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Come la medicina digitale può aiutare i malati di diabete

Medicina Digitale

Il futuro della diabetologia è mobile. Per “mobile” si intende il mondo degli smartphone e delle relative applicazioni, che da qualche decennio si sono largamente affermati come strumenti di comunicazione interpersonale, ma che promettono di risultare altrettanto rivoluzionari sul fronte sanitario grazie alla medicina digitale. Tanto che è ormai invalso nell’uso il termine “m-Health” – o mobile health -, con il quale si intende un campo specifico della e-Health (Salute Digitale), che utilizza proprio le applicazioni per dispositivi mobili allo scopo di supportare la pratica medica e la sanità pubblica.

Applicazioni, sì, ma molto diverse da quelle abitualmente presenti negli smartphone, perché la medicina digitale rappresenta un vero e proprio supporto terapeutico nella gestione di molteplici patologie che affliggono i pazienti di tutto il mondo. L’integrazione di applicazioni digitali nei percorsi terapeutici comporta una serie di vantaggi percepibili – soprattutto per quanto riguarda le patologie croniche e in particolare dal punto di vista del paziente, com’è divenuto evidente durante l’emergenza pandemica. Secondo Roberto Bettin, direttore della Business Unit Diabetologia di Becton Dickinson, “il numero di download di m-Health App (Mobile Health) negli ultimi 3 anni è più che duplicato, anche per una maggior tendenza tra gli operatori sanitari a consigliarne l’uso ai pazienti affetti da diabete”.

Medicina digitale in supporto alla diabetologia

Sebbene quella diabetica sia una delle patologie che possono trarre maggior beneficio da queste app, l’equiparazione tra questi strumenti terapeutici e quelli tradizionali è ancora da venire: “nonostante la grande evoluzione della tecnologia su questo fronte”, prosegue Bettin, “ad oggi c’è ancora una ingiustificata resistenza a considerare l’m-Health come uno strumento effettivo di cura, probabilmente perché non ci sono – o stanno arrivando in questi ultimi anni – le prime evidenze cliniche a supporto”. Evidenze che iniziano però ad arrivare, e che sono ormai in grado di sostenere anche quantitativamente le argomentazioni sui benefici attesi. In questo contesto, e in concomitanza con il centenario dalla scoperta dell’insulina, Becton Dickinson Diabetes Care ha di recente messo a disposizione dei pazienti diabetici italiani BD(TM)Diabetes Care App, l’applicazione destinata alla cura del diabete mellito.

“Gli specialisti diabetologi ed endocrinologi”, evidenzia ancora Bettin, “da anni si sono resi conto che le applicazioni digitali, installate sugli smartphone dei pazienti, possono essere un valido strumento di supporto per curare patologie croniche come il diabete mellito. La situazione è resa ancor più cogente da condizioni di emergenza quale quella pandemica. In queste situazioni l’ausilio tecnologico non solo può essere considerato a tutti gli effetti la soluzione per consentire l’adeguatezza e l’appropriatezza prescrittiva delle cure, ma anche essere uno strumento in grado di aiutare i pazienti”.

Patologie croniche e medicina digitale

Di certo, per rendere effettivo il contributo della tecnologia alla cura di patologie croniche occorre che gli operatori siano in linea con le nuove capacità e competenze necessarie, in modo da giocare un ruolo da protagonisti nella trasformazione digitale nell’ecosistema della salute. Come evidenzia Bettin, tuttavia, i principali ostacoli alla piena diffusione della m-Health sono soprattutto di ordine burocratico e normativo: “è difficile pensare che il tema m-Health e il mondo delle gare di appalto regionali, siano ancora ambiti distanti tra loro o che le Regioni non abbiano ancora colto le tante, potenzialmente infinite, possibilità di cura che le applicazioni digitali possono dare al processo di educazione e cura e non solo del Diabete, in Italia. Becton Dickinson Diabetes Care è pronta a cogliere queste sfide e porsi al servizio delle Regioni che per prime vorranno accettare questa sfida nella diabetologia digitale”. Prima ancora che le potenzialità tecnologiche, dunque, la sfida riguarda le istituzioni: che possono trasformarle in realtà, accettando di coglierne la portata dirompente.

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