L’attesa italiana su Safe mette stress ai programmi della Difesa.
L’Italia doveva decidere entro la fine di maggio se ricorrere ai prestiti europei nell’ambito del programma Safe. Già a metà maggio il ministro della Difesa Crosetto aveva precisato che la decisione finale dovrà arrivare dal Tesoro retto dal ministro Giancarlo Giorgetti. Decisione che si sta facendo attendere tanto che il ministro della Difesa ha intensificato nelle ultime settimane il pressing sul Mef per ottenere un responso.
Il nostro paese ha chiesto nei mesi scorsi di essere ammessa a prestiti per complessivi 14,9 miliardi di euro all’Ue nell’ambito del programma Security Action for Europe (Safe) per finanziare spese in difesa e sicurezza. Il meccanismo prevede che l’Ue raccolga fondi sui mercati dei capitali e li metta a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti a lungo termine, basati sui loro piani di investimento per l’industria europea della difesa.
Secondo fonti stampa, Roma starebbe valutando di chiedere solo circa 5 miliardi dei 15 miliardi inizialmente previsti attraverso il Safe, con possibili ripercussioni sui progetti già concordati tra industria della difesa e ministero della Difesa.
Tra i programmi industriali sotto pressione figura la costruzione della terza unità programma Lss3 classe Vulcano in capo a Fincantieri per la Marina militare, come avvertito la scorsa settimana dalla Uilm, secondo cui la questione riguarda direttamente i lavoratori dei siti coinvolti nel programma navale.
Ma anche un programma di difesa aerea sembrerebbe coinvolto: in base a quanto scrive La Stampa “La Francia aspetta che l’Italia acceda al prestito per riavviare la produzione dei Samp-T, il sistema missilistico avanzato prodotto dal consorzio Eurosam (partecipato da Mbda France, Mbda Italia e Thales). Rinviare ancora gli investimenti, secondo Crosetto, peggiorerebbe la vulnerabilità italiana ed europea”.
Eppure, come ha tuonato anche il direttore di Rid, Pietro Batacchi, “Safe offre condizioni davvero appetibili: 10 anni di grazia, niente IVA, rimborso in 45 anni e tassi bassissimi. Gli altri Paesi si sono già ampiamente mossi ed è già alla firma la prima tranche di contratti”. Con questo continuo indugiare, il nostro paese “mette a rischio una serie di programmi, sui quali non solo l’industria aveva già fatto la propria pianificazione, ma sui quali c’erano già accordi con altri Paesi” rimarca Batacchi.
Fonti di Leonardo commentano a Startmag che “per quanto riguarda l’azienda è necessario aspettare di capire quale sarà la decisione del governo relativamente al Safe sulla base delle evidenze che sono emerse nei giorni precedenti”.
Tutti i dettagli.
L’ALLARME DELLA UILM SUL PROGETTO LSS3 CLASSE VULCANO
Circa 1.500 posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto potrebbero essere messi a rischio nel cantiere di Fincantieri di Castellammare di Stabia qualora le incertezze sulle risorse del fondo Safe dovessero incidere sulla realizzazione della terza unità del programma Lss3 classe Vulcano.
La preoccupazione è stata espressa dalla Uilm, che collega direttamente il futuro del programma navale alle prospettive occupazionali del cantiere campano e agli investimenti già programmati da Fincantieri.
“Permane la preoccupazione che le criticità legate alle risorse Safe possano incidere sulla realizzazione della terza unità del programma Lss3 classe Vulcano. Fincantieri ha già effettuato investimenti e pianificato il proprio piano industriale anche sulla base degli impegni pubblici previsti nei documenti di finanza pubblica”, affermano Antonio Apa, coordinatore Uilm Liguria, e Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm.
IL RUOLO DEL CANTIERE DI CASTELLAMMARE
Il programma Lss3 prevede la costruzione di tre unità navali destinate alla Marina militare italiana. La terza nave dovrebbe essere realizzata nello stabilimento di Castellammare di Stabia, considerato un sito chiave per il rilancio produttivo dell’area.
“Dopo la concentrazione nei cantieri liguri di importanti programmi del gruppo, dalle Fremm ai Ppa e Ppx, la conferma della costruzione della Lss3 a Castellammare rappresenta un elemento decisivo per il rilancio del cantiere e per l’occupazione diretta e indiretta in Campania”, sottolineano Apa e Gambardella.
Per la Uilm, il caso evidenzia anche il legame tra investimenti nella difesa e ricadute economiche sul territorio. “Quando la spesa per la difesa coinvolge l’industria nazionale, non esiste contrapposizione tra difesa, sostegno alle famiglie e sviluppo economico”, concludono i due dirigenti sindacali.
I PROGRAMMI INDUSTRIALI IN ATTESA
L’incertezza sul Safe interessa anche diversi programmi industriali sviluppati in collaborazione con partner europei. Il meccanismo finanzia programmi di acquisizione congiunti, che comprendano almeno due Paesi membri dell’Ue, o un membro più l’Ucraina.
Tra i dossier più rilevanti figura quello relativo al sistema di difesa aerea Samp-T. Secondo quanto riportato da La Stampa, Parigi attende che Roma acceda ai finanziamenti europei per consentire il rilancio della produzione del sistema missilistico Samp-T.
Il sistema di difesa antiaerea franco-italiano è sviluppato dal consorzio italo-francese Eurosam (costituto dalle società Mbda Italia, Mbda Francia e Thales). Rappresenta uno dei fulcri della difesa aerea dell’Ucraina, diventato fondamentale per intercettare i missili e i droni lanciati da Mosca.
Sempre il quotidiano torinese riferiva l’estate scorso che tramite il Safe il nostro paese avrebbe potuto scegliere di rifinanziare l’acquisto già previsto nel piano 2026-2030 di 24 caccia Eurofighter – gestito dal Consorzio Eurofighter a cui partecipano Leonardo (con il 21%), Airbus Group e Bae Systems – per oltre 7 miliardi di euro, le 5 batterie missilistiche Samp-T aggiuntive (dal costo inferiore al miliardo), oppure una parte dei veicoli corazzati richiesti dal Ministero della Difesa, qualora rientrassero nei parametri stabiliti dall’Ue.
Dunque sono diversi i progetti che dipendono dalla decisione del governo sui prestiti Ue destinati a rafforzare la cooperazione industriale europea nel settore militare.







