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Come cambierà (forse) la tassazione nell’Ue

Omnibus Ue sulla tassazione: la fine dell’era del sospetto verso le imprese? L'approfondimento di Elodie Lamer, giornalista di Tax Notes, tratto dal Mattinale Europeo.

Nella canzone “Bruxelles,” inno nostalgico dei tempi in cui la capitale belga “sognava,” Jacques Brel cantava l’omnibus di place de Brouckère. Ai nostri tempi, l’Unione europea celebra Omnibus ben diversi: pacchetti onnicomprensivi di semplificazione legislativa. Il prossimo omnibus è atteso a Rond-Point Schuman — dove si trova l’ufficio di Ursula von der Leyen — il 24 giugno. Non trasporterà passeggeri. L’Omnibus sulla tassazione promette di imbarcare una mezza dozzina di direttive fiscali in una vasta operazione di semplificazione.

LA POLITICA DELLA TASSAZIONE EUROPEA

La fiscalità all’interno dell’Ue non è solo una questione di complessità normativa, ma anche politica. Richiede l’unanimità degli Stati membri, che, quando si tratta di tasse, sono tanto più sensibili quanto più rischiano di perdere entrate per i loro bilanci. Il messaggio principale dell’Omnibus sulla tassazione è chiaro: dopo anni trascorsi a combattere frodi ed evasioni, la Commissione vuole proporre il pacchetto più ambizioso di sempre in materia di riduzione dei costi di conformità fiscale per le imprese. Secondo un testo in bozza trapelato nei giorni scorsi, le misure previste permetterebbero alle società attive nel mercato unico di risparmiare più di sei miliardi di euro all’anno.

Il simbolo più forte è senza dubbio l’evoluzione prevista della direttiva anti-elusione fiscale (ATAD). Nata sull’onda degli scandali LuxLeaks, incarnava un’epoca in cui Bruxelles guardava alle multinazionali con diffidenza e sospetto. Oggi la Commissione vuole affidare alla direttiva ATAD una missione diversa. Il cambiamento è quasi filosofico.

Concepita per combattere le strategie di ottimizzazione fiscale aggressiva dopo una serie di scandali come LuxLeaks, la direttiva ATAD potrebbe ora servire anche a incoraggiare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Il segnale politico è chiaro: la fiscalità non deve più limitarsi a prevenire i comportamenti indesiderati, ma deve anche incoraggiare quelli che l’Europa desidera promuovere.

ADDIO ALL’ATAD

Questa evoluzione dovrebbe essere visibile persino nel nome. Addio all’ATAD (Anti-Tax Avoidance Directive), che cederebbe il posto a una direttiva sul trattamento fiscale delle spese di ricerca e sviluppo e la lotta all’evasione fiscale. Un osservatore ironizza già: il nuovo acronimo potrebbe semplicemente diventare “TAD.”

Questa evoluzione potrebbe anche riflettere una strategia più pragmatica della Commissione. Non essendo riuscita a portare a termine diversi grandi progetti di riforma dell’imposta sulle società negli ultimi anni, la Commissione sembra avanzare per piccoli passi, trasformando progressivamente l’ATAD in una base più ampia delle regole europee di tassazione delle imprese.

Stranamente, l’agevolazione fiscale per la R&S nell’Omnibus sulla tassazione sarebbe limitata all’acquisto di impianti, macchinari e altri beni materiali. Come sottolinea un altro osservatore, la maggior parte dei costi di R&S riguarda le risorse umane e i beni immateriali. Il testo stima comunque che questa misura permetterebbe alle imprese di risparmiare circa 265 milioni di euro all’anno.

Sono previsti anche ulteriori allentamenti della direttiva anti-elusione: esentare le imprese coperte dall’imposta minima globale e le PMI da alcune norme anti-abuso, escludere il settore della difesa da una norma che limita la deducibilità degli interessi — per evitare il gonfiamento artificiale dell’indebitamento infragruppo — e precisare che i progetti di infrastruttura pubblica, come l’edilizia popolare, non vi sono soggetti. Non lo erano già, ma il testo era ritenuto troppo ambiguo e dava luogo a interpretazioni divergenti tra gli Stati membri. Complessivamente, questi allentamenti delle norme anti-abuso permetterebbero alle imprese di risparmiare circa 760 milioni di euro.

IL CONTESTO GEOPOLITICO

Questa evoluzione avviene in un contesto geopolitico particolare. L’Unione europea si trova di fronte a una crescente concorrenza degli Stati Uniti e della Cina nei settori strategici. La transizione digitale, la decarbonizzazione dell’economia e le esigenze di sovranità industriale richiedono investimenti massicci. In questo nuovo contesto, una fiscalità concepita esclusivamente nell’ottica del controllo e della repressione appare insufficiente.

Parallelamente, la Commissione ritiene che “i progressi siano stati più limitati per quanto riguarda la necessità, riconosciuta da tempo, di affrontare la pianificazione fiscale aggressiva e di porre rimedio alle importanti sfide rappresentate dai divari fiscali.” Lo scriveva ancora nelle sue raccomandazioni economiche la settimana scorsa. La settimana precedente, aveva moltiplicato per quindici l’importo congelato del piano di ripresa post-pandemia di Malta, a causa di una riforma anti-abuso che non era stata attuata.

Ogni misura favorevole alle imprese proposta negli ultimi anni è stata passata al setaccio alla ricerca degli abusi che avrebbe potuto comportare. La direttiva destinata a semplificare la vita fiscale delle PMI (HOT) è stata così abbandonata, anche se la Commissione continua a puntare sul suo principio nell’ambito della proposta di istituzione un Ventottesimo regime.

IL PROGETTO HOT

Con il progetto HOT (Head Office Taxation), le PMI avrebbero potuto calcolare la totalità dei loro utili imponibili secondo le regole fiscali dello Stato in cui si trova la loro sede sociale, anziché applicare le regole di ciascuno Stato in cui operano. Il timore di una corsa verso i paesi a fiscalità ridotta ha decretato la morte della proposta. Le paure oggi sono le stesse: solo pochi giorni fa, diversi Stati membri spiegavano al Consiglio Competitività di temere che il ventottesimo regime favorisse la proliferazione di società vuote o semplici cassette postali utilizzate a fini di frode, abuso o riciclaggio di denaro.

L’IMPATTO DELL’OMNIBUS SULLA TASSAZIONE

Tutto ciò senza nemmeno menzionare una delle misure potenzialmente più esplosive dell’Omnibus sulla tassazione. Oggi, un’impresa deve generalmente detenere almeno il 10% o il 25% di un’altra società per beneficiare di alcune esenzioni fiscali europee su dividendi, interessi o royalty. L’Omnibus fiscale proporrebbe di eliminare queste soglie. Risparmio per le imprese? 5,3 miliardi di euro.

Come sottolinea un terzo osservatore, questo potenzialmente significa meno entrate per gli Stati. I governi su questo sono stati molto chiari: l’Omnibus sulla tassazione non deve avere alcun impatto né sulle loro entrate né sui loro sistemi informatici. Una posizione che si inscrive in un contesto in cui si moltiplicano i fabbisogni di finanziamento, che si tratti della difesa, della transizione energetica o della competitività.

È difficile, pertanto, anticipare cosa resterà dell’Omnibus una volta uscito dal Consiglio. Fatto insolito per un testo fiscale, il dossier dovrebbe essere pilotato da un gruppo di lavoro speciale e poi convalidato dal Consiglio Affari generali, e non dai ministri delle Finanze.

Resta da vedere se gli Stati membri saliranno a bordo di questo ennesimo Omnibus.

(Estratto dal Mattinale europeo)

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