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Perché fra Regioni e governo ci sono tensioni sui fondi per la sanità

Regioni Sanità

Secondo le Regioni le risorse previste dalla legge di bilancio per il 2022 per finanziare il Servizio sanitario nazionale non sono “adeguate”. Ecco quanti fondi mancano, la lettera inviata al governo e le proposte per far fronte alla carenza di personale

 

Mancano 4 miliardi e più per la sanità. A stimarlo sono le Regioni, che ora pretendono risposte e interventi da parte del governo. La causa sarebbero le spese extra legate all’emergenza Covid, come i costi in più per personale, campagne vaccinali, reagenti e tamponi.

La situazione in cui versa la sanità italiana è stata descritta dagli assessori regionali alla Salute attraverso una lettera inviata da Raffaele Donini, assessore dell’Emilia-Romagna che coordina i colleghi nella Commissione Salute della conferenza delle Regioni e delle Province autonome, al presidente Massimiliano Fedriga e a Davide Caparini, coordinatore della Commissione Affari finanziari.

LA LETTERA

“Sapevamo che dopo due anni e mezzo di pandemia, con un dispendio enorme di risorse finanziarie e umane a carico delle Regioni ed almeno 15 anni di programmazione insufficiente e tagli da parte dello Stato, sul piano della dotazione organica del personale, avremmo affrontato criticità importanti”, scrive Donini.

Oltre all’emergenza legata alla mancanza di fondi e personale, vengono annoverate anche le “criticità” legate ai “maggiori costi energetici, inflattivi e contrattuali che graveranno considerevolmente sui bilanci sanitari”.

Le risorse previste dalla legge di bilancio per il 2022 per finanziare il Servizio sanitario nazionale (Ssn), secondo quanto riferito nella lettera, non sono “adeguate” a garantire “sostenibilità della programmazione sanitaria” per il proseguimento delle misure di gestione della pandemia e per i maggiori costi emergenti.

Per questo, secondo gli assessori, serve “un finanziamento aggiuntivo di almeno 4 miliardi” per quest’anno – 4,6 per la precisione. A cui si aggiunge la richiesta di sospendere piani di rientro e commissariamenti per i disavanzi del 2021.

Come ricorda Quotidiano Sanità, le Regioni hanno già messo di tasca loro 3,8 miliardi che erano destinati ad altre finalità. E in caso non si trovassero i fondi per quest’anno, l’invito è quello di pensare un intervento normativo finalizzato all’adozione di un piano di ammortamento in un periodo compreso tra i dieci e i venti esercizi successivi.

PER COSA SERVONO I 4,6 MILIARDI

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, gli oltre 4 miliardi chiesti dalle Regioni servirebbero a coprire “le spese per il personale impegnato negli ospedali e nella campagna vaccinale che pesa per circa il 30% e che proseguirà verosimilmente anche il prossimo autunno ma anche per un altro 50% per l’acquisto di servizi sanitari da medici, Usca (a esempio per fare vaccini e tamponi) e dalle strutture ambulatoriali private per recuperare le liste d’attesa e infine il restante 20% per l’acquisto di beni sanitari come reagenti, tamponi, mascherine, tute non arrivate in quantità sufficienti dal Governo”.

EMERGENZA PERSONALE SANITARIO

Nella missiva si sottolinea poi ancora una volta il principale problema riscontrato da ospedali e pronto soccorso (di cui Start aveva parlato qui): la mancanza di personale.

Regioni e Province autonome, infatti, si dicono “preoccupate per le criticità che riguardano il fabbisogno di personale, dipendente e convenzionato” del Ssn.

“L’indisponibilità di un numero adeguato di operatori sanitari, a partire dai medici e dagli infermieri rappresenta una criticità che richiede interventi immediati e che presuppone, in prospettiva, una vera e propria riforma del settore”, ha scritto Donini.

LE PROPOSTE

A tal proposito, Donini ha proposto di abolire il numero chiuso a Medicina, “o almeno si calibri una programmazione adeguata di formazione di nuovi medici”.

Inoltre, il coordinatore chiede che “si investa, come si è fatto negli ultimi due anni, sulle borse di specializzazione dei Medici di Famiglia e sulla riduzione dell’imbuto formativo dei giovani medici per la loro specializzazione. Noi sosterremo anche con nostre risorse finanziarie questo investimento”.

“Si finanzi progressivamente la rete assistenziale degli infermieri di famiglia, così come prevede il DM71 appena approvato dal Governo” e “si tolga il tetto del limite di assunzioni del personale dipendente”.

E, infine, conclude Donini, “si porti la Spesa per la Sanità rispetto al PIL al livello della media dei Paesi Europei. Noi siamo al 6,5% contro una media europea abbondantemente superiore. Solo nel 2020 l’abbiamo avvicinata. Sono scelte, noi confidiamo si scelga la salute dei cittadini”.

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