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3M e DuPont saranno travolti per i Pfas nei prodotti di uso comune?

Lo Stato di New York accusa 3M, DuPont e altre aziende di aver nascosto per decenni i rischi dei Pfas, mettendo in pericolo salute pubblica e ambiente, e chiede bonifiche, avvertenze ai consumatori e risarcimenti. Tutti i dettagli

 

Un’azione legale che punta al cuore di decenni di produzione industriale e di utilizzo di sostanze chimiche considerate persistenti nell’ambiente. La procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, ha citato in giudizio alcune delle maggiori aziende chimiche e manifatturiere statunitensi, accusandole di aver venduto prodotti contenenti Pfas pur conoscendone i possibili rischi per la salute e l’ambiente.

L’ACCUSA CONTRO 3M, DUPONT E ALTRE AZIENDE

La causa è stata presentata presso un tribunale statale di Albany e riguarda 3M, DuPont, Chemours, Corteva ed Eidp, società coinvolte nella produzione e commercializzazione di sostanze per- e polifluoroalchiliche, note come Pfas. Secondo l’accusa, le aziende avrebbero prodotto, promosso e venduto per decenni prodotti contenenti queste sostanze senza informare adeguatamente i consumatori sui rischi associati alla loro esposizione.

“Grandi aziende come 3M e DuPont hanno venduto consapevolmente prodotti tossici che hanno minacciato la salute dei cittadini di New York e inquinato il nostro ambiente per decenni. È arrivato il momento che paghino per i danni che hanno causato”, ha dichiarato James.

INDISTRUTTIBILI PFAS

I Pfas sono un gruppo di sostanze chimiche sviluppate a partire dagli anni ’40 e utilizzate per le loro proprietà idrorepellenti e oleorepellenti. Sono impiegati in numerosi prodotti di uso quotidiano, tra cui pentole antiaderenti, cosmetici, imballaggi alimentari, trattamenti per tessuti resistenti alle macchie, abbigliamento impermeabile e altri beni di consumo.

Sono definiti “forever chemicals”, ovvero “sostanze chimiche eterne”, perché difficilmente si degradano nell’ambiente e possono accumularsi negli organismi viventi. Secondo l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Epa), alcuni Pfas sono stati associati a un aumento del rischio di determinati tumori, disturbi metabolici, livelli elevati di colesterolo, problemi ormonali, complicazioni della gravidanza, riduzione della fertilità femminile e ritardi nello sviluppo nei bambini.

I PRODOTTI INCRIMINATI

Secondo quanto dettagliato nella denuncia dello Stato di New York, queste sostanze tossiche e persistenti sono state riscontrate in prodotti come i tappeti antimacchia Stainmaster, i trattamenti idrorepellenti Scotchgard e le celebri pentole antiaderenti Teflon.

La contaminazione riguarda però una lista ben più estesa di articoli quotidiani: dagli imballaggi alimentari – tra cui scatole della pizza, sacchetti per popcorn da microonde e involucri per fast-food – fino ai prodotti per la cura personale come cosmetici e shampoo. Anche settori insospettabili come l’abbigliamento per esterni, le vernici, i sigillanti per l’edilizia e i prodotti per la manutenzione dell’auto sono finiti sotto i riflettori per l’uso di questi composti chimici, che si liberano nell’ambiente domestico e nell’organismo umano durante il normale utilizzo, la pulizia o lo smaltimento.

LE AZIENDE SAPEVANO

Nella causa, lo Stato di New York sostiene che le aziende fossero consapevoli della persistenza e della potenziale tossicità dei Pfas già decenni fa, ma avrebbero nascosto queste informazioni al pubblico. Stando all’atto giudiziario, negli anni ’60, 3M aveva già riconosciuto internamente i rischi associati a queste sostanze e un rapporto del 1963 descriveva alcuni Pfas come “completamente resistenti agli attacchi biologici”. Entro il 1976, sempre secondo la causa, l’azienda aveva rilevato la presenza di Pfasnel sangue dei propri dipendenti e in campioni della popolazione generale.

Anche DuPont, per l’accusa, era a conoscenza della pericolosità di alcuni Pfas già dal 1961. La società avrebbe uguamente rilevato la presenza di queste sostanze nel sangue dei lavoratori e avrebbe stabilito che “l’esposizione continua non è tollerabile”, senza tuttavia rendere pubbliche tali informazioni. Nel 1981, inoltre, DuPont avrebbe monitorato segretamente 50 dipendenti esposte a un prodotto contenente Pfas: due delle sette lavoratrici in gravidanza coinvolte avrebbero avuto figli con difetti agli occhi e alle narici.

LE RICHIESTE DELLO STATO DI NEW YORK

La procuratrice generale chiede quindi che le aziende siano ritenute responsabili dei danni ambientali e sanitari collegati ai Pfas e che finanzino gli interventi di bonifica nello Stato. La causa mira inoltre a imporre avvertenze adeguate sui prodotti contenenti Pfas e a impedire pubblicità considerate fuorvianti.

L’azione legale richiede anche il pagamento di danni, la restituzione dei profitti ottenuti illegalmente e ulteriori sanzioni economiche. Secondo l’accusa, la commercializzazione di prodotti contenenti Pfas avrebbe violato le norme sulla tutela dei consumatori e il diritto dei cittadini a un ambiente con aria e acqua pulite.

LE PRECEDENTI CONTROVERSIE SUI PFAS

Le aziende coinvolte hanno già affrontato numerose cause legate alla contaminazione da Pfas. Nel 2023, 3M ha raggiunto un accordo da 10,3 miliardi di dollari, da versare in 13 anni, con città e comuni statunitensi che accusavano l’azienda di aver contaminato l’acqua potabile.

Come ricorda Reuters, due anni dopo, 3M ha inoltre accettato di pagare al New Jersey fino a 450 milioni di dollari in 25 anni per risolvere contestazioni sulla contaminazione delle risorse idriche. Chemours ha invece raggiunto il mese scorso un accordo da 450 milioni di dollari con il governo degli Stati Uniti per chiudere accuse relative all’inquinamento di corsi d’acqua in New Jersey, Carolina del Nord e Virginia Occidentale.

Mentre nel 2025 DuPont, Chemours e Corteva hanno accettato un accordo fino a 2 miliardi di dollari con il New Jersey per risolvere controversie ambientali legate ai Pfas.

NEW YORK VS TRUMP

La causa presentata da New York rappresenta la prima azione dello Stato riguardante i Pfas presenti nei prodotti di consumo. In precedenza, lo Stato aveva già avviato procedimenti contro alcune delle stesse aziende per i costi di bonifica legati ai Pfas contenuti nelle schiume antincendio.

L’iniziativa, inoltre, arriva dopo la decisione dell’amministrazione Trump di rivedere alcuni limiti sulla presenza di Pfas nell’acqua potabile introdotti nel 2024 dall’ex presidente Joe Biden.

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