmaci GLP-1.

EFFETTI COLLATERALI E TOLLERABILITÀ

Nonostante la delusione sul fronte dell’efficacia, lo studio ha infatti mostrato risultati positivi in termini di tollerabilità. L’azienda, scrive il Ft, ha riferito che gli effetti collaterali sono stati simili a quelli del placebo e che non si sono verificati casi di vomito né interruzioni del trattamento dovute a problemi gastrointestinali alla dose massima.

Roche ha inoltre indicato che i pazienti hanno riportato “quasi nessuna” nausea una volta raggiunta la dose di mantenimento e solo il 4,8% dei partecipanti trattati con petrelintide ha abbandonato lo studio a causa di effetti collaterali.

L’ACCORDO TRA ROCHE E ZEALAND

Petrelintide rappresenta l’elemento centrale della collaborazione tra Roche e Zealand Pharma. L’azienda svizzera ha ottenuto i diritti condivisi di sviluppo del farmaco attraverso un accordo di collaborazione e licenza firmato nel 2025 del valore potenziale fino a 5,3 miliardi di dollari, uno dei più grandi accordi nel settore dei trattamenti contro l’obesità.

Le due società hanno descritto l’intesa come un tentativo di rafforzare la loro posizione in un mercato dominato dai principali produttori di farmaci dimagranti.

I PROSSIMI PASSI

I risultati attuali provengono da uno studio di fase intermedia e saranno necessari ulteriori test prima di un’eventuale approvazione regolatoria. Zealand prevede di avviare uno studio di fase avanzata nel corso dell’anno, mentre Roche sta valutando la progettazione delle successive sperimentazioni cliniche.

Secondo le stime degli analisti, se lo sviluppo procederà con successo e il farmaco otterrà l’approvazione delle autorità regolatorie, petrelintide non dovrebbe arrivare sul mercato prima della fine del decennio.

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