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Da pandemia a endemia, la Spagna (e non solo) inizia a guardare Covid in modo diverso

Spagna Covid

Per il primo ministro spagnolo, il socialista Sanchez, è giunto il momento di monitorare il Covid in modo diverso. Ecco le novità allo studio del governo in Spagna

 

La strategia “zero-Covid” tentata a più riprese dalla Cina chiudendo frontiere e imponendo lockdown totali o parziali non sembra dare i risultati migliori e, infatti, molti esperti ritengono che non sia credibile né imporre restrizioni paragonabili a quelle di quasi due anni fa né vaccinare ogni 4-6 mesi tutta la popolazione mondiale al fine di non registrare più casi Covid.

Il virus è tra di noi, ma occorre imparare a conviverci in quella che è già la “nuova normalità”, secondo molti osservatori. In Spagna il primo ministro Pedro Sanchez ha annunciato che “potrebbe essere il momento di monitorare la pandemia in modo diverso”, confermando quanto già anticipato dal quotidiano spagnolo El País.

COSA MOTIVA LE PAROLE DI SANCHEZ

Il governo di Sanchez, secondo i giornali spagnoli, reputa che l’evidente calo del numero dei decessi legati alla pandemia potrebbe portare a utilizzare metodi di monitoraggio alternativi. Non a caso, le autorità sanitarie spagnole stanno lavorando da mesi a questa transizione.

“Abbiamo le condizioni per aprire, gradualmente e con cautela, il dibattito a livello tecnico ed europeo, per iniziare a valutare l’evoluzione di questa malattia con parametri diversi da quelli che abbiamo fino ad ora”, ha detto Sanchez durante un’intervista alla stazione radio Cadena Ser citata da Agi.

Il premier ha poi ricordato che in Spagna oltre il 90% della popolazione over 12 ha completato il ciclo di vaccinazione.

LE IPOTESI SUL TAVOLO

El Pais ipotizza che il prossimo passo del governo guidato dal socialista Sanchez sarà iniziare a curare il Covid con un approccio più simile a una comune influenza: senza il bisogno di effettuare test davanti alla comparsa di un minimo sintomo e senza contare ogni caso di contagio.

“Dobbiamo rispondere con altri strumenti, più legati alla vaccinazione o all’autoprotezione con le mascherine. La situazione non è quella di un anno fa”, ha spiegato il premier.

COS’È IL PIANO “SENTINELLA”

Il sistema definito “sentinella”, scrive Askanews, prevede lo stesso metodo utilizzato l’influenza. Invece di denunciare ogni caso di Covid, che a lungo termine diventerebbe insostenibile, “viene scelto un gruppo di medici con l’obiettivo di creare un campione statisticamente significativo distribuito in punti chiave – comprese le scuole – che permetta di calcolare come si diffonde la malattia, la più lieve e la più grave”.

Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa, sarebbero già 5 le comunità che hanno avviato la sorveglianza con questo sistema in modalità pilota nelle scuole primarie e altre 9 negli ospedali.

COME FUNZIONERÀ

“I punti sentinella di segnalazione devono essere scelti in un certo modo, affinché siano rappresentativi della popolazione del territorio monitorato, in modo che a seguito dell’esperienza che già abbiamo nella sorveglianza dell’influenza, potremo conoscere l’evoluzione epidemiologica e le caratteristiche della circolazione di un determinato virus con un campione di ciò che sta accadendo. Con i sistemi di sorveglianza in atto, saremmo probabilmente in grado di avere informazioni accurate e di qualità superiore e si potrebbe prevenire quanto sta accadendo”, ha spiegato Amparo Larrauri, capo del gruppo di sorveglianza per l’influenza e altri virus respiratori al Centro nazionale di epidemiologia (Cne).

NON SOLO SPAGNA

“Dobbiamo valutare l’evoluzione del Covid dalla situazione di pandemia vissuta finora verso quella di una malattia endemica”, ha detto Sanchez. Parole simili a quelle pronunciate anche da Nadhim Zahawi, Segretario di Stato all’istruzione britannico e che fino allo scorso settembre è stato il responsabile del programma di vaccinazione del Regno Unito: “Spero che saremo una delle prime grandi economie a mostrare al mondo come si passa dalla pandemia all’endemia, e poi affrontarla per quanto tempo rimarrà con noi, che siano cinque, sei, sette o dieci anni”.

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