Non è stato solo il bilancio il terreno di scontro nell’ultima assemblea di Pirelli. Il voto del 25 giugno ha riportato alla luce due fratture che attraversano il gruppo. La prima è ormai nota: quella tra la componente italiana e il socio cinese Sinochem. La seconda, più silenziosa ma non meno significativa, riguarda invece il rapporto tra il management guidato da Marco Tronchetti Provera e una parte degli investitori, che ha espresso un dissenso tutt’altro che marginale sulle remunerazioni dei vertici.
IL NUOVO STRAPPO DI SINOCHEM SUL BILANCIO
Tutte le delibere sono passate. Ma, a leggere i numeri delle votazioni, il consenso è apparso molto meno compatto di quanto il risultato finale possa far pensare.
Il primo segnale arriva dall’approvazione del bilancio 2025. I conti hanno ottenuto il via libera con il 57,89% dei voti favorevoli e il 41,97% dei contrari del capitale rappresentato in assemblea. Una percentuale che coincide quasi integralmente con la partecipazione detenuta da Marco Polo International Italy, la società controllata da Sinochem che possiede il 34,1% del capitale di Pirelli. È la conferma che la contrapposizione tra il socio cinese e il blocco raccolto attorno a Camfin e a Marco Tronchetti Provera non si è affatto ricomposta. Anzi. Come già avvenuto lo scorso anno, Sinochem ha scelto di votare contro il bilancio, trasformando ancora una volta il passaggio più importante dell’assemblea in un segnale politico prima ancora che contabile.
IL DIVIDENDO PASSA QUASI ALL’UNANIMITÀ
Il contrasto emerge con ancora maggiore evidenza se lo si confronta con il voto sul dividendo. La distribuzione di 0,34 euro per azione, pari a circa 369 milioni di euro complessivi, è infatti passata con il 99,9995% dei voti favorevoli. Soltanto 4.508 azioni si sono espresse contro. Un consenso praticamente unanime che mostra come il dissenso di Sinochem non fosse rivolto alla remunerazione degli azionisti, bensì al bilancio e, più in generale, alla gestione della società.
IL NUOVO CDA FOTOGRAFA GLI EQUILIBRI TRA I SOCI
Anche il rinnovo del consiglio di amministrazione ha finito per fotografare, quasi plasticamente, gli equilibri tra i due blocchi. La lista presentata da Camfin insieme a Longmarch Holding e Marco Tronchetti Provera & C. ha raccolto il 58,07% del capitale rappresentato, conquistando dodici consiglieri. Quella di Marco Polo International Italy si è fermata al 41,9%, eleggendo tre amministratori. Un risultato che ricalca fedelmente il peso dei due principali azionisti.
LE REMUNERAZIONI DIVIDONO GLI AZIONISTI
Se però il confronto con Sinochem era in larga parte atteso, qualche sorpresa è arrivata dal capitolo remunerazioni. La politica di remunerazione per il 2026 è stata approvata con il 92,28% dei voti favorevoli. Tradotto: quasi l’8% del capitale rappresentato ha scelto di votare contro una politica che prevede, tra l’altro, una componente fissa fino a 1,9 milioni di euro per gli amministratori investiti di particolari cariche, fino a 1,4 milioni per l’amministratore delegato e sistemi di incentivazione di breve e lungo termine legati al raggiungimento di obiettivi economici, finanziari e di sostenibilità.
È però il voto consultivo sulla seconda sezione della Relazione sulla remunerazione, quella dedicata ai compensi effettivamente corrisposti nel 2025 ai vertici del gruppo, a offrire l’indicazione più interessante. I voti favorevoli sono scesi all’82,35%, mentre i contrari hanno raggiunto il 15,89%. Una quota non trascurabile, che lascia intravedere il dissenso di numerosi fondi e investitori istituzionali nei confronti delle retribuzioni riconosciute al management. Tra i contrari figurano, infatti, anche grandi investitori come UBS Asset Management, Generali Investments, Legal & General, Fidelity, BNP Paribas, AXA, Mercer, Pzena e Amundi, a conferma che il malcontento non si è limitato a pochi azionisti. Del resto, la stessa relazione evidenzia che nel 2025 Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo, ha percepito compensi complessivi per circa 13,8 milioni di euro, mentre all’amministratore delegato Andrea Casaluci sono stati riconosciuti circa 5,6 milioni. Un malcontento che non mette in discussione la governance della società, ma che rappresenta comunque uno dei segnali più evidenti emersi dall’assemblea e che va ben oltre la tradizionale contrapposizione con Sinochem.
MENO DISSENSO SUL PIANO DI INCENTIVAZIONE
Più contenuta, invece, l’opposizione al nuovo piano di incentivazione monetaria di lungo termine LTI 2026-2028, approvato con il 96,61% dei voti favorevoli. l piano lega la remunerazione variabile di lungo periodo ai risultati ottenuti dal gruppo, premiando indicatori come la capacità di generare cassa rispetto ai principali concorrenti internazionali, l’andamento del titolo in Borsa e il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. Anche qui, tuttavia, una parte degli azionisti ha deciso di votare contro, confermando che il tema delle remunerazioni dei vertici continua a essere osservato con crescente attenzione dal mercato.






