Il gruppo Toto si prepara a entrare nella nuova società che controllerà La Stampa. Accanto al gruppo Sae dell’editore Alberto Leonardis, alla famiglia Agnelli-Elkann, a Reale Mutua e ad alcuni soggetti del capitalismo piemontese, ci sarà dunque anche la holding abruzzese attiva nelle infrastrutture, nelle concessioni autostradali e nell’energia. Un’operazione ancora in fase di definizione sul piano delle quote precise e della struttura definitiva, ma che segna un nuovo passo dell’interesse della famiglia Toto verso il mondo dell’editoria nazionale dopo l’ingresso, un anno fa, nel capitale del quotidiano romano Il Tempo.
A raccontare i dettagli della partita è Italia Oggi , secondo cui il gruppo guidato da Carlo Toto investirà (con una quota ancora da definire) attraverso una sub-holding controllata da Leonardis, destinata ad avere il 51% della nuova Stampa. Attorno al restante 49% si starebbe invece componendo una galassia di soci di minoranza che comprende la stessa famiglia Agnelli-Elkann – destinata a restare nel progetto tramite la nuova “Fondazione 9 febbraio 1867” – insieme a realtà come Reale Mutua, Confindustria Torino, Confindustria Cuneo e alcune fondazioni bancarie del territorio.
IL NUOVO ASSETTO DELLA STAMPA
La geometria dell’operazione racconta molto del progetto che Leonardis sta costruendo attorno allo storico quotidiano torinese. La nuova sub-holding guidata dal patron di Sae manterrà il controllo della società editrice, ma accanto all’editore aquilano entreranno partner finanziari e territoriali scelti con cura. In questo schema il gruppo Toto dovrebbe avere una partecipazione minoritaria ma significativa, mentre gli Agnelli-Elkann conserveranno una quota attorno al 20%, forse anche superiore, con una funzione soprattutto simbolica e di garanzia dell’identità della testata. Il messaggio che si vuole dare al territorio piemontese è chiaro: La Stampa cambia proprietà ma non recide il legame storico con Torino e con il Nord Ovest industriale.
Secondo quanto emerso nel tavolo convocato in Regione Piemonte, la cessione dovrebbe essere perfezionata entro la fine di maggio. A quel punto Leonardis potrà mettere mano alla riorganizzazione del quotidiano oggi diretto da Andrea Malaguti. Italia Oggi riferisce che uno dei primi dossier riguarda il peso delle firme e dei collaboratori della testata, il cui costo complessivo inciderebbe sui conti del giornale per circa 4 milioni di euro l’anno. Sul fronte editoriale, invece, continua a circolare il nome di Antonio Di Rosa, storico direttore e uomo molto vicino all’universo Sae, già alla guida del Secolo XIX, della Gazzetta dello Sport e della Nuova Sardegna.
Nel frattempo Leonardis sta provando a rassicurare istituzioni e sindacati sul futuro della testata. “Sarà un giornale glocal, che investirà innanzitutto sull’innovazione, molto digitale e presente sui social network”, ha spiegato l’editore durante l’incontro torinese. L’idea è quella di mantenere forte il presidio territoriale, ma sviluppando attorno al quotidiano una serie di attività collaterali – eventi, academy, progetti con le scuole, pubblicazioni verticali – che consentano di sostenere economicamente il business editoriale. “L’editoria regge se attorno all’editoria si sviluppano progetti”, ha sintetizzato Leonardis.
L’ASSE ABRUZZESE FRA LEONARDIS E TOTO
Dentro questa operazione colpisce anche la saldatura fra due imprenditori abruzzesi come Leonardis e Carlo Toto. Un asse che in passato si era già incrociato sul dossier del quotidiano Il Centro, allora però da fronti opposti. Nel 2016, infatti, Leonardis faceva parte della cordata che rilevò il giornale abruzzese messo in vendita da Gedi, mentre Toto guardava alla stessa partita da una posizione diversa. Stavolta invece i due imprenditori marciano insieme.
È proprio il profilo del gruppo Toto a rendere interessante l’operazione. La holding fondata da Carlo Toto non è infatti un investitore qualsiasi. Si tratta di una delle principali realtà italiane attive nelle grandi infrastrutture, nelle costruzioni, nelle concessioni autostradali e nell’energia rinnovabile. Come ricordato anche da Startmag in occasione dell’ingresso nel capitale del Tempo, Toto Holding controlla società come Toto Costruzioni, Infra Engineering, Renexia e soprattutto Strada dei Parchi, concessionaria delle autostrade A24 e A25 che collegano Roma all’Abruzzo. Il gruppo sfiora il miliardo di fatturato e conta circa 1.500 dipendenti.
