“L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di Zone a Traffico Limitato e conta più della metà delle limitazioni alla circolazione registrate in Europa decise in ambito locale e al di fuori di una strategia nazionale organica”. A dirlo non è il ministro delle infrastrutture, Matteo Salvini, da sempre critico su Ztl e Zone 30, ma la ricerca “Auto e Città, oltre il divieto” dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, di cui Honda è partner e che proprio Honda veicola in queste ore alla stampa.
COSA DICE LA RICERCA SULLE ZTL
Secondo lo studio, su circa 500 Ztl attive in Europa, ben 446 si trovano in Italia. Più in generale, si legge sempre nel report, il nostro Paese concentra 485 misure di limitazione dell’accesso – tra ZTL, Low Emission Zone (LEZ) e sistemi di congestion charge – oltre la metà del totale europeo (56,2%) che ammonta a 863 interventi.
Gli autori del paper rimarcano: “Nel dibattito italiano il termine ZTL viene spesso utilizzato come definizione generale di restrizione degli accessi, ma in realtà rappresenta solo una delle possibili forme di regolazione urbana della mobilità”. Quindi si bacchetta questi “strumenti concepiti prevalentemente per limitare gli accessi nei centri storici e tutelare il patrimonio urbano, ma che spesso non incidono direttamente sulla qualità ambientale, poiché non tengono conto delle caratteristiche emissive dei veicoli”.
MENO ZTL PIÙ LEZ?
Viceversa lo studio pare spingere per la creazione delle Zone a basse emissioni, ovvero aree nelle quali possono entrare solo veicoli che rispettano determinati criteri e standard ambientali. “Diverso – viene infatti enunciato – il caso delle Low Emission Zone, pensate per ridurre l’inquinamento attraverso restrizioni selettive basate sulle tecnologie di trazione. In Europa si contano 338 LEZ: la Spagna è in testa con 82 zone attive, seguita da Francia (63), Germania (57) e Paesi Bassi (40). L’Italia, con 37 LEZ, si colloca al quinto posto, ma con un sistema fortemente disomogeneo”. La preferenza del costruttore per le LEZ non sorprende: sono obblighi che favoriscono le tecnologie più recenti e, dunque, il cambio d’auto.
LE MANCANZE ITALIANE CHE NON PIACCIONO AI GIAPPONESI
La ricerca “evidenzia infatti l’assenza di standard nazionali: criteri, regole di accesso e modalità di applicazione variano sensibilmente da città a città, con differenze marcate anche tra Nord e Sud. Una frammentazione che rende complessa la comprensione delle norme per cittadini e operatori.”
E, ancora: “In Italia manca un’infrastruttura regolatoria unitaria. L’analisi dell’Osservatorio sottolinea la necessità di introdurre strumenti standardizzati: criteri omogenei per le LEZ, un sistema di segnaletica coerente e soprattutto una piattaforma unica digitale nazionale in grado di raccogliere e integrare le informazioni su tutte le misure UVAR (Urban Vehicle Access Regulation), a supporto di cittadini, imprese e sistemi di mobilità intelligente”.
COSA NE PENSA HONDA
Dato che la Casa nipponica è partner dell’Osservatorio della Luiss, è interessante vedere a margine cosa pensa dello studio. “Come Honda – ha detto Simone Mattogno, Head of Automobile Division di Honda Motor Europe Ltd. – Italia & Svizzera – osserviamo con grande attenzione la trasformazione del modo in cui le persone si muovono nelle aree urbane. Crediamo che l’innovazione debba avere un obiettivo concreto: semplificare la vita delle persone, rendendo più immediato orientarsi in un contesto in evoluzione e favorendo l’accesso a soluzioni sostenibili. In questo percorso, il dialogo tra istituzioni, industria e mondo della ricerca è determinante per accompagnare una transizione efficace, inclusiva e orientata al futuro.”







