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Che cosa ha scoperto uno studio sul long Covid nei bambini

Long Covid Bambini

Incidenza e caratteristiche cliniche del long Covid nei bambini. Tutti i risultati del più ampio studio realizzato finora

 

Continua a rimanere una patologia avvolta nella nebbia come il brain fog che provoca in chi ne porta gli strascichi. Il long Covid, a due anni e mezzo dallo scoppio della pandemia, genera ancora interrogativi e lascia irrisolti dubbi e domande.

Come per i diversi effetti che produce in ogni individuo il Covid, appare infatti difficile trovare un’unica spiegazione per tutti coloro che provano sintomi o semplicemente malessere anche mesi dopo essere guariti dall’infezione.

Un recente studio, condotto dal 1° marzo 2020 al 31 ottobre 2021 e pubblicato su Jama Pediatrics, ha indagato in particolare i sintomi, le condizioni di salute diagnosticate e i farmaci associati al long Covid nei bambini.

Ecco cosa ha scoperto.

IL PIÙ GRANDE STUDIO SUL LONG COVID NEI BAMBINI

Il team di Suchitra Rao, autrice dello studio e specialista del Children’s Hospital Colorado, ha analizzato le cartelle sanitarie di 659.286 pazienti da 0 a 21 anni, realizzando così la più vasta ricerca condotta finora sul long Covid nei bambini.

I SINTOMI RISCONTRATI DURANTE E DOPO L’INFEZIONE

Secondo lo studio, i sintomi, le condizioni di salute diagnosticate e i farmaci più correlati con l’infezione da SARS-CoV-2 sono stati, rispettivamente, la perdita di gusto/odore, la miocardite e i preparati per tosse e raffreddore.

Dei quasi 600 mila soggetti coinvolti 60 mila sono risultati positivi al coronavirus e circa il 42% ha dimostrato di avere ancora almeno un sintomo a quattro settimane dall’infezione.

LA PASC NEI BAMBINI

L’obiettivo dello studio era identificare i sintomi, le condizioni di salute diagnosticate e i farmaci associati alla Sequele Post Acute da Sars-CoV-2, nota come PASC, nei bambini.

La PASC, spiega Sanità Informazione, è un long Covid di tipo cardiovascolare e riguarda il 10-30% dei pazienti contagiati, anche quattro mesi dopo la guarigione. I sintomi più comuni sono dolore al petto, palpitazioni, alterazioni del battito, ma anche stanchezza e difficoltà respiratorie.

I RISULTATI

Le caratteristiche sindromiche (sintomi), sistemiche (condizioni) e farmacologiche della PASC, si legge nello studio, sono state identificate nei 28-179 giorni successivi alla data del test iniziale.

Come anticipato, le più comuni sono state rispettivamente: perdita del gusto o dell’olfatto, miocardite e i preparati per tosse e raffreddore.

L’incidenza di almeno 1 caratteristica sistemica, sindromica o farmacologica della PASC è stata del 41,9% tra i bambini positivi al test virale rispetto al 38,2% tra i bambini negativi. La miocardite è stata la condizione più comunemente diagnosticata associata alla PASC.

In generale, è emerso che il long Covid colpisce i bambini meno degli adulti e una maggiore correlazione con la PASC è stata identificata nei pazienti assistiti nell’unità di terapia intensiva durante la fase acuta della malattia, nei bambini di età inferiore ai 5 anni e nei soggetti con condizioni croniche complesse.

I CASI DI LONG COVID SONO SOVRASTIMATI?

Secondo Andrea Campana, responsabile del Centro Covid di Palidoro dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, intervistato da Repubblica esiste una sovrastima di casi considerati long Covid per tre ragioni. La prima riguarda la definizione del termine che talvolta può differire. La seconda ha a che fare con le modalità con cui vengono raccolti i dati ma soprattutto la terza merita attenzione.

Per Campana, infatti, “spesso si scambiano per long Covid le conseguenze sociali dell’isolamento, delle restrizioni e della Dad”.

GLI EFFETTI SOCIALI DELLA PANDEMIA SUI BAMBINI

L’esperto ritiene che i segnali più importanti da monitorare oltre a eventuali sintomi sono nella quotidianità del bambino o adolescente: “Se dopo l’infezione si nota che il ragazzo piange spesso, si sente insicuro, riduce la sua vita sociale, è stanco, svogliato, ansioso, bisogna rivolgersi al medico”.

“Nei bambini più piccoli, invece, – prosegue Campana – si può notare una regressione, per esempio tornano a dormire con mamma e papà o non riescono più a controllare gli sfinteri come prima. Anche in questo caso va interpellato il pediatra. Noi stiamo raccogliendo i dati di tutti i neonati ricoverati da noi in questi anni per accertare se il Covid possa causare loro, in futuro, dei ritardi cognitivi”.

NUOVI SINTOMI MA DAL LONG COVID SI GUARISCE

Il pediatra poi riferisce che si stanno osservando nuovi sintomi che possono scaturire dopo la malattia, come sindromi infiammatorie d’organo, spesso intestinali e cutanee.

Inoltre, c’è un’altra patologia che sta attirando l’attenzione degli esperti. “Abbiamo visto triplicare i casi di fibro-Covid, fibromialgia indotta proprio da Sars-Cov-2 – ha aggiunto Campana -. Va ricordato anche che questo virus può scatenare malattie latenti, reumatologiche, metaboliche ed ematologiche. Quindi attenzione a sintomi strani e inediti che possono comparire nei bambini anche a distanza di tempo”.

Ma nonostante molti interrogativi sul long Covid restino senza una risposta, Campana assicura che “dal long Covid si guarisce, a volte servono settimane, altre mesi, dipende da fattori soggettivi, ma tutti tornano in salute”.

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