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Ecco le ultime novità sui monoclonali di AstraZeneca (e non solo)

Monoclonali AstraZeneca

Non solo AstraZeneca, che cosa c’è di nuovo sui monoclonali

 

AstraZeneca torna alla ribalta, ma questa volta lo fa con gli anticorpi monoclonali. La società anglo-svedese ha annunciato infatti che il suo cocktail di farmaci, somministrato con una dose intramuscolare, offre una protezione dell’83% per sei mesi. La notizia rappresenta un’ulteriore speranza per coloro che non rispondono bene ai vaccini. Ecco cosa dicono i dati.

I PRECEDENTI TEST

Ad agosto, la terapia, chiamata AZD7442 o Evusheld, aveva precedentemente dimostrato di conferire il 77% di protezione contro la manifestazione sintomatica della malattia dopo tre mesi.

Secondo un altro studio, gli anticorpi monoclonali di AstraZeneca hanno dimostrato che, se somministrati in quantità maggiore ed entro tre giorni dai primi sintomi, il rischio di peggioramento si riduce dell’88% in pazienti con sintomi lievi o moderati.

COME È FATTO AZD7442

AZD7442 di AstraZeneca, scrive The Indian Express, è una combinazione di due anticorpi a lunga durata d’azione: tixagevimab e cilgavimab, scoperti dal Vanderbilt University Medical Center di Nashville, Tennessee.

Con la tecnologia di AstraZeneca sono stati ottimizzati tanto da triplicare la durata dell’azione rispetto agli anticorpi convenzionali.

L’ULTIMO TRIAL

Lo studio clinico di fase III Provent è stato condotto in 87 siti in cinque Paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Belgio e Francia. Hanno partecipato un totale di 5.197 persone non vaccinate, senza infezione e a rischio di soffrire di una forma grave di Covid o immunocompromessi. Di questi, 3.460 che hanno ricevuto 300 milligrammi di AZD7442 e 1.737 un placebo.

La valutazione di 6 mesi ha incluso i dati di 4.991 dei partecipanti, escludendo dall’analisi dei dati coloro che hanno scelto di lasciare la sperimentazione per farsi vaccinare. I soggetti continueranno a essere valutati per 15 mesi per fornire la prova di una protezione più duratura.

NUOVE PROVE A SOSTEGNO DELL’AUTORIZZAZIONE

“Questi nuovi dati si aggiungono al crescente corpo di prove a sostegno del potenziale di AZD7442”, ha detto il vicepresidente di AstraZeneca, Mene Pangalos, il quale ha fatto sapere che l’azienda il mese scorso ha chiesto l’approvazione del farmaco alle autorità statunitensi ed europee.

GLI ALTRI MONOCLONALI

Per ora la Food and Drug Administration (Fda) ha autorizzato l’uso degli anticorpi monoclonali di Regeneron, Lilly e GSK-Vir per il trattamento di pazienti non ospedalizzati.

All’inizio di novembre, Regeneron ha detto che, secondo i dati di uno studio in fase avanzata, una singola dose del suo cocktail di anticorpi riduce il rischio di contrarre il Covid dell’81,6%.

PRODUZIONE E COSTO DEI MONOCLONALI

L’amministratore delegato Pascal Soriot, riporta Reuters, ha detto che questo tipo di trattamento è più complicato da produrre rispetto a un vaccino, ma che ci sarà abbastanza capacità di produzione in tutto il mondo per soddisfare la domanda.

I cocktail di anticorpi, tuttavia, bisogna ricordare che costano in genere più di 1.000 dollari per dose, mentre i vaccini anti Covid sono stati venduti in media tra i 3 e i 30 dollari.

DIFFERENZA TRA MONOCLONALI E VACCINI

I farmaci a base di anticorpi monoclonali forniscono versioni – create in laboratorio – di anticorpi naturali, mentre i vaccini stimolano il corpo a produrre i propri anticorpi e a costruire la propria immunità.

AstraZeneca ha ricordato che il trattamento è destinato principalmente alle persone immunocompromesse e verrebbe comunque somministrato in aggiunta ai vaccini. L’azienda ha inoltre stimato che circa il 2% della popolazione globale non risponde adeguatamente ai vaccini anti Covid.

UN OCCHIO ALLA BORSA

Tuttavia, a seguito della notizia sui buoni risultati ottenuti dai monoclonali, scrive Milano Finanza, “gli investitori non premiano il titolo, che a Londra perde l’1,05% a 8.501 pence per azione”.

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