Le banane frenano. I kiwi, i berries e la frutta esotica invece tirano. E così il primo trimestre 2026 di Orsero si chiude con ricavi in crescita ma con utili e marginalità sotto pressione, complici il rallentamento della divisione shipping, il maltempo nel Nord Atlantico e qualche intoppo operativo lungo la catena logistica. Per il gruppo della famiglia Orsero, però, il bicchiere resta mezzo pieno: il fatturato sale, la cassa migliora e la distribuzione continua a correre sulle categorie a più alto valore aggiunto.
RICAVI IN SALITA, MA MARGINI PIÙ STRETTI
I numeri raccontano un trimestre a due velocità. Da una parte i ricavi netti, cresciuti del 2,5% a 389,2 milioni di euro rispetto ai 379,6 milioni dello stesso periodo del 2025. Dall’altra l’utile netto, sceso del 12,5% a 6,5 milioni, mentre margine operativo lordo rettificato (adjusted ebitda) si è fermato a 20,8 milioni, in calo del 3,4%. Anche la redditività operativa arretra: il margine scende dal 5,7% al 5,3%.
La fotografia è quella di un gruppo che continua a crescere nei volumi e nel giro d’affari, ma che deve fare i conti con costi logistici più elevati e con un business – quello del trasporto marittimo refrigerato – meno brillante rispetto a un anno fa.
DEBITO IN CALO E PIÙ CASSA
Se utili e marginalità rallentano, sul fronte finanziario arrivano comunque segnali incoraggianti. La posizione finanziaria netta migliora e scende da 116,1 a 103,8 milioni di euro. Ancora più marcato il calo del dato al netto degli effetti dei leasing, passato da 49,7 a 37,5 milioni.
A spingere è stata soprattutto la buona generazione di cassa operativa e una gestione favorevole del capitale circolante, in controtendenza rispetto alla tradizionale stagionalità del primo trimestre. Cresce anche la liquidità: le disponibilità salgono da 77,7 a 85,5 milioni di euro.
IL PESO DELLA BANANA E IL TRAINO DELLA FRUTTA “PREMIUM”
C’è una tendenza che racconta bene dove stia andando il gruppo. Orsero resta uno dei principali operatori europei dell’importazione di banane e ananas, ma ormai da tempo punta sempre di più sulle categorie considerate “premium”: kiwi, frutti rossi, avocado e frutta esotica.
Ed è proprio lì che arrivano i risultati migliori. La business unit della distribuzione, che rappresenta il cuore del gruppo, ha registrato ricavi per 367,6 milioni di euro, in crescita del 2%, con il margine operativo lordo rettificato salito del 3,6% a 16,2 milioni.
A spingere è stato “l’effetto prezzo/mix” insieme all’aumento dei volumi nelle categorie a maggior valore aggiunto. Tradotto: Orsero ha venduto più prodotti redditizi e con prezzi medi migliori. Le banane, invece, hanno rallentato.
È il segnale di una trasformazione che va avanti da anni e che punta a ridurre la dipendenza dal business tradizionale. Anche perché le banane restano un mercato enorme ma molto competitivo, con margini più compressi e una forte esposizione alle oscillazioni logistiche e climatiche.
SHIPPING SOTTO PRESSIONE TRA ATLANTICO E MANUTENZIONI
I problemi arrivano soprattutto dal mare. La divisione shipping, cioè quella che gestisce il trasporto marittimo refrigerato della frutta, ha sì aumentato leggermente i ricavi a 29,1 milioni di euro, ma ha visto scendere l’adjusted ebitda da 7,9 a 6,9 milioni.
La frenata è legata a un mix di fattori: meno banane trasportate, navi meno cariche del previsto, interventi tecnici straordinari e condizioni meteo difficili nel Nord Atlantico, che hanno fatto salire i costi operativi e rallentato la regolarità delle rotte.
Un problema tutt’altro che marginale per un gruppo che ha costruito parte della propria forza proprio sull’integrazione verticale della filiera, dall’approvvigionamento fino al trasporto e alla distribuzione. Orsero è infatti un operatore logistico integrato che controlla direttamente una parte importante della catena del freddo e dei collegamenti marittimi tra America latina ed Europa mediterranea.
CHI È DIVENTATA OGGI ORSERO
Oggi il gruppo genera circa 1,7 miliardi di euro di fatturato annuo, commercializza circa 860mila tonnellate di frutta e verdura e impiega quasi 2.400 dipendenti. È presente in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Messico, Costa Rica e Colombia.
Le attività spaziano dall’importazione e distribuzione di ortofrutta fresca fino al trasporto marittimo refrigerato. Il modello è quello dell’integrazione verticale: approvvigionamento, navigazione, maturazione, logistica, distribuzione e marketing.
La quota principale del fatturato arriva dalla distribuzione di frutta e verdura, che pesa per oltre il 95% del business. Il resto è legato soprattutto allo shipping.
ORSERO DIFENDE I CONTI, TRA INCERTEZZA GEOPOLITICA E PRODOTTI PREMIUM
Raffaella Orsero e Matteo Colombini, amministratori delegati del gruppo, parlano comunque di risultati “positivi, in linea con le aspettative”. E insistono soprattutto sulla strategia di concentrarsi sui prodotti a più alto valore aggiunto.
I due manager sottolineano che, nonostante “il perdurare dell’incertezza geopolitica”, il modello di business continua a produrre “crescita costante”. E rivendicano anche i nuovi progetti di filiera, come l’accordo di esclusiva per la distribuzione in Europa dei litchi del Madagascar.
C’è poi il tema logistico. Orsero sta continuando a investire nella rete distributiva europea. Ad aprile il gruppo ha acquisito un magazzino e uno stand nel mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Vigo, nel nord della Spagna. Obiettivo: rafforzare la presenza commerciale nella Penisola iberica, che già oggi rappresenta oltre un quarto del fatturato del gruppo.
ALLE SPALLE GLI ANNI DIFFICILI
Il gruppo Orsero nasce oltre mezzo secolo fa dall’iniziativa della famiglia ligure attiva già dagli anni Quaranta nel commercio ortofrutticolo. Negli anni Duemila la società aveva attraversato una fase molto complicata. Dopo la morte del fondatore Raffaello Orsero, il gruppo aveva imboccato una stagione di espansione fuori dal core business, tra immobiliare, aeroporti e altre attività considerate poi non strategiche. A questo si erano aggiunti l’elevato indebitamento e le vicende giudiziarie legate al caso Carige.
Da lì è partita una lunga ristrutturazione culminata con il ritorno al focus sull’ortofrutta, la quotazione in Borsa e il consolidamento della presenza internazionale.




