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Vi svelo sintonie e doppi giochi di Erdogan e Putin. Parla Jean

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L’accordo fra Erdogan e Putin sulla Siria analizzato dal generale Carlo Jean, analista di geopolitica

Con grande sollievo dell’Europa – o grande vergogna, a seconda dei punti di vista – l’altro ieri Recep Tayyip Erdogan ha concordato con il nemico-alleato Vladimir Putin nelle stanze dorate del Cremlino una tregua in Siria.

In un Paese cioè dove tanto la Russia quanto la Turchia hanno riattizzato il fuoco di un conflitto che l’Europa stessa può tutt’al più – per i noti motivi – guardare con il binocolo subendone passivamente le conseguenze anche quando si manifestano sotto la forma devastante delle ondate di rifugiati che da quel conflitto, e dalla crudeltà dei suoi protagonisti, cercano di scappare.

Se questa è la situazione, le considerazioni da trarre non possono che essere amare come l’analisi che il generale Carlo Jean ha svolto per Start Magazine.

In questa intervista, l’autore di opere come “Geopolitica” e “Guerra, strategia e sicurezza” non può che mettere il proprio dito nella piaga di un continente come l’Europa che assiste da lontano e con le mani in mano a un inciucio tra due uomini senza scrupoli –  lo Zar e il Sultano – che coltivano in modo niente affatto recondito il comune intento di destabilizzare l’Ue con l’arma più terrificante di tutte – quella che ha il volto dei profughi che dalla settimana scorsa premono disperati al confine di terra turco-russo.

Nel mettere a nudo i veri obiettivi di Russia e Turchia in Siria, Jean analizza una realtà poco piacevole: quella dell’ennesima crisi che si consuma alle porte dell’Europa – e grazie ai buoni uffici di attori premurosi verso l’umanità proprio come lo furono Gengis Khan o Napoleone Bonaparte – senza che la creatura politica insignita non molto tempo fa del Nobel della Pace svolga il benché minimo ruolo.

Generale, alla fine Erdogan e Putin hanno trovato un accordo. A giudicare dai suoi termini, quale agenda ha prevalso?

Putin ed Erdogan hanno cercato di trovare un accordo temporaneo per conciliare due obiettivi diametralmente opposti: quello russo di sostenere il presidente siriano Bashar al-Assad che vuole completare la riconquista del suo Paese, e quello turco di mantenere una propria presenza militare in un territorio strategico come Idlib al fine di evitare che le forze curde vi si installino e da lì dilaghino poi fino al confine con la Turchia.

Al di là però di quella che viene da più parti definita la sua ossessione curda, Erdogan è accusato (anche in Italia) di sostenere gli jihadisti di Idlib.

È un’accusa francamente eccessiva. Erdogan sicuramente è sunnita proprio come gli jihadisti, mentre Putin dal canto suo sostiene Assad che, com’è noto, fa parte della setta sciita degli alawiti, nemici giurati dei sunniti. Al di là del contenere un’eventuale avanzata dei curdi al fine di proteggere i confini meridionali turchi, la strategia di Erdogan si impernia sulla necessità di evitare che l’Iran dilaghi in Siria, ossia in un Paese che Ankara considera un territorio fondamentale tanto per ragioni storiche quanto alla luce dei sogni neo-ottomani di Erdogan stesso.

A tal proposito, quali sono i sogni di Putin?

Putin sicuramente è contrario alla strategia neo-ottomana di Erdogan, ma al tempo stesso vuole mantenere buoni rapporti con la Turchia. Lo fa per un motivo molto semplice: la maggioranza dei musulmani russi, che ricordiamo compongono il 20% circa di tutta la popolazione, è non solo sunnita, ma fortemente anti-sciita, e dunque anti-iraniana. L’ultima cosa che il presidente russo vuole è pertanto assistere al dilagare della presenza iraniana in tutto il Medio Oriente.

Tuttavia, almeno nella prima fase del suo intervento militare in Siria, Putin si è coordinato proprio con l’Iran, al punto che Tehran era parte integrante, insieme a Mosca e Ankara, del gruppo a tre cosiddetto di Astana che si è più volte riunito al vertice per concordare una via d’uscita alla guerra civile.

L’accordo di Astana  è stato infatti sostituito dal successivo accordo raggiunto a Sochi (nel settembre 2018, ndr) dagli stessi Putin ed Erdogan. Un accordo che prevedeva, in particolare, che la Russia impedisse ad Assad la riconquista manu militari di Idlib. Il problema è che Assad – corroborato e ringalluzzito dal sostegno militare russo – punta proprio a quello, ossia a ricostituire quanto prima l’unità della nazione siriana. Putin si trova dunque alle prese con due obiettivi divergenti: mantenere da un lato ottimi rapporti con la Turchia, trasformandoli possibilmente in un’alleanza che induca Erdogan a far uscire il suo Paese dalla Nato, e conservare dall’altro il rapporto privilegiato con un uomo come Assad che garantisce alla Russia delle basi aeree e navali in una zona strategica come il Mediterraneo orientale.

In tutto questo bailamme, che cosa dire dei profughi? Chi è che sta scagliando queste bombe umane? Putin? Erdogan? Assad? Qualcun altro?

Sui profughi esiste una completa convergenza tra Putin ed Erdogan, ambedue interessati a generare un afflusso di massa lungo il corridoio noto come Rotta Balcanica al fine di mettere a dura prova la coesione dell’Europa. Coesione che la Russia non nasconde di puntare a disgregare, provocando quelle divisioni che le garantirebbero di allargare la propria influenza nel nostro continente. Si tenga conto che al vertice di Mosca avrebbero dovuto partecipare anche Angela Merkel e Emmanuel Macron, che però sia Putin che Erdogan non hanno voluto tra i piedi proprio per evitare che il tema dei profughi divenisse prioritario: quegli stessi profughi cioè che tanto per Putin quanto per Erdogan rappresentano un asset da utilizzare per sfiancarci.

A proposito di Europa, mi tocca purtroppo chiederle, in conclusione, un giudizio sul suo comportamento in queste difficili circostanze.

Quello che l’Europa farà anche questa volta è allungare degli aiuti finanziari alla Grecia in maniera che possa sigillare il confine con la Turchia. Non sa e non può fare altro, d’altronde. Già ha i suoi problemi con il bilancio comunitario, per non parlare dell’emergenza Coronavirus. Non è assolutamente attrezzata per fornire una risposta militare all’emergenza in Siria che sarebbe ovviamente l’unica in grado di risolvere la situazione. Questo è un noto punto debole dell’Europa che Erdogan sfrutta astutamente, maneggiando spregiudicatamente l’arma dei profughi, per ottenere determinati vantaggi. Lui, in particolare, mira rintuzzare la nostra ferma opposizione ad una presenza turca in territorio siriano. Presenza che Erdogan vorrebbe estendere sino ai pozzi petroliferi che sorgono lungo la valle dell’Eufrate.

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