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Trump è imbufalito con l’Agenzia delle dogane per le cineserie di Nuctech?

Dietro al deterioramento dei rapporti tra Meloni e Trump non c'è solo la mancata concessione della base di Sigonella e la non adesione al programma Purl. Le tensioni tra Washington e Roma sono alimentate anche dai legami dell'Agenzia delle dogane con Nuctech, società cinese che realizza scanner e che gli americani considerano pericolosa per la sicurezza.

Alla base del deterioramento dei rapporti pubblici tra Donald Trump e Giorgia Meloni non c’è solo il rifiuto dell’Italia di concedere l’utilizzo della base militare di Sigonella agli Stati Uniti, lo scorso marzo, mentre questi erano impegnati nella guerra all’Iran. Ci sarebbe pure la mancata adesione al Purl, il meccanismo per la fornitura di armi – americane, essenzialmente – all’Ucraina. E anche, come rivelato oggi dal Foglio, la presenza nelle dogane italiane degli scanner della società cinese Nuctech, considerata rischiosa per la sicurezza nazionale.

UN PASSO INDIETRO: COSA FA NUCTECH

Nuctech è specializzata nella produzione di apparecchi di rilevamento delle minacce. Nel concreto, realizza gli scanner a raggi X che si utilizzano per il controllo dei bagagli negli aeroporti, oppure per la verifica del contenuto dei container che arrivano nei porti.

L’azienda è presente in oltre centosettanta paesi ed è controllata indirettamente dal Partito comunista cinese: appartiene infatti al gruppo statale Tsinghua Tongfang, attivo nei settori delle tecnologie dell’informazione, dell’elettronica di consumo, dell’energia e altri ancora.

COSA PENSANO GLI STATI UNITI E L’UNIONE EUROPEA

Gli Stati Uniti non si fidano di Nuctech: temono spionaggio e furto di dati, al punto che già nel 2020 avevano inserito l’azienda in una “lista nera” di soggetti rischiosi per la sicurezza nazionale americana.

Più recentemente, lo scorso dicembre, la Commissione europea ha avviato un’indagine su Nuctech, sospettata di aver ricevuto sovvenzioni dal governo di Pechino che potrebbero aver rafforzato la sua competitività nell’Unione, dandole un vantaggio sleale sulla concorrenza.

LA STORIA TRA NUCHTECH E L’AGENZIA DELLE DOGANE ITALIANA

Secondo due fonti statunitensi consultate dal Foglio, l’amministrazione Trump accusa il governo Meloni di “arrendevolezza su alcune questioni di sicurezza nazionale”, tra le quali l’utilizzo – appunto – degli scanner di Nuctech da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, oggi diretta da Roberto Alesse.

I fatti però risalgono al 2021, quando alla guida dell’agenzia c’era Marcello Minenna. Minenna venne indicato dal Movimento 5 Stelle, che nel 2019 era al governo con la Lega e aveva firmato il memorandum d’intesa con la Cina sulla Nuova via della seta, poi abbandonato da Meloni nel 2023.

Nel 2020 Minenna decise di revocare una gara d’appalto per l’acquisto di cinque scanner dotati di tecnologia backscatter, che consente di rilevare i materiali nascosti all’interno dei container e dei veicoli che passano la dogana. Secondo Minenna, trattandosi di una tecnologia sensibile, il parametro economico non doveva essere il criterio prioritario nella determinazione del vincitore della gara: venne dunque aperta una nuova procedura, alla quale parteciparono la società statunitense Rapiscan e la cinese Nuctech.

Tra le due, l’Agenzia delle dogane scelse la tecnologia di Rapiscan, qualitativamente superiore, più sicura e meno controversa: già l’agenzia doganale della Danimarca, infatti, aveva scartato gli scanner di Nuctech proprio per ragioni di sicurezza.

COME FUNZIONA LA TECNOLOGIA BACKSCATTER DI NUCTECH

Il sistema di Nuctech, infatti – ha spiegato una fonte al Foglio -, “funziona così: l’operatore nel camioncino non vede l’immagine reale registrata dal backscatter, ma un’immagine stock che il computer associa a quello che crede di vedere dentro il container. Faccio un esempio: se dentro ci sono droni, ma il software è impostato in modo che a quell’immagine corrisponda una foto stock di banane, l’operatore che ha davanti un container pieno di droni vedrà solo banane”.

IL RICORSO AL TAR DEL LAZIO

La gara indetta dall’Agenzia delle dogane, dunque, si concluse nell’estate del 2021 con l’assegnazione della fornitura dei cinque scanner a Rapiscan. Poche settimane dopo, però, Nuctech decise di presentare ricorso per al Tar del Lazio, sostenendo l’invalidità dell’esclusione dalla gara.

A questo punto, l’Agenzia delle dogane decise di rimuovere dall’incarico – senza preavviso – l’avvocato Alessandro Canali, ovvero “il dirigente della direzione generale delle dogane che stava preparando le difese per l’amministrazione”.

Infine, nel marzo del 2022 il Tar del Lazio accolse la domanda di Nuctech, citando la gara in Danimarca inizialmente vinta dalla società cinese, dalla quale però venne poi esclusa per via della scarsa sicurezza dei suoi scanner. Non è chiaro per quale motivo, ma l’Agenzia delle dogane italiana non aveva depositato in giudizio la documentazione ricevuta dall’ente danese, dove venivano spiegate le ragioni della rinuncia alla tecnologia di Nuctech.

L’Agenzia delle dogane decise inoltre di non impugnare la sentenza del Tar.

LA MANCANZA DEGLI SCANNER DI NUCTECH

Per di più, quando nel maggio 2025 Nuctech consegnò gli scanner all’Agenzia delle dogane, si scoprì che gli apparecchi erano sprovvisti di un componente considerato imprescindibile dal bando di gara. “Un problema che avrebbe dovuto imporre la restituzione degli scanner al fornitore”, ha scritto Il Foglio, “e che invece non impedisce che vengano comunque collaudati, installati e pagati”.

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