Il conto alla rovescia è partito e a Berlino nessuno vuole perdere tempo. Con il sistema previdenziale sotto pressione per l’invecchiamento della popolazione e una platea sempre più ridotta di contribuenti chiamata a sostenere un numero crescente di pensionati, il cancelliere Friedrich Merz e la ministra del Lavoro Bärbel Bas hanno scelto una linea netta: la riforma messa a punto dalla commissione sulle pensioni dovrà essere attuata senza smontarne i pezzi. “Nella coalizione siamo d’accordo sul fatto che questo pacchetto sarà realizzato integralmente”, ha spiegato Merz durante la presentazione ufficiale delle raccomandazioni, “non possiamo permetterci di scegliere alcune misure e rinunciare ad altre”.
Anche Bas ha insistito sulla necessità di considerare la riforma come un insieme inscindibile. Ha definito il pacchetto “un’opera complessiva»”nella quale ogni elemento dipende dall’altro: se applicata così come è stata concepita, la revisione del sistema porterà benefici diffusi.
UNA TRASFORMAZIONE PROFONDA
L’obiettivo dichiarato è duplice: aumentare nel tempo il livello delle pensioni e contenere la crescita dei contributi. Tra i punti più cari all’esecutivo figura l’introduzione di una componente obbligatoria a capitalizzazione. Secondo Merz, questa scelta consentirà di alleggerire il peso che oggi grava sulle generazioni più giovani e di rendere più equilibrato il sistema nel lungo periodo.
Le 33 raccomandazioni formulate dalla commissione governativa delineano infatti una trasformazione profonda del modello previdenziale tedesco. Il problema da affrontare è noto da anni: una popolazione sempre più anziana e una dinamica demografica sfavorevole rischiano di mettere sotto pressione i conti pubblici. Da qui la decisione di intervenire contemporaneamente sull’età pensionabile, sulle modalità di finanziamento e sulla platea dei contribuenti.
PENSIONI LEGATE ALLA LONGEVITÀ, STOP A QUOTA 63
Uno degli interventi più delicati riguarda proprio l’età di uscita dal lavoro. A partire dal 2032, la soglia pensionistica dovrebbe essere collegata all’aspettativa di vita. Il meccanismo individuato segue un rapporto di due a uno: ogni anno aggiuntivo di speranza di vita comporterebbe un aumento di otto mesi dell’attività lavorativa e un allungamento di quattro mesi del periodo trascorso in pensione. Le simulazioni elaborate nel corso del dibattito indicano che questo sistema porterebbe l’età pensionabile a 67 anni e mezzo nel 2041, a 68 anni nel 2051 e, nella seconda metà del secolo, fino a sfiorare i 70 anni.
Parallelamente verrebbe eliminata la possibilità di lasciare il lavoro senza penalizzazioni dopo 45 anni di contributi, il meccanismo che in passato aveva alimentato la cosiddetta pensione a 63 anni. La commissione ritiene inoltre necessario fissare una soglia minima inderogabile per i pensionamenti anticipati. Anche accettando decurtazioni economiche, non sarebbe più possibile ritirarsi prima dei 64 anni. In compenso, per chi è colpito da gravi problemi di salute o vede ridursi la propria capacità lavorativa, viene proposto un rafforzamento delle prestazioni legate all’invalidità.
GIRO DI VITE SUI MINIJOB
Le raccomandazioni investono anche il lavoro a tempo parziale nella fase finale della carriera. L’età minima per accedere a questi schemi salirebbe da 55 a 58 anni e verrebbe abolito il cosiddetto modello a blocchi, che permette di concentrare il lavoro nella prima metà del periodo per poi interrompere completamente l’attività continuando a percepire una parte dello stipendio.
Gli esperti che hanno elaborato il rapporto ritengono che questo sistema favorisca un pensionamento mascherato e sia incompatibile con l’obiettivo di mantenere più a lungo le persone nel mercato del lavoro.
Nello stesso spirito rientra la revisione dei minijob. La commissione propone di cancellare l’esenzione dai contributi previdenziali per quasi tutti i lavoratori che svolgono queste attività, lasciandola soltanto agli studenti. L’intenzione è aumentare la base contributiva e ridurre il rischio di povertà nella terza età.
I MERCATI FINANZIARI ENTRANO NELLA PREVIDENZA PUBBLICA
Sul versante finanziario, la novità più significativa consiste nella creazione di una componente a capitalizzazione all’interno del sistema pubblico. Una quota iniziale pari allo 0,5 per cento dei contributi sarebbe investita sui mercati finanziari, con un aumento progressivo fino al 2 per cento. L’idea è creare nel tempo rendimenti aggiuntivi capaci di integrare le pensioni future.
Allo stesso tempo, la commissione propone di estendere l’obbligo contributivo anche a categorie finora escluse o disciplinate da regole autonome, come lavoratori autonomi, parlamentari, esponenti politici e membri dei consigli di amministrazione delle società per azioni. In una fase successiva, il principio potrebbe essere esteso anche ai funzionari pubblici.
Per chi percepisce assegni molto bassi e dipende dai sussidi di base, viene introdotta una franchigia. Una parte della pensione, compresa tra il 20 e il 30 per cento, non verrebbe conteggiata integralmente nel calcolo delle prestazioni sociali, consentendo ai beneficiari di conservare una quota maggiore del proprio reddito.
IL GOVERNO VUOLE ACCELERARE
Il confronto politico è appena iniziato e già emergono posizioni divergenti. Gli economisti giudicano favorevolmente l’impianto generale della riforma, ritenendolo necessario per preservare la sostenibilità dei conti.
I sindacati, invece, guardano con crescente preoccupazione al continuo slittamento dell’età pensionabile. Per il governo Merz la sfida sarà ora trasformare queste raccomandazioni in un progetto di legge prima della pausa estiva del Bundestag, trovando un equilibrio tra disciplina finanziaria e tenuta del patto sociale che ha accompagnato per decenni il modello tedesco.







