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Perché Bourla (Pfizer) slinguazza Macron

Macron Pfizer

Ecco accordi e sintonie in Francia fra il colosso Pfizer e Macron. Fatti, numeri, annunci, investimenti e scenari sui progetti (non solo anti Covid) sottolineati dal numero uno del colosso farmaceutico

 

Con il suo vaccino anti Covid, Pfizer si è affermato come il gigante farmaceutico leader nella lotta contro la pandemia e la Francia spalanca le porte al colosso farmaceutico non solo per combattere il virus ma anche per progetti futuri. Progetti da più di 520 milioni di euro.

A tanto, infatti, ammonta la somma che l’azienda investirà nel Paese nei prossimi cinque anni ed ecco cosa ha annunciato l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla.

COSA FARÀ PFIZER IN FRANCIA

In un’intervista a Le Figaro, Bourla ha dichiarato che con gli oltre 520 milioni di euro che il gruppo investirà in Francia nel corso dei prossimi cinque anni da un lato rafforzerà “la sua capacità di produzione attraverso un accordo con Novasep, che produrrà il principio attivo del Paxlovid [la pillola anti Covid di Pfizer, ndr] nel sito di Mourenx (nella regione del Pyrénées-Atlantiques)” e dall’altro “investirà in biotecnologie francesi e aumenterà significativamente i suoi studi clinici con pazienti francesi”.

PERCHÉ LA FRANCIA?

Alla domanda perché investire in Francia, l’ad di Pfizer ha risposto: “Quella che ci ha aperto le porte è una Francia nuova, accogliente verso gli investimenti stranieri, soprattutto quelli industriali. Le riforme hanno reso il Paese molto competitivo”.

Ma non solo. Non sono mancati gli elogi anche alle competenze nell’ambito delle tecnologie farmaceutiche, ritenute da Bourla “fra le migliori in Europa”, con ricercatori di “alto profilo” e manodopera “molto qualificata”.

“L’interessamento del presidente Macron ha fatto la differenza”, ha ammesso l’ad. “Nel corso degli ultimi due anni ha incontrato più volte i dirigenti dell’industria farmaceutica, ribadendo la sua intenzione di fare della Francia una paladina della sanità”.

I PROGETTI DI MACRON

Questo importante accordo con Pfizer, si chiede Les Echos, è un primo risultato delle misure destinate a rendere la Francia più attrattiva per i laboratori? In particolare, per la semplificazione dell’accesso al mercato per i farmaci innovativi?

È vero che si inizierà dalla lotta al Covid, ma i progetti andranno ben oltre. Pfizer, infatti, riferisce il quotidiano, investirà in ricerca e sviluppo attraverso collaborazioni di ricerca preclinica. Le principali aree terapeutiche su cui si focalizzerà il colosso sono quelle in cui la Francia ha una competenza riconosciuta come l’oncologia, le malattie rare e le malattie autoimmuni, per cui aumenterà significativamente il numero di pazienti che parteciperanno ai suoi studi clinici.

I PROSSIMI PASSI DI MACRON (INSIEME A PFIZER) CONTRO IL COVID

Già a novembre l’Alta autorità della salute (Has) francese aveva sconsigliato agli under 30 l’uso del vaccino di Moderna per la terza dose, prediligendo unicamente quello di Pfizer, sulla scia di Svezia e Danimarca per un principio di precauzione.

Oltre ai vaccini, la Francia, come ha detto Bourla nell’intervista, riceverà alla fine di gennaio la sua pillola anti Covid, Paxlovid. E proprio in vista della richiesta che ci sarà Pfizer ha annunciato di aver firmato una lettera d’intenti con Novasep, produttore specializzato in chimica farmaceutica, che produrrà il principio attivo del farmaco.

L’impianto di Novasep, si legge in un comunicato di Pfizer, dovrebbe essere integrato nella catena di approvvigionamento “dal terzo trimestre del 2022”, “con la futura espansione ad altri siti Novasep per aumentare significativamente i volumi nel 2023”.

“Grazie al nostro accordo con Novasep, – ha aggiunto Bourla – il principio attivo del Paxlovid non sarà più solamente importato dall’Asia”.

IL RUOLO DELL’EUROPA IN AMBITO SANITARIO

Riportare l’Europa ad avere un ruolo chiave in ambito sanitario è l’intento di Macron e questo è un momento d’oro. “Nei prossimi dieci anni ci sarà un boom del settore, trainato dalla scienza e dalla demografia, con l’aumento dell’aspettativa di vita e la comparsa di nuove malattie. Il nostro settore – prevede Bourla – vivrà un rinascimento scientifico, grazie alla combinazione fra le scoperte della biologia e il potere della tecnologia”.

“In passato – ha concluso – l’Europa ha avuto un ruolo importante nella produzione dei principi attivi ma la mancanza di incentivi economici l’ha portata a delocalizzare in Asia. Bisogna riportare la produzione in Europa e affrontare il problema dell’accesso alle materie prime”.

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