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riforma sanità

Come sarà il nuovo Servizio sanitario nazionale secondo il governo Meloni

Il ddl delega sulla sanità, approvato in Cdm, punta a modificare il Servizio sanitario nazionale entro la fine del 2026, con nuove tipologie di ospedali, valorizzazione dei medici e transizione digitale. Il tutto senza pesare ulteriormente sulle casse dello Stato. Tutti i dettagli

 

Via libera a un disegno di legge delega sulla sanità finalizzato alla riorganizzazione e al potenziamento dell’assistenza in Italia. Il provvedimento, approvato ieri nel corso del Consiglio dei ministri, punta a riscrivere l’assetto del Servizio sanitario nazionale (Ssn) attraverso l’adozione, entro il 31 dicembre 2026, di uno o più decreti legislativi che aggiorneranno la disciplina vigente.

L’obiettivo dichiarato è quello di “implementare il livello di tutela della salute in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione, nel rispetto dei principi di equità e continuità del percorso assistenziale”.

La riforma si muove lungo tre direttrici principali: l’integrazione tra ospedale e territorio, l’abbattimento delle liste d’attesa e la centralità della persona.

UNA NUOVA CLASSIFICAZIONE PER LE STRUTTURE OSPEDALIERE

Uno dei punti cardine della delega riguarda la revisione della mappa degli ospedali italiani, superando la classificazione del 2015. Accanto alle strutture di base, di primo e di secondo livello, vengono introdotte nuove categorie, tra cui gli ospedali di terzo livello, definiti dal ddl delega come “strutture ospedaliere di eccellenza a livello nazionale con bacino di utenza nazionale e sovranazionale”.

Questi centri saranno individuati in base a criteri quali la complessità della casistica trattata, l’attività di ricerca e la capacità di attrarre pazienti da altre regioni. Parallelamente, sono previsti gli “ospedali elettivi”, ovvero strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso, integrate funzionalmente con la rete dell’emergenza-urgenza.

INTEGRAZIONE TERRITORIALE E ASSISTENZA ALLE FRAGILITÀ

Il provvedimento mira a superare la frammentazione dei percorsi di cura potenziando il legame tra le strutture ospedaliere e i servizi territoriali. Una specifica attenzione è riservata alla gestione delle cronicità e della non autosufficienza. Il Governo, si legge nel testo, è delegato a “garantire un adeguato livello di qualità dell’assistenza a carattere sanitario per le persone non autosufficienti, con particolare riferimento alla residenzialità e semi-residenzialità”.

La riforma prevede inoltre l’aggiornamento degli standard per le cure palliative e la promozione della domiciliarità, includendo modelli organizzativi che facilitino l’accesso ai farmaci presso il domicilio del paziente.

BIOETICA, INTEGRAZIONE SOCIOSANITARIA E SALUTE MENTALE

La riforma prevede anche un approccio interdisciplinare che metta al centro la dignità del paziente attraverso l’umanizzazione dei percorsi di cura. In quest’ottica, il Governo è delegato a “valorizzare il ruolo della bioetica clinica nell’ambito delle aziende sanitarie territoriali e ospedaliere, attraverso l’introduzione e l’implementazione di modelli organizzativi basati sulla centralità della persona”.

Sul fronte dei servizi, il provvedimento mira a superare la frammentazione tra sociale e sanitario, puntando a “individuare criteri organizzativi omogenei di livello nazionale che assicurino in termini di effettività l’integrazione degli interventi socio-sanitari” tra il Ssn e le altre istituzioni competenti.

Un capitolo specifico riguarda infine il settore psichiatrico e delle fragilità sociali, con l’obiettivo di “definire e aggiornare la disciplina dei servizi relativi alle aree della salute mentale per adulti, della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, delle dipendenze patologiche e della salute in carcere”. Tali servizi dovranno essere pienamente integrati nel nuovo modello territoriale e distrettuale per garantirne la qualità e l’appropriatezza, pur nel rispetto dell’autonomia organizzativa regionale.

VALORIZZAZIONE DEI PROFESSIONISTI E TRANSIZIONE DIGITALE

La delega affronta poi il riassetto delle figure professionali chiave del sistema sanitario, con l’intento di “riordinare la disciplina dei medici di medicina generale (MMG) e dei pediatri di libera scelta anche al fine di valorizzarne il ruolo nell’ambito dell’assistenza territoriale”.

Sul fronte tecnologico, si punta alla piena interoperabilità dei sistemi informativi e alla sanità elettronica, assicurando l’integrazione con l’Ecosistema Dati Sanitari (EDS) per favorire programmi di sanità predittiva e personalizzata.

SOSTENIBILITÀ ECONOMICA E VINCOLI DI BILANCIO

L’attuazione della riforma dovrà avvenire nel rispetto di rigorosi criteri di equilibrio finanziario. Secondo le disposizioni previste, gli schemi dei decreti legislativi dovranno garantire la “neutralità finanziaria dei medesimi, ovvero dei nuovi o maggiori oneri da essi derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura”.

La clausola di salvaguardia specifica che dall’attuazione della delega non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, stabilendo che le amministrazioni competenti utilizzino le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente.

“Una clausola – osserva Quotidiano Sanità – che rende evidente come la portata reale della riforma dipenderà non solo dall’architettura normativa, ma anche dalle scelte di bilancio che accompagneranno l’attuazione della delega”. Senza dimenticare, aggiunge QS, che sono ancora fermi in Parlamento i disegni di legge delega su Testo unico della farmaceutica e Riordino Professioni sanitarie.

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