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Quale sarà (forse) la risposta dell’Ue all’Ira di Biden

In risposta ai sussidi di Biden, Von der Leyen anticipa una modifica delle regole sugli aiuti di stato e un “finanziamento comune” per una politica industriale europea. Il ministro Urso è convinto a metà e spinge per un maggiore allineamento Ue-Usa. Tutti i dettagli

 

Domenica 4 dicembre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha detto che l’Unione europea deve modificare le sue regole sugli aiuti di stato per rispondere ai sussidi contenuti nell’Inflation Reduction Act, la legge anti-inflazione da 369 miliardi di dollari firmata dal presidente Joe Biden ad agosto.

L’INFLATION REDUCTION ACT, IN BREVE

L’Inflation Reduction Act stanzia incentivi corposi alla manifattura statunitense in alcuni comparti strategici per le transizioni ecologica e digitale, e viene pertanto percepita da Bruxelles come un pericolo per la competitività delle proprie aziende e come un rischio di deindustrializzazione nel Vecchio continente.

IL PIANO DI VON DER LEYEN

“L’Inflation Reduction Act”, ha detto von der Leyen, “dovrebbe farci riflettere su come migliorare le nostre norme sugli aiuti di stato e come adattarle a un nuovo contesto globale. La nuova politica industriale assertiva dei nostri concorrenti richiede una risposta strutturale”.

La presidente della Commissione ha anche proposto “nuovi e ulteriori finanziamenti a livello europeo” alle aziende che si occupano di tecnologie critiche, come quelle per le energie a zero emissioni. “Una politica industriale europea comune richiede un finanziamento europeo comune”, ha spiegato. “L’obiettivo della nostra politica industriale europea è che l’industria europea sia leader nella transizione pulita. Ciò significa, nel medio termine, rafforzare le risorse disponibili a livello europeo per la ricerca, l’innovazione e i progetti strategici”.

Nel concreto, von der Leyen vorrebbe procedere con un’espansione del RePowerEU, il piano dedicato ad accelerare il distacco energetico dalla Russia e la transizione alle fonti pulite, e con un programma di sussidi chiamato European Sovereignty Fund (lo aveva citato durante il suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione).

LA GERMANIA È SCETTICA

Non è però, il suo, un approccio troppo gradito ad alcuni stati membri dell’Unione e in particolare alla Germania, cauta sui sussidi comunitari e sull’emissione di nuovi fondi europei: preferirebbe piuttosto utilizzare quelli già contenuti nel NextGeneration EU, meglio noto come Recovery Fund.

IL PENSIERO DEL MINISTRO URSO

Intervistato stamattina a Omnibus, su LA7, il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha parlato della necessità di una “politica industriale europea” per rispondere sia alla Cina che agli Stati Uniti.

Tuttavia, secondo Urso una revisione delle norme sugli aiuti di stato rappresenta “una strada che potrebbe aggravare la questione europea, perché vi sono paesi come la Germania che hanno risorse importanti e significative per investire, e altri paesi come l’Italia […] che non hanno queste risorse nazionali da investire. Ci troveremmo come sul fronte energetico con una Germania che sussidia le imprese e quindi crea un vantaggio competitivo” rispetto a quelle italiane.

Più che procedere a livello nazionale, il ministro ritiene che “la risposta deve essere europea, come quella del PNRR” o con “un fondo sovrano europeo” (l’European Sovereignty Fund, appunto).

UNIRE – NON DIVIDERE – L’OCCIDENTE CONTRO LA CINA

Urso vuole uno “stato-stratega” sui settori critici, ma pensa che dare inizio a una guerra commerciale con gli Stati Uniti però “sarebbe sbagliato perché dividerebbe l’Occidente”.

Quello che il ministro intende dire è che, più che competere l’una contro l’altra sui sussidi, l’Europa e l’America dovrebbero unire le forze contro la Cina.

Proprio Pechino, del resto, è il vero bersaglio dell’Inflation Reduction Act: cercando di spostare la filiera dell’auto elettrica negli Stati Uniti e nel resto del Nordamerica, la legge rappresenta un tentativo dell’amministrazione Biden di disincentivare gli approvvigionamenti di materiali e componenti dalla Cina, la rivale economica e geopolitica di Washington che attualmente domina la supply chain delle batterie e dei metalli di base.

LE DIVISIONI INTERNE ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Ma la stessa Commissione europea è divisa sulla strada da seguire nei confronti di Washington.

Alcuni commissari, come quello per il Mercato interno Thierry Breton, vorrebbero che l’Unione introducesse un proprio piano di aiuti all’industria europea. Mentre altri di orientamento più liberista, come la commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager, preferirebbero invece evitare una corsa ai sussidi che potrebbe sfociare in una guerra commerciale con l’America, fatta di dazi reciproci.

Von der Leyen pensa che l’Unione europea debba dare una risposta all’Inflation Reduction Act, “lavorando con gli Stati Uniti per mitigare gli svantaggi competitivi”. Ad esempio, la legge prevede dei crediti d’imposta fino a 7500 dollari per le automobili elettriche assemblate in Nordamerica e contenenti batterie prodotte nella regione; non potendo accedere ai bonus, tutti gli altri veicoli potrebbero finire col perdere attrattività di fronte ai consumatori statunitensi.

CONVINCERE BIDEN

Più che una trade war, la Commissione preferirebbe convincere l’amministrazione Biden a modificare l’Inflation Reduction in modo da permettere anche alle aziende europee di accedere agli aiuti di stato americani.

Una prima e “inaspettata” vittoria – così l’ha definita POLITICO, uno dei più importanti giornali americani – l’ha ottenuta il presidente francese Emmanuel Macron durante la sua visita negli Stati Uniti, volta proprio a ottenere una revisione della legge anti-inflazione.

Nello specifico, l’obiettivo di Macron era ottenere da Washington delle esenzioni per le aziende europee simili a quelle concesse alle società canadesi e messicane. E Biden, su questo punto, ha dichiarato che “ci sono delle modifiche che possiamo apportare per rendere più facile la partecipazione dei paesi europei. Non ho mai avuto intenzione di escludere le persone che collaborano con noi. Non era questa l’intenzione. Siamo tornati in affari, l’Europa è tornata in affari. E continueremo a creare posti di lavoro nel settore manifatturiero in America, ma non a spese dell’Europa”.

LE PRECISAZIONI

Il presidente americano ha precisato di non dover chiedere scusa per una legge che considera fondamentale per il rinvigorimento della manifattura americana, ma ha riconosciuto che alcune sue parti vanno sistemate. Ha anche ricordato che l’Inflation Reduction Act prevede delle misure a favore dei paesi che hanno accordi di libero scambio con gli Stati Uniti (come il Messico e il Canada, mentre non esiste un trattato simile con l’Unione europea), e aggiunto che queste potrebbero venire estese anche agli “alleati” americani.

COSA CAMBIERÀ DAVVERO?

Non è chiaro, però, cosa cambierà nel concreto per le aziende europee. È anche possibile che durante la conferenza stampa Biden, per trasmettere al pubblico un’immagine di cordialità e unità tra gli alleati, abbia fatto più concessioni di quante potrà poi effettivamente garantire: modificare l’Inflation Reduction Act richiederebbe nuove e complicate trattative al Congresso.

Mancano inoltre i dettagli tecnici di quelle estensioni all’Europa delle esenzioni al momento riservate al Canada e al Messico, due paesi molto integrati nelle filiere statunitensi, e in particolare in quella automobilistica.

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