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Virus arma biologica?

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Il quotidiano Politico si chiede: e se qualcuno decidesse di usare scientemente il virus come micidiale arma biologica con il chiaro intento di mettere fuori gioco il nemico?

La portaerei Usa Theodore Roosevelt trasformata in micidiale focolaio del Covid-19 – con 840 marinai positivi, comandante incluso, su un equipaggio di 4.865, e l’imbarcazione costretta a sospendere bruscamente le attività e ad attivare le procedure di contenimento del contagio nel bel mezzo di una missione nel Pacifico – ha insinuato un sospetto micidiale nella comunità militare a stelle e strisce.

Il sospetto può essere compendiato in una semplice domanda che ha fatto da sfondo ad un breve approfondimento del quotidiano Politico: e se qualcuno, avendo appreso la lezione della portaerei, decidesse di usare scientemente il virus come micidiale arma biologica con il chiaro intento di mettere fuori gioco il nemico?

Se la comunità d’intelligence Usa, scrive Politico, ha già cominciato a fare l’elenco dei potenziali “bad actors” in grado di compiere una simile scelleratezza, il Pentagono si sta rapidamente adeguando pur nella consapevolezza, confidata al giornale da una fonte anonima del Dipartimento della Difesa, che lo scenario della weaponization del virus sia “ancora una preoccupazione minore”.

Certo è che c’è chi non prende la minaccia sotto gamba. “Un’arma biologica”, spiega ad esempio l’ex assistente Segretario alla Difesa per i programmi di difesa nucleare, chimica e biologica Anbdy Weber, “è qualcosa che non assomiglia affatto ad una munizione: è solo un patogeno”.

Un agente invisibile che ha il vantaggio di esistere in natura ma che difficilmente può essere maneggiato con perizia e in tutta sicurezza da gruppi minori. Un problema che invece potrebbe non sussistere nel caso di uno Stato-nazione dotato di un programma avanzato di armi biologiche – oltre che di scarsi scrupoli di tipo morale – in grado di intervenire sul virus per modificarlo ad hoc.

La minaccia intravista da Weber assume così la forma di innocue “bottigliette spray” con cui lanciare attacchi a sorpresa – e rimanere sostanzialmente ad assistere alle devastanti conseguenze, non esclusi i possibili effetti sulla propria stessa popolazione del cui destino gli attaccanti, nella loro follia, potrebbero del resto non curarsi.

Esperti di bioterrrorismo, a tal proposito, dubitano che ci siano governi a tal punto irresponsabili, ma hanno il dovere di segnalare – come ha fatto l’FBI il mese scorso inviando una nota a tutte le stazioni locali di polizia – che nel mondo non mancano formazioni e gruppetti estremisti non proprio con la testa sulle spalle.

Ha fatto molto scalpore, a tal proposito, l’informativa di polizia rivelata da ABC secondo la quale alcuni suprematisti bianchi in America si incoraggiavano a vicenda a diffondere il virus “tramite i propri fluidi corporali e le interazioni personali”, con l’intento di fare strage di ebrei e poliziotti.

Politico non ne fa il nome, ma un analista del  Council on Strategic Risks lancia un allarme ancora più inquietante: la possibilità che le conoscenze che si stanno man mano accumulando sul Covid-19 possano essere sfruttate da qualcuno per manipolare il virus e trasformarlo arma biologica. “In termini di bioterrrorismo”, osserva infatti l’analista”, il Covid-19 offre il vantaggio di essere “molto accessibile” grazie alla presenza di suoi campioni in innumerevoli laboratori in giro per il mondo.

Difficile, in tal senso, non ricordare la teoria circolata all’alba dell’emergenza – seppur presto screditata come una classica fake news – secondo cui il Covid-19 avesse il marchio di fabbrica di un laboratorio di Wuhan.

Per quanto priva di riscontri, l’ipotesi sembra destinata in ogni caso a scandire almeno nel futuro il lavoro di militari, analisti d’intelligence e funzionari della Difesa che, per dovere professionale, hanno il compito di contemplare ogni scenario.

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