Per alzare la pressione sul regime dell’ayatollah Ali Khamenei, che sta reprimendo violentemente le proteste anti-governative – i morti stimati sono più di cinquecento -, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto un dazio del 25 per cento sulle merci provenienti dai paesi che “fanno affari” con l’Iran.
L’ANNUNCIO DI TRUMP
“Con effetto immediato”, ha scritto Trump sul suo social network Truth, “qualsiasi paese che faccia affari con la Repubblica islamica dell’Iran pagherà un dazio del 25 per cento su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli Stati Uniti d’America”.
CHI SONO I PRINCIPALI PARTNER COMMERCIALI DELL’IRAN
La decisione della Casa Bianca potrebbe avere delle ripercussioni importanti sulle relazioni commerciali degli Stati Uniti: nella lista dei principali partner commerciali dell’Iran, infatti, ci sono paesi come la Cina, gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia, l’Iraq, l’Unione europea e l’India, tutti più o meno rilevanti per l’economia americana.
Stando ai dati dell’Organizzazione mondiale del commercio, nel 2024 l’Iran ha importato merci, nell’ordine, da:
- Emirati Arabi Uniti, con una quota del 30,6 per cento del totale;
- Cina, per il 26 per cento;
- Turchia, per il 16,3 per cento;
- Unione europea, per l’8,9 per cento;
- India, per il 2,3 per cento;
- Russia, per il 2,1 per cento.
Nello stesso anno, le esportazioni iraniane si sono dirette principalmente verso:
- Cina, per il 26 per cento;
- Iraq, per il 20,9 per cento;
- Emirati Arabi Uniti, per il 12,8 per cento;
- Turchia, per il 10,9 per cento;
- Afghanistan, per il 4,1 per cento;
- Pakistan, per il 4,1 per cento;
- India, per il 3,5 per cento.
Conteggiando sia le importazioni che le esportazioni, nel 2024 i tre maggiori partner commerciali dell’Iran sono stati la Cina, gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia.
I PRINCIPALI PRODOTTI IMPORTATI ED ESPORTATI
Nel 2024 l’Iran ha acquistato dall’estero soprattutto oro, cereali, smartphone, soia e oli derivati e trattori stradali. In totale, le importazioni sono valse 68,5 miliardi di dollari.
Ha esportato, invece, principalmente idrocarburi: nello specifico gas naturale, propano, bitume e butano.In totale, le esportazioni sono valse 56 miliardi.
IL PETROLIO…
La Cina è una grande acquirente di petrolio iraniano, ma questi flussi – essendo sottoposti a sanzioni – vengono “nascosti” e reindirizzati verso paesi terzi come la Malaysia.
L’India, in passato, importava tanto greggio iraniano, al punto che Teheran era il suo terzo maggiore fornitore, ma la compravendita si è interrotta nel 2019, cioè da quando gli Stati Uniti hanno messo sanzioni sull’Iran. Più in generale, il commercio con l’Iran è marginale per l’India, rappresentando appena lo 0,15 per cento dei suoi scambi totali, come riporta Bloomberg.
… E IL PORTO DI CHABAHAR
D’altra parte, negli ultimi anni l’India ha manifestato un interesse notevole per il porto iraniano di Chabahar, situato nel sud-est del paese e rilevantissimo perché affacciato sul golfo di Oman. L’accesso al golfo di Oman, e la comunicazione con il vicino golfo Persico, sono garantiti dallo stretto di Hormuz, un “collo di bottiglia” cruciale per il trasporto marittimo internazionale, in particolare quello di petrolio.
Il porto di Chabahar è un tassello fondamentale del Corridoio di trasporto internazionale nord-sud, un progetto infrastrutturale attraverso il quale l’India punta ad aggirare il Pakistan (sua avversaria), ad ampliare la sua proiezione geo-economica in Asia centrale e a rivaleggiare con la Cina. Nel 2024 Nuova Delhi ha firmato un accordo decennale sullo sviluppo e la gestione del porto in questione.
GLI STATI UNITI TRA INDIA E CINA
Trump ha già messo dazi fino al 50 per cento sulle importazioni dall’India, come forma di punizione per i suoi acquisti di petrolio russo. Washington e Nuova Delhi stanno lavorando ormai da mesi a un accordo commerciale: i negoziati potrebbero dunque venire complicati dalle nuove tariffe legate all’interscambio con Teheran.
Per quanto riguarda la Cina, invece, l’applicazione di un nuovo dazio del 25 per cento rischierebbe di far naufragare la tregua raggiunta l’anno scorso tra Trump e l’omologo cinese Xi Jinping.






