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Cosa si dice tra esperti, politici e opinione pubblica della mossa di Trump sulla cannabis

Trump ha avviato la riclassificazione della cannabis aprendo alla ricerca e a nuovi benefici fiscali, ma non mancano critiche da parte dei medici e reazioni contrastanti della politica e dei mercati. Fatti e commenti

 

Un cambio di classificazione federale atteso da anni, un settore industriale che intravede benefici fiscali e scientifici, e una decisione politica che riapre il dibattito negli Stati Uniti.

L’amministrazione Trump ha avviato il processo per rendere meno restrittiva la regolamentazione della cannabis, spostandola verso una categoria di rischio inferiore. La misura non la legalizza, ma ne modifica lo status federale, con effetti potenziali su ricerca, tassazione e mercato, mentre resta aperto il confronto tra sostenitori e critici della riforma.

LA RICLASSIFICAZIONE FEDERALE RIDISEGNA LO STATUS LEGALE DELLA CANNABIS

Il cuore della decisione, spiega Science, riguarda il passaggio della cannabis dalla Tabella I alla Tabella III del Controlled Substances Act. La prima categoria include sostanze considerate prive di uso medico accettato e con alto potenziale di abuso, come eroina e LSD; la seconda comprende invece farmaci con applicazioni terapeutiche riconosciute e con restrizioni meno severe, come ketamina, steroidi e testosterone.

Il Dipartimento di Giustizia, precisa Axios, ha inoltre stabilito il trasferimento immediato dei prodotti a base di cannabis approvati dalla Food and Drug Administration (Fda) e di quelli regolati da licenze mediche statali alla Tabella III, annunciando contestualmente un’udienza accelerata per una revisione più ampia dello status federale della sostanza prevista per il 29 giugno. “Queste azioni – ha detto il Dipartimento – consentiranno una ricerca più mirata e rigorosa sulla sicurezza ed efficacia della cannabis, ampliando l’accesso dei pazienti ai trattamenti e permettendo ai medici di prendere decisioni sanitarie più informate”.

L’ordine, firmato dal procuratore generale ad interim Todd Blanche, non comporta la legalizzazione della cannabis né modifica le condanne per possesso già inflitte, ma avvia un cambiamento regolatorio che riduce alcune restrizioni federali storiche.

RICERCA SCIENTIFICA E ACCESSO AI DATI MEDICI

Uno degli effetti centrali della riclassificazione riguarda la ricerca, osserva Science. La precedente classificazione come sostanza di Tabella I imponeva ai ricercatori procedure lunghe e vincoli di sicurezza elevati, inclusi obblighi di stoccaggio particolarmente rigidi. Il passaggio alla Tabella III dovrebbe ridurre queste barriere, ampliando la possibilità di studi clinici su larga scala.

Secondo il neuroscienziato Igor Grant, “il progressivo riconoscimento che la cannabis ha alcuni usi medici” potrebbe contribuire a ridurre lo stigma sulla ricerca e favorire nuovi studi, mentre la psicologa Staci Gruber ha sottolineato come le restrizioni precedenti rendessero complesso l’accesso alle sostanze e la conduzione di sperimentazioni strutturate.

Il Dipartimento di Giustizia ha sostenuto che la misura consentirà una ricerca più mirata su sicurezza ed efficacia, con potenziali ricadute sull’accesso dei pazienti e sulle decisioni cliniche dei medici.

IMPATTO ECONOMICO, FISCALE E INDUSTRIALE

Le conseguenze economiche della riforma sono significative per il settore cannabis. La riclassificazione, spiega Cnbc, potrebbe consentire alle aziende di aggirare il divieto della Sezione 280E del codice fiscale statunitense, permettendo la deduzione di spese operative come affitto e salari. Potrebbe inoltre facilitare l’accesso ai servizi bancari e aprire la possibilità di esportazione internazionale.

Nel settore industriale, stando a Inc., alcuni operatori vedono nella misura un punto di svolta. Il Ceo di Curaleaf, Boris Jordan, ha definito il cambiamento “il più grande cambiamento legislativo per la cannabis negli ultimi 55 anni e un segnale chiaro che la politica federale sta iniziando a mettersi al passo con la scienza, l’opinione pubblica e la realtà economica”. Anche altri operatori del settore hanno sottolineato il valore simbolico della decisione per chi ha subito gli effetti della proibizione.

