I rendimenti sui titoli di Stato britannici a 10 anni hanno toccato ieri il 5,13%, il livello più alto dal 2008, riflettendo l’intensa pressione politica su Keir Starmer e le crescenti preoccupazioni degli investitori.
Se l’incertezza sul futuro del premier laburista spaventa i mercati, non è l’unico fattore: la guerra in Medio Oriente ha fatto schizzare i prezzi dell’energia, alimentando l’inflazione e rendendo i gilt i più penalizzati tra le grandi economie avanzate.
Tra politica interna e shock globali, il Regno Unito affronta un momento di particolare fragilità finanziaria.
Tempesta su Downing Street
La leadership di Keir Starmer è appesa a un filo. Dopo la pesante sconfitta del Labour alle elezioni locali, oltre 70 deputati laburisti hanno invocato le sue dimissioni.
Come riporta la CNBC, Starmer ha ribadito durante una riunione di gabinetto di non avere intenzione di mollare, ma il malcontento interno è palpabile. Il premier, arrivato al potere nel luglio 2024 con una maggioranza schiacciante, paga lo scotto di una crescita stagnante e della crisi del costo della vita ereditata da pandemia e guerre.
Come osserva il New York Times, il mercato obbligazionario sta inviando un segnale chiaro: sostiene l’attuale tandem Starmer-Reeves per la sua disciplina fiscale, ma teme un cambio di rotta verso politiche più espansive.
Il cancelliere Rachel Reeves ha più volte promesso regole di bilancio “di ferro”, eppure una parte della sinistra laburista le considera inadeguate per le sfide di lungo periodo.
Rendimenti in salita
Se i rendimenti sui gilt a 10 anni hanno raggiunto il 5,13%, quelli a 30 anni hanno sfiorato il 5,81%, ossia il livello massimo dal 1998.
Come evidenziato dalla BBC, l’aumento è stato più marcato rispetto a Francia e Germania. Gli investitori chiedono un premio di rischio maggiore di fronte all’instabilità politica.
Gordon Shannon di TwentyFour, citato da Reuters, sottolinea che la maggior parte dei possibili successori di Starmer – con l’eccezione forse di Wes Streeting – vorrebbe aumentare la spesa pubblica e l’indebitamento. Andy Burnham, per esempio, potrebbe spingere per 50 miliardi di sterline in più in cinque anni esentando la difesa dai vincoli attuali.
I ricordi della mini-crisi di Liz Truss nel 2022, quando i mercati punirono duramente i tagli fiscali improvvisi, sono ancora freschi e rendono gli investitori particolarmente nervosi.
Secondo l’analisi di Capital Economics citata dalla BBC, un cambio al vertice verso figure più a sinistra come Angela Rayner o Andy Burnham rischierebbe di allentare la disciplina di bilancio, con effetti negativi su crescita, tassi e attrattività del Paese per i capitali esteri, che rappresentano il 25-30% degli acquirenti di gilt.
Il ruolo della guerra in Iran
L’instabilità a Westminster non spiega tutto. Come evidenzia Reuters, il conflitto nel Golfo ha fatto salire i prezzi del petrolio e del gas di circa il 50% da fine febbraio, spingendo l’inflazione. La Bank of England ora prevede che l’inflazione possa superare il 6% all’inizio del prossimo anno, contro il target del 2%.
La Gran Bretagna, importatrice netta di gas, è particolarmente esposta. Questo shock energetico ha ribaltato le aspettative sui tassi: i mercati ora prezzano un possibile rialzo del tasso di riferimento della BoE fino al 4,5% entro il 2027, invece dei tagli previsti prima della guerra.
Il New York Times nota che i rendimenti erano già in salita prima della crisi politica, proprio per questi fattori.
I gilt rendono di più: conseguenze
I rendimenti britannici a 10 anni superano nettamente quelli americani (4,45%) e tedeschi (3,10%).
Come spiega Reuters citando Alexandra Ivanova di Invesco, i gilt incorporano premi di rischio più alti su liquidità, politica, durata e soprattutto inflazione.
Ogni punto percentuale di aumento dei rendimenti costerà al governo circa 15 miliardi di sterline l’anno in più di interessi sul debito entro il 2030, secondo l’ufficio di bilancio britannico.
La sterlina ha perso terreno, scendendo dello 0,5% a 1,35 dollari, mentre la Borsa ha chiuso in leggero calo. Le banche hanno sofferto particolarmente per il timore di future strette fiscali o aumenti di tasse.