IL PRECEDENTE DEL TEMPO
L’interesse dei Toto per i giornali, dunque, non nasce oggi. Già nel 2025 la famiglia abruzzese aveva sorpreso il mercato acquistando il 40% de Il Tempo dalla famiglia Angelucci. Un’operazione che aveva fatto parecchio discutere non soltanto per il significato politico-editoriale, ma anche per le cifre in gioco.
All’epoca Toto Holding aveva rilevato la quota del quotidiano romano attraverso un accordo con Editoria Italia, il veicolo editoriale della famiglia Angelucci, che controlla Libero ed è socio di maggioranza del Giornale. A far discutere, più di tutto, furono però i numeri dell’affare.
Per il 40% del Tempo i Toto avrebbero versato ben 14 milioni di euro, come raccontato dal Fatto Quotidiano. Una cifra giudicata molto elevata per una testata con ricavi inferiori agli 8 milioni e perdite superiori al milione annuo. Il quotidiano diretto da Tommaso Cerno, acquistato dagli Angelucci nel 2016 per 12,5 milioni, sarebbe arrivato così a una valutazione implicita di circa 35 milioni di euro.
Proprio attorno a quell’operazione sono circolate diverse indiscrezioni. Secondo il Fatto sarebbero emersi “mormorii” perfino dentro la Tosinvest di Angelucci, dove qualcuno avrebbe ipotizzato che la cessione di una quota del Tempo fosse stata una sorta di contropartita per il ritorno ai Toto della concessione di Strada dei Parchi. Una ricostruzione che sia Tosinvest sia Toto Holding hanno respinto con nettezza.
IL DOSSIER STRADA DEI PARCHI
Il tema però non nasce dal nulla. Negli ultimi anni il dossier Strada dei Parchi è stato infatti uno dei più delicati nel rapporto fra Stato e concessionari autostradali.
Nel 2022 il governo Draghi aveva revocato la concessione delle autostrade A24 e A25 alla società dei Toto, contestando carenze nella manutenzione e nella gestione della rete. Una decisione drastica, che aprì un contenzioso miliardario e rischiò di mettere in forte difficoltà il gruppo abruzzese. La situazione si è però ribaltata nel 2023, quando il governo Meloni ha ripristinato la concessione. Secondo la ricostruzione del Fatto, la società Strada dei Parchi rischiava di ottenere risarcimenti miliardari e il governo avrebbe deciso di chiudere il contenzioso evitando ulteriori tensioni giudiziarie. Toto Holding ha sempre sostenuto che non esiste “alcuna relazione di causa ed effetto” fra la vicenda autostradale e l’investimento nel Tempo. Ma il tema ha inevitabilmente alimentato le letture politiche dell’operazione editoriale.
GIORNALI, CONCESSIONI E TERRITORI
È dentro questo quadro che l’ingresso nella Stampa assume un significato che va oltre la semplice diversificazione finanziaria. Perché il quotidiano torinese non è solo una testata storica: è anche uno dei principali snodi informativi del Nord Ovest industriale, cioè una delle aree economicamente più strategiche del paese.
E proprio nel Nord Ovest si concentra anche la presenza di un altro gigante delle concessioni autostradali italiane: il gruppo Gavio. Attraverso ASTM, la holding della famiglia piemontese controlla tratte come la Torino-Milano, la Torino-Piacenza, la Savona-Ventimiglia, la Torino-Savona, la Cisa e la Ligure-Toscana. Un gruppo da oltre 4,6 miliardi di volume d’affari e circa 6.200 chilometri di rete gestiti tra Italia e Brasile.
Ufficialmente, naturalmente, l’operazione viene letta soltanto come un investimento editoriale e territoriale. Resta però il fatto che, per gruppi attivi in settori regolati e ad alta intensità di rapporti istituzionali, avere un presidio nell’informazione nazionale potrebbe rappresentare un elemento non secondario. Dopo il romano Tempo, ora il gruppo Toto si affaccia anche sotto la Mole.







