Un’Europa che continua a contare ogni giorno centinaia di morti per malattie del fegato, tra alcol, dieta non salutare e obesità, mentre la comunità scientifica torna a chiedere una svolta netta: più tasse su alcol e cibo spazzatura, avvertenze sanitarie obbligatorie e limiti più severi alla pubblicità.
È il quadro tracciato dalla nuova Commissione congiunta dell’European Association for the Study of the Liver (EASL) e di The Lancet, che parla apertamente di un “peso crescente e insostenibile”, e si intreccia con le evidenze su come anche consumi moderati di alcol possano contribuire in modo significativo alla progressione delle patologie epatiche.
UN’EMERGENZA SANITARIA CHE CONTINUA A CRESCERE
La Commissione EASL–Lancet colloca le malattie epatiche tra le principali sfide sanitarie europee, ricordando come già nel 2021 fossero la seconda causa di anni di vita lavorativa persi nel continente, dopo la cardiopatia ischemica. Nonostante alcuni progressi – come la riduzione dello stigma attraverso il cambiamento delle denominazioni delle malattie e un maggiore focus sulla diagnosi precoce rispetto alle fasi terminali – la distanza dagli obiettivi di prevenzione resta significativa.
La nuova Commissione nasce proprio per spostare il dibattito “dalle evidenze all’attuazione”, in un contesto in cui si prepara anche una risoluzione dell’Assemblea Mondiale della Sanità per includere la steatosi epatica nelle strategie globali contro le malattie non trasmissibili.
780 MORTI AL GIORNO E PRINCIPALI CAUSE
Secondo le stime riportate dalla Commissione su The Lancet, circa 780 persone muoiono ogni giorno in Europa per cirrosi o tumore del fegato, con la mortalità per carcinoma epatico aumentata del 51,4% tra il 2000 e il 2023. Cirrosi e tumori epatici restano responsabili complessivamente di una quota rilevante dei decessi nel continente, in un quadro che gli esperti definiscono in larga parte prevenibile.
In particolare, si individuano quattro grandi determinanti delle malattie epatiche: consumo di alcol, cattiva alimentazione, obesità e infezioni virali come l’epatite. La Commissione sottolinea come la riduzione dei soli fattori comportamentali possa dimezzare la prevalenza delle patologie del fegato nei Paesi europei considerati.
SULLA SCIA DELLE POLITICHE PER IL TABACCO
Per dare una sterzata, gli autori dell’articolo suggeriscono un aumento significativo delle tasse su alcol e alimenti non salutari, calibrato sui costi reali che questi prodotti generano per sanità, giustizia, forze dell’ordine e servizi sociali. L’obiettivo indicato è quello di riallineare il prezzo di mercato al “danno economico complessivo” prodotto dal consumo.
La Commissione propone inoltre avvertenze sanitarie obbligatorie su tutte le bevande alcoliche e un divieto della pubblicità online di alcol e cibo spazzatura rivolta ai minori di 18 anni, richiamando esplicitamente l’esperienza delle politiche di controllo del tabacco come modello di riferimento. Viene inoltre chiesto un intervento su quelli che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) definisce “determinanti commerciali della salute”, che includono industria del tabacco, alcol, alimenti ultra-processati e combustibili fossili, associati a milioni di morti ogni anno in Europa.
L’ALCOL COME FATTORE CENTRALE E NON ISOLATO
La ricerca medica, scriveva lo scorso settembre The Conversation, evidenzia inoltre come l’alcol non agisca solo come causa diretta di danno epatico, ma anche come acceleratore di altre condizioni metaboliche. L’alcol infatti viene metabolizzato principalmente nel fegato e, quando assunto in quantità elevate, provoca infiammazione e danno cellulare. Nel tempo questo processo porta alla sostituzione del tessuto sano con fibrosi e quindi cirrosi, potenzialmente fatale e associata anche al tumore del fegato.
La distinzione tra malattie epatiche “alcoliche” e “non alcoliche” viene sempre più considerata artificiale poiché anche livelli bassi di consumo possono peggiorare condizioni come la steatosi epatica metabolica e l’epatite C. In uno studio su pazienti del Framingham Heart Study è emersa una relazione dose-dipendente tra consumo di alcol e gravità della fibrosi epatica anche nei non bevitori pesanti, mentre nei pazienti con epatite C ogni drink medio giornaliero aggiuntivo è associato a un aumento dell’11% del rischio di cirrosi.
DALLA MASLD ALLE NUOVE EPIDEMIE METABOLICHE
Accanto all’alcol, un ruolo crescente è attribuito alla steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD), legata all’aumento di obesità, sovrappeso e inattività fisica, gli stessi fattori alla base del diabete. Questa condizione viene descritta come l’equivalente epatico delle patologie metaboliche sistemiche, in un contesto in cui anche l’epatite C rimane un importante fattore di progressione verso la cirrosi.
La ricerca epidemiologica evidenzia inoltre che il binge drinking – ovvero bere cinque o più drink per gli uomini e quattro o più per le donne in una singola occasione – può causare danni significativi anche in assenza di consumo medio elevato o di dipendenza.
CONSUMO, POLITICHE E MORTALITÀ EPATICA
Le evidenze sulle politiche pubbliche indicano che le misure di controllo dell’alcol influenzano direttamente la mortalità epatica. Stando a The Conversation, Stati con politiche più restrittive del 10% registrano tassi più bassi di mortalità per malattie del fegato alcol-correlate, mentre anche un aumento del 5% della severità delle politiche è associato a una successiva riduzione dei decessi.
Le strategie indicate dalla comunità scientifica includono aumento dei prezzi attraverso tasse e prezzi minimi, limitazione della disponibilità tramite restrizioni sugli orari e sui punti vendita, e riduzione della domanda attraverso limiti a pubblicità e sponsorizzazioni.