Secondo l’azienda di cannabis terapeutica Tilray, la riclassificazione potrebbe favorire collaborazioni con il settore farmaceutico e rafforzare lo sviluppo del comparto medico, già attivo in numerosi Paesi. L’amministratore delegato Irwin Simon ha dichiarato: “Abbiamo la ricerca per entrare nella Fda. Abbiamo la ricerca per entrare nella Drug Enforcement Administration (Dea) e mostrare loro ciò che abbiamo fatto”.

Sul piano fiscale, scrive Cnbc, la misura potrebbe avere effetti immediati sulle imprese del settore, mentre sui mercati finanziari si sono registrate oscillazioni e prese di profitto dopo le prime notizie positive.

UN PERCORSO NORMATIVO LUNGO TRA AMMINISTRAZIONI E RITARDI ISTITUZIONALI

La decisione si inserisce in un percorso iniziato negli anni precedenti e sviluppato attraverso diverse amministrazioni. Già nel 2023, ricorda Science, il Dipartimento della Salute aveva raccomandato la riclassificazione della cannabis, seguito da una fase di consultazione pubblica e da un successivo rallentamento procedurale.

L’amministrazione Biden aveva avviato formalmente il processo, poi rimasto incompleto durante il cambio di governo e lo scorso dicembre, Trump ha rilanciato la riforma con un ordine esecutivo che chiedeva un’accelerazione del processo federale, citando anche le richieste di pazienti affetti da dolore cronico, malattie gravi e disturbi neurologici.

Contemporaneamente è stata avviata una revisione anche delle sostanze psichedeliche, con l’obiettivo di accelerare ricerca e accesso terapeutico a composti come psilocibina, MDMA e ibogaina.

COSA DICONO (E CRITICANO) GLI ESPERTI

Una parte della comunità scientifica mantiene però un approccio prudente. Alcuni esperti sottolineano che la crescente potenza dei prodotti disponibili sul mercato richiede ulteriori studi. La psichiatra Smita Das ha affermato che non esistono “ampie indicazioni mediche per la cannabis” e ha evidenziato l’aumento del disturbo da uso di cannabis, che secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) riguarda circa 3 consumatori su 10.

Altri studiosi avvertono che la riduzione delle restrizioni potrebbe abbassare la percezione del rischio tra i consumatori, già diminuita con la legalizzazione statale. Viene inoltre sollevata la possibilità che si crei un sistema regolatorio frammentato o a doppio binario tra percorsi federali e statali.

Secondo alcune posizioni critiche, l’incremento della ricerca potrebbe essere ottenuto senza modificare la classificazione della sostanza, evitando così benefici fiscali diretti per l’industria della cannabis.

TRA DIBATTITO POLITICO E OPINIONE PUBBLICA

La cannabis, ricorda Ap, è oggi legale in qualche forma in circa 40 Stati americani. Ventiquattro Stati e Washington D.C. ne hanno legalizzato l’uso ricreativo, mentre quaranta Stati dispongono di sistemi di uso medico.

Il dibattito politico resta polarizzato, scrive il Guardian. Alcuni esponenti repubblicani, come Roger Stone, hanno sottolineato il potenziale elettorale della misura tra giovani ed elettori libertari, definendola “di vitale importanza” in vista delle elezioni di midterm. All’interno dell’amministrazione sono emerse anche tensioni e accuse di rallentamento del processo decisionale.

Sul piano dell’opinione pubblica, invece, stando al quotidiano britannico, un sondaggio Economist/YouGov ha rilevato che il 53% degli adulti sostiene la legalizzazione, mentre un’indagine NuggMD ha indicato che l’83% degli intervistati appoggia l’ordine esecutivo, contro il 7% contrario e il 10% indeciso.

QUESTIONI (ANCORA) IRRISOLTE

Restano, tuttavia, aperti diversi nodi tecnici, tra cui la gestione fiscale delle aziende che operano sia nel mercato medico sia in quello ricreativo, la frammentazione normativa tra stati e le restrizioni al commercio interstatale delle sostanze di Tabella III.

Infine, persistono vincoli legati alle normative bancarie e antiriciclaggio, che continuano a limitare pienamente l’operatività del settore nonostante l’allentamento di alcune restrizioni federali.

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