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Come Trump gioca la partita sul petrolio

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La petro-diplomazia di Trump vista da Axios

La campagna per la rielezione del Presidente Donald Trump sembra non voler tralasciare nulla, il suo ruolo nel contrastare la pandemia da coronavirus, ma soprattutto quello di intermediario del nuovo patto globale per il taglio del petrolio, che ha visto nei giorni scorsi una girandola di colloqui diretti con i leader di Russia, Arabia Saudita e Messico.

TRUMP NE APPROFITTA PER FARE CAMPAGNA ELETTORALE

“La petro-diplomazia di Trump è importante”, sottolinea Axios in un commento “eppure è solo una delle tante forze che hanno spinto Arabia Saudita e Russia verso il rilancio della loro cooperazione nella gestione delle forniture petrolifere, dicono gli analisti”.

Il modo in cui si sta muovendo Trump sulla questione, è importante perché la squadra del presidente per la rielezione sta in un certo senso ‘propagandando’ il ruolo ‘politico’ che l’inquilino della Casa Bianca ha avuto nello sbloccare la situazione petrolifera mondiale. Tanto che lo stesso presidente ha ripetutamente propagandato via Twitter e durante i suoi briefing con la stampa il modo in cui ha portato avanti le trattative.

Il team della campagna elettorale ha poi fatto circolare nei giorni scorsi una nota, evidenzia Axios, con la quale venivano messi a paragone il ruolo internazionale di mediatore nella disputa petrolifera e i risultati importanti conseguiti da Trump per i lavoratori del settore energetico e la sua ‘protezione’ nei confronti di ‘milioni di lavoratori americani del petrolio e del gas’ messi al riparo ‘da ulteriori danni’.

L’ACCORDO OPEC+

Il riferimento è all’accordo raggiunto da Opec+ qualche giorno fa per una riduzione della produzione petrolifera di 9,7 milioni di barili al giorno per due mesi a partire da maggio, con tagli poi via via sempre più bassi che dovrebbero continuare fino all’aprile del 2022 (anche se saranno rivalutati lungo il percorso).

In questo senso, gli ulteriori tagli da parte di alcuni membri dell’Opec, combinati con i cali negli Stati Uniti e altrove dovuti alle forze di mercato, dovrebbero la portata dell’operazione e contribuire a rialzare i prezzi del petrolio. Ma, ammette Axios, “non c’è un riscontro preciso”.

ANALISTI DISCORDANTI: TRUMP HA SBLOCCATO UNA SITUAZIONE INGARBUGLIATA. ANZI NO

Per alcuni analisti, infatti, Trump avrebbe avuto il merito di sbloccare una situazione ingarbugliata ma per altri le cose si sarebbero instradate su un percorso simile anche senza l’intervento del presidente americano.

“Di tutti gli accordi di Trump fatti nella sua vita, questo è il più grande e il più complesso. Doveva essere non solo un mediatore di accordi, ma anche un mediatore di divorzio, dopo che la relazione tra i membri dell’Opec+ si era disunita sei settimane fa”, ha detto lo storico dell’energia Daniel Yergin su alcuni giornali americani. Tuttavia, le analisi di Yergin e di altri esperti evidenziano forze di mercato e geopolitiche più profonde, che vanno al di là del controllo di Trump, e che sono quelle che realmente hanno posto le basi per l’accordo finale.

“Molto di questo accordo è nato per fare di necessità virtù. Le scorte si stavano riempiendo. Non c’erano acquirenti per questa produzione”, ha detto il consulente energetico David Goldwyn durante una tavola rotonda virtuale ospitata ieri dal Consiglio Atlantico.

Al contrario, Helima Croft di RBC Capital Markets, parlando allo stesso evento, ha ammesso che l’intervento di Trump “ha cambiato la traiettoria” della crisi. Ma ha anche notato che i sauditi hanno voluto evitare la precedente rottura dell’Opec+ all’inizio di marzo, sottolineando che è stata la Russia ad aver ceduto su ulteriori tagli. Mentre i sauditi volevano comunque una grande riduzione, quindi erano disposti a tollerare qualsiasi impegno da parte degli Stati Uniti. “Credo che le stelle si siano allineate perché volevano quel taglio fin dall’inizio”, ha insomma chiosato la Croft.

E infatti, un altro panelist, l’esperto russo Anders Åslund, ha sottolineato i cambiamenti di potere interni in Russia che hanno contribuito a creare la scena, sostenendo che l’amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin avrebbe perso una certa influenza con il presidente russo Vladimir Putin: “È stato solo Sechin tra i dirigenti del settore petrolifero a volere questa guerra dei prezzi”.

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